Marino non molla la poltrona Ma il prefetto lo può cacciare

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Adesso Ignazio Marino trema. A perseguitarlo è lo spettro dello scioglimento del Comune di Roma per infiltrazioni maliose. La seconda tranche dell’inchiesta Mondo di mezzo su Mafia Capitale, infatti, arriva a dieci giorni dalla consegna al prefetto di Roma, Franco Gabrielli, della relazione della Commissione di accesso agli atti nominata a dicembre dal suo predecessore, Giuseppe Pecoraro, dopo la prima ondata di arresti. I tre commissari incaricati di accertare l’esistenza dei presuppostiperla fine anticipata della consiliatura – i«collega-menti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori» e le «forme di condizionamento» esercitate nei confronti «degli organi elettivi ed amministrativi» – avranno ulteriori elementi da mettere a disposizione del prefetto, che a sua volta entro il 30 luglio dovrà decidere se proporre o meno al governo lo scioglimento del consiglio comunale.

Marino, incassato il sostegno del Pd, prova a resistere. Il sindaco di Roma alle dimissioni, chieste dalle opposizioni, non ci pensa nemmeno. «La linea amministrativa portata avantiin questi due anni dimostra che stiamo cambiando tutto», fa muro prima di entrare nella sede del Pd dalla quale uscirà, almeno per ora, blindato dal partito. La linea è la stessa di dicembre: «Se verranno individuate colpe e puniti i colpevoli, sarà positivo. Il Pd è il popolo delle persone perbene». E ancora, in serata: «Quello che è avvenuto con l’amministrazione Alemanno, con le nuove regole che noi abbiamo voluto, non può più capitare. Capisco la rabbia dei cittadini romani, sono più arrabbiato di loro». Le persone come Salvatore Buzzi, presidente della Cooperativa 29 giugno, considerato il braccio finanziario di Mafia Capitale, «devono stare in carcere». L’ultima parola spetterà al prefetto. Gabrielli, prima ancora che fossero noti gli ulteriori sviluppi dell’inchiesta, aveva annunciato l’intenzione di prendersi fino all’ultimo giorno utile per leggere le carte della commissione di accesso: «Avrò tempo fino al 30 luglio. Passerò un luglio di grande riflessione». Poi la palla passerà al ministro dell’Interno. Angelino Alfano, da sempre cauto sull’ipotesi dello scioglimento del consiglio comunale di Roma, avrà a sua volta tre mesi di tempo dal momento della trasmissione delle conclusioni di Gabrielli per proporre o meno lo scioglimento dell’assemblea capitolina al consiglio dei ministri. In caso positivo, al massimo a fine ottobre il presidente della Repubblica, Sergio Matta-rella, potrebbe firmare il decreto che darebbe il via al commissariamento della Capitale, che durerebbe almeno un anno.

Le opposizioni chiedono a Marino di dimettersi per evitare l’onta del commissariamento della Capitale alle vigilia del Giubileo e in piena gara per l’assegnazione dell’Olimpiade del 2024. «Che cos’altro deve accadere perché Marino se ne vada e si torni alle urne?», attacca Matteo Salvini, leader della Lega. «#MarinoDimettiti per amore di Roma e rispetto dei cittadini», scrive suTwitterBeppe Grillo.

Forza Italia, su decisione della senatrice Mariarosaria Rossi, ha convocato una riunione nella sede di piazza San Lorenzo cui hanno preso parte Renato Brunetta, Maurizio Gasparri, Deborah Bergamini e, in collegamento, Paolo Romani e Giovanni Toti. Al termine i due capigruppo di Camera e Senato, Brunetta e Romani, recapitano l’avviso di sfratto a Marino: «L’amministrazione di Roma, in cui emergono infiltrazioni criminali e collusioni anche dell’attuale gestione, non può andare avanti». Il centrodestra è compatto. «Con la giunta Marino i soldi alla cooperativa di Buzzi sono aumentati. Marino abbia la decenza di evitare alla Capitale la vergogna di essere commissariata per mafia: si dimetta», intima Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che sporgerà querela contro il sindaco per le sue accuse a Fdi. L’opposizione denuncia come in caso di decadenza dei consiglieri finiti in manette, in consiglio comunale entrerebbe, per il Pd, Liliana Mannocchi, fedelissima di Marco Di Stefano, l’autosospeso deputato (sempre del Pd) al centro di un’inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio. In serata si manifestano le prime crepe anche nel Pd. L’affondo è della deputata romana Ileana Argentin: «Sono molto amica di Marino, però ritengo che forse un passo indietro lo dovrebbe fare». E qualcuno rispolvera le conclusioni dell’indagine-inchiesta dell’ex ministro Fabrizio Barca sul Pd romano, definito «a trattipericoloso e malato di clientele, da 200 tessere in due ore».

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