Marino: “Non mi toccano” arrivala sponda Vaticana

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Da chirurgo ho fatto interventi che duravano quattordici ore. Figuriamoci se sono uno che si agita per il pressing di qualche giorno”. Se Matteo Renzi pensava di sfidare Ignazio Marino sul terreno dell’equilibrio emotivo, ha sbagliato soggetto. Perché al di là del bagaglio di self control acquisito nella sua prima vita, al sindaco di Roma – amici e nemici – riconoscono una dote utilissima di questi tempi: la freddezza. Che poi la si voglia coniugare con differenti accezioni – arroganza, ingenuità, tenacia – questa capacità di essere imperturbabile sta salvando Marino dal ciclone di Mafia Capitale e costringendo Renzi a rassegnarsi alla battaglia persa.

BASTAVA SENTIRLO, martedì sera, nei saloni delle Scuderie di palazzo Ruspoli. Si festeggiava il secondo anniversario del pontificato di Papa Francesco e Ignazio Marino si sentiva a casa. Con Jorge Mario Bergoglio, infatti, è scattato il feeling tra marziani. In più di una occasione, allo staff del Campidoglio, è capitato di rispondere al cellulare del sindaco e di ritrovarsi dall’altra parte il Pontefice, già noto per la sua allergia al cerimoniale. Così, nel clima di festa familiare, l’altra sera Marino si è lasciato andare ai confronti -infausti per Palazzo Chigi – tra gli impegnativi trapianti americani e le miserevoli beghe della politica romana. “Mi vogliono mandare in vacanza? Nessun problema – ha spiegato il sindaco – Io una professione ce l’ho e non ho nemmeno bisogno dei soldi”. E ancora, a proposito della freddezza: “Ho tenuto nelle mani il cuore delle persone, non mi spavento se guardo Porta a Porta”. È lì che Matteo Renzi lo ha pubblicamente sfiduciato, improvvisando anche un piccolo sondaggio (fuori onda) tra il pubblico del programma di Bruno Vespa. Una linea in piena contraddizione con quanto sostenuto da Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito a Roma, che ieri ha ribadito: il sindaco non si tocca. Dicevamo che c’è poco da toccare. Marino sfugge a qualsiasi polemica. Da due giorni a qualunque giornalista gli si avvicini ripete un ritornello. “Sto lavorando, come voi. Buona giornata e buon lavoro”. Chi non lo ama, dice che ormai il sindaco si sente “a metà tra Madre Teresa di Calcutta e Rudolph Giuliani”. Ovvero, un ircocervo, un po’ missionario un po’ sceriffo: tutto fuorché disponibile al passo indietro.

La sintonia con il Vaticano non è un dettaglio di colore nella città che si appresta a ospitare il Giubileo. Marino siede ormai da qualche mese al tavolo con monsignor Fisichella, delegato pontificio per l’Anno Santo. Anche il rapporto con il cardinale Vallini si è saldato, nel momento in cui il capo della diocesi di Roma, come Marino con Buzzi, ha dovuto prendere le distanze dai titolari delle cooperative legate all’Arciconfra-ternita del Ss. Sacramento e S.

Trifone, finiti nell’inchiesta sul Mondo di mezzo. Tutti, adesso, sono uniti nella lotta: quella per ottenere finalmente i fondi per il Giubileo che il governo deve sbloccare per aprire i cantieri nella Capitale. E né in Campidoglio, né tantomeno in Vaticano, le minacce di un commissariamento da parte del prefetto Gabrielli fanno particolarmente paura: “Magari ci fosse -è il commento – almeno potremmo dividere le responsabilità di una gestione dei lavori che andrà fatta di fretta e con la massima trasparenza”.

Difficile perciò che gli avvertimenti di Renzi possano portare a qualcosa: si è vociferato dell’ipotesi di un documento di sfiducia firmato dai consiglieri di maggioranza, ma è evidente che nessuno ha interesse a interrompere la legislatura anzitempo (e poi, quello dell’aula Giulio Cesare, è il Pd che voleva mettere come vicesindaco Mirko Coratti, arrestato per gli affari di Buzzi&Carminati). Così come non sembrano trovare terreno fertile le pressioni (interne ed esterne) affinché Sel tolga l’appoggio al sindaco. Come d’altro canto, ci sarebbero rassicurazioni – a cominciare da quelle dell’assessore alla Legalità, il magistrato Alfonso Sabella – sul fatto che l’ipotesi dello scioglimento del Comune per mafia abbia qualche fondamento. “FUFFA”, liquidano tutto così in Campidoglio. La parola d’ordine è “lavorare, lavorare, lavorare”, perché l’unica cosa che ha punto nel vivo, del discorso di Renzi, è l’affondo sull’incapacità dell’amministrazione capitolina. Già oggi, il sindaco, illustrerà alla stampa un dossier su Ama, la municipalizzata che si occupa dei rifiuti, con cui Marino rivendicherà la battaglia combattuta contro Manlio Cerroni, il “re della monnezza”. Lui va avanti. In Campidoglio lo osservano perplessi. “Sembra ignifugo”.

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