Marino perde un altro pezzo, lascia il vice

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 Due lettere per Ignazio Marino: in una ci sono le di­missioni del suo vice, nell’altra minacce e un bossolo con «mittenti» così è scritto sul­la busta Buzzi e Carminati, i due principali indagati di Ma­fia Capitale. Due lettere, nean­che una buona notizia.In attesa di conoscere la de­cisione del ministro Angelino Alfano sull’eventuale sciogli­mento del Comune  il prefet­to Franco Gabrielli nella sua re­lazione ha espresso parere con­trario Roma fa i conti con l’addio di Luigi Nieri, Sel: con­siderando anche le dimissioni del renziano Guido Improta, Nieri è il settimo a uscire dalla giunta in due anni. C’è altro, forse: la lettera di dimissioni è così zuccherosa che, forse, qualcosa non torna.

Certo l’or­mai ex vicesindaco di Roma ac­cusa «giornali e poteri forti del­la città»: e difende, con toni ac­corati, sia il sindaco sia il suo partito. E però ed è questo che forse aiuta a comprendere meglio l’accaduto  nella «fa­se due» prevista per uscire dal­la devastazione (politica) la­sciata da Mafia Capitale, Sel al di là delle dichiarazioni ufficia­li non pare aver fatto le barrica­te per difendere la postazione di Nieri. E così pure il sindaco, il quale nei giorni scorsi sem­brava aver accettato l’idea di un vice targato Pd, in un rimpasto considerato «necessario» dal presidente del Consiglio Mat­teo Renzi. Lo stesso Nieri, natu­ralmente, nega questa lettura: «La mia è una decisione perso­nale, non improvvisa e non dettata da ragioni oscure, né da nauseanti ragionamenti politi- cisti». La giunta, tutta, lo saluta con affetto: Matteo Orfini, che è commissario del Partito de­mocratico di Roma, parla di «stima e riconoscenza» e pre­cisa che «avrebbe potuto conti­nuare, ma rispettiamo la sua scelta»; per Nichi Vendola (Sel) Nieri paga una «campagna in­degna» e Massimiliano Smeri­glio (Sel) si dice «molto colpi­to». Le opposizioni attaccano, chiedono di andare al voto: per il senatore Ncd Andrea Augello «Marino perde i pezzi»; per Al­fio Marchini quello di Nieri «è un atto di dignità, Marino prenda esempio»; per Mauri­zio Gasparri «adesso lo sciogli­mento è inevitabile».

Se il clima creato dalla lette­ra di Nieri è questo, l’altra busta indirizzata al sindaco può con­siderarsi, garantisce il magi­strato e ora assessore Alfonso Sabella, «inquietante»: Marino è sotto scorta dal 25 giugno, e siamo al terzo tentativo d’inti­midazione. «Il proiettile rinve­ nuto  spiega Sabella  è un calibro 38 Special, di quelli normalmente usati dalla crimi­nalità organizzata. Guai a sotto­valutare l’ennesima minaccia nel clima avvelenato che si re­spira a Roma».

Brutto clima, dunque. Anche politicamente. Si attende il rimpasto, anche se in attesa di capire chi entrerà nella nuova squadra del Campidoglio è chiaro chi ne esce. Nieri tirato in ballo dall’inchiesta Mafia Ca­pitale  non è indagato  e dalla relazione di quei prefetti (per i quali «tra Buzzi e Nieri c’era un rapporto fiduciario») inviati in Campidoglio dal predecessore di Gabrielli, l’ormai ex prefetto Giuseppe Pecoraro. Nieri dice che «tutto accade per tentare di destabilizzare l’am­ministrazione, nel tentativo di renderla più fragile». Ma non è forse anche questo l’effetto prodotto dalle sue dimissioni mentre il Campidoglio è in at­tesa della decisione di Alfano? «Me ne vado per il bene di Ro­ma», dice, perché si sente «il bersaglio perenne di attacchi». È la stessa versione del sindaco, il quale la scorsa settimana ave­va accolto le dimissioni dell’ex capo segreteria Mattia Stella, anche lui non indagato ma ci­tato da Gabrielli nella relazione sempre a causa dei rapporticon Buzzi, e di Liborio Iudicello, il segretario generale del Campidoglio nominato da Ale­manno. Marino parla di «attac­chi violenti», di «polemiche ar­tificiose». Non chiude la porta a un ripensamento: «Parlere­mo nelle prossime ore».

Ma è evidente che si tratti di un ad­dio. Il settimo: prima di Nieri, tra cacciati e dimissionari, ave­vano guadagnato l’uscita dalla giunta Luca Pancalli, Daniela Morgante, Flavia Barca, Rita Cutini, Daniele Ozzimo (finito agli arresti nell’inchiesta) e, più recentemente, Guido Improta. Si dice che sia pronta al passo d’addio anche la lady dei conti, Silvia Scozzese. Si vedrà. Per­ché le certezze, adesso, sono davvero poche: la principale è che se Alfano seguirà la relazio­ne di Gabrielli, in Campidoglio partirà la «fase due». Con un rimpasto, dopo l’uscita di Nie- ri, perfino più semplice.

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