Maroni verso il processo per la “fidanzata ” in Expo

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Una “relazione sentimentale” val bene qualche pressione “indebita”. L’obiettivo è favorire. L’abuso di potere è solo un particolare da liquidare in fretta. Non per la Procura di Milano che seguendo questo copione da poco meno di un anno sta indagando sul presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.

Indagato dal luglio 2014 con l’accusa di essersi adoperato per l’assunzione di due sue favorite in una società partecipata dalla Regione e in Expo spa. Da ieri l’inchiesta, coordinata dal pm Eugenio Fusco, ha preso la via veloce del processo. La Procura, infatti, ha depositato l’avviso di chiusura indagine che vede Maroni iscritto per due capi d’imputazione: il primo è regolato dall’articolo 319 quater comma 1, ovvero induzione indebita a promettere utilità. Il secondo (335 bis) è la turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. In particolare, la prima ipotesi di reato è ricompresa nella legge Severino che disciplina la sospensione e la decadenza dalle cariche pubbliche. Nel caso di una condanna di primo grado il governatore potrebbe dover lasciare la poltrona.

IN ATTESA del processo e del suo esito, il documento depositato ieri assieme agli atti dell’inchiesta racconta bene l’intera vicenda giudiziaria nata nel luglio scorso da un troncone dell’inchiesta su Finmeccania, condotta sempre da Fusco. Al centro dei primi accertamenti finiscono i contratti di Mara Carluccio e di Maria Grazia Paturzo.

È con quest’ultima che, secondo la Procura, Maroni intrattiene una “relazione sentimentale”. È lei, sostiene la Procura, che non potendo essere assunta in Regione visti i rigidi controlli della Corte dei conti viene presa come manager con contratto a tempo determinato (5 mila euro mensili) nella società di Expo. Secondo la ricostruzione della Procura, Maroni, assieme al suo capo della segreteria Giacomo Ciriello, fece pressioni sul dg di Expo Cristian Malangone per pagare alla Paturzo le utilità (6 mila euro) di spese di viaggio e hotel di lusso nella trasferta del 2 giugno 2014 a Tokyo.

Trasferta organizzata in occasione della festa della Repubblica per promuovere Expo. Sul viaggio in Giappone, poi, pesano alcuni sms, riportati nel documentato depositato ieri. Uno in particolare, quello del 27 maggio 2014, inviato da Ciriello a Malangone. Si legge: “Christian, il Pres. ci tiene acchè la delegazione per Tokyo comprenda anche la società Expo attraverso la dottoressa Paturzo e voleva” che anche lei “viaggiasse”. In business class e in albergo di lusso. Già nell’estate scorsa sotto la lente della Procura erano finite diverse trasferte estere per sponsorizzare Expo. “Viaggi in stile prima Repubblica”, si disse, in particolare per quello a Tokyo. Per la vicenda giapponese è indagato anche Malangone (come indotto) e di conseguenza la società Expo in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti in relazione ai reati commessi dai dipendenti.

ALL’EPOCA davanti a una tale richiesta l’ad di Expo Giuseppe Sala si oppose in modo fermo. Per questo, sostiene la Procura, Malangone sarebbe intervenuto sui vertici Expo per evitare che la contrarietà dell’amministratore delegato “compromettesse” il rapporto tra quest’ultimo e Maroni e tra la società e la Regione. Alla fine la Paturzo non salì sull’aereo. Rinunciò anche Maroni che mandò il suo vice Mario Mantovani.

L’altro capo d’imputazione a carico del governatore è legato all’assunzione di Mara Carluccio in Eupolis (compenso annuo 29.500 euro) la società di ricerche della Regione Lombardia. Il tramite fu il dg della società Alberto Brugnoli che ha già patteggiato 8 mesi. Per il caso Carluccio risulta indagato anche il segretario generale della Regione Andrea Gibelli nonché neo-presidente di Ferrovie Nord dopo le dimissioni di Norberto Achille, travolto dallo scandalo “spese pazze”. E qui la storia si complica. Il leghista Gibelli, infatti, come presidente di Ferrovie Nord a breve dovrà valutare le consulenze date all’avvocato Domenico Aiello, il quale, oltre a essere nel cda di Expo (società che per il pm ha assunto la Paturzo su pressioni di Maroni) è anche l’avvocato del presidente lombardo.

Ieri Maroni ha commentato così la notizia: “Dopo un anno si chiudono le indagini. Se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno, poveri noi. Detto questo sono tranquillissimo. Io non ho mai fatto pressione per nessuno. Ho solo la colpa di avere fatto risparmiare Regione Lombardia annullando un viaggio a Tokyo, mandando il presidente Mantovani che, invece che con sei, ha viaggiato con quattro persone”.

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