Martina Levato, Alexander Boettcher e Andrea Magnani: Ecco come è stata sgominata la banda dell’acido

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E’ stata un’indagine complicata perché Iè partita alla fine di questi episodi criminali. Solo dopo abbiamo scoperto che quella era la prima pagina di un’attività investigativa da scrivere a ritroso». A parlare èMaria Josè Falcicchia, dirigente dell’ufficio di Prevenzione Generale della Polizia di Milano che ha coordinato le indagini su Martina Levato, Alexander Boettcher e Andrea Magnani La svolta, il 28 dicembre scorso, la notte dell’agguato a Pietro

Barbini, sfigurato con l’acido in via Carcano. Finirono in manette nell’arco di poche ore Alexander e Martina, mentre per qualche settimanasfuggìall’arresto il terzo complice, Andrea.

«Siamo tornati indietro fino alla primavera del 2014 – continua Falcicchia -.Un’indagine dove non vi sono state intercettazioni telefoniche, abbiamo lavorato esclusivamente su una ricostruzione dei fatti, sulla presenza dei personaggi sulle scene del crimine, e una collocazione temporale grazie ai tabulati telefonici. Abbiamo dovuto mettere insieme degli elementi che sembravano apparentemente irrilevanti e che invece hanno permesso di ricostruire un quadro probatorio complessivo fondato, convergente e univoco».

Un quadro che ha poi portato il Giudice per le Indagini Preliminari a contestare ai tre complici,giàin carceree sotto processo per l’agguato a Barbini, la partecipazione ad altri due episodi analoghi; il 2 novembre 2014 l’aggressione aStefano Savi, sfigurato per scambio di persona. Pensavano infatti fosseGiuliano Carparelli, che viene a sua volta aggredito il 15 novembre ma riescefortunosamente a sfuggire al getto di addo.

Assalti che rappresentavano un rituale di purificazione nel quale gli ex partner di Martina eranopuniti proprio con la cancellazione del volto tramite il micidiale liquido mortale. Un rituale macabro che aveva avuto il suo primo antefatto nella tentata evirazione di Antonio Margarita il 13 maggio 2014. Anche questo agguato è stato contestatodal giudice ma alla sola Levato. Il lavoro della polizianon ha solo ricostruito i singoli episodi e la partecipazione deimembridel gruppo, ma ha permesso ai magistrati di arrivare a contestare ai tre ragazziun’accusa ancor più grave e pesante: l’associazione per delinquere.

«Abbiamo dimostrato che vi era un’organizzazione dietro questi fatti, apparentemente scollegati uno dall’altro-sottolinea Falcicchia -. In realtà il gruppo aveva un’unica mente ideatrice, e i protagonisti, sia pur con ruoli differenti, erano sempre gli stessi. Hanno agito ininterrottamente in un periodo temporale ampio. Sono partiti con accorgimenti basici. Poi l’organizzazione, a mano a mano che trascorreva il tempo, sièraffinata.

Cosici siamo trovati di fronte delle persone che utilizzavano dei travestimenti, erano molto accorti nell’uso delle linee telefoniche, ad esempio le chiamate tranello sono state fatte da internet pointperchénon lasciano tracciae se non si lascia il proprio documento, nemmeno si viene registrati. Il travisamento riguardava anche l’aspetto esteriore fisico: non solo il colore dei capelli ma una modifica complessiva dell’aspetto. Indossavano più vestiti per risultarepiùrobusti, magari più alti. Avevano una base logistica da cui partire e dove tornare».

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