Massimo Giuseppe Bossetti, spiava anche un’altra Gambirasio

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Bossetti non mi piaceva, ma non avrei mai immaginato che finisse in carcere con laccusa di essere uno spietato assassino. Ora scopro che nello stesso periodo in cui avrebbe ucciso Yara, quell’uomo spiava il profilo Facebook di mia figlia flaria, che all’epoca aveva 14 anni, solo uno in più della povera ginnasta di Brembate. E un fatto a dir poco inquietante, che getta un’ulteriore ombra su quella persona di cui, sinceramente, io non mi sono mai fidato. Oggi posso dire che l’abbiamo scampata per un pelo, perché è legittimo pensare che mia figlia avrebbe potuto fare la stessa fine della povera Yara”.bossetti-6404

Chi parla, è Walter Gambirasio, un vicino di casa di Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, il presunto killer di Yara Gambirasio, 13 anni, la ginnasta di Brembate Sopra, in provincia di Bergamo, adescata fuori dalla palestra del suo paese e uccisa in un campo il 26 novembre del 2010. Perché abbiamo intervistato Walter Gambirasio che, lo diciamo subito, non ha alcun legame di parentela con la povera Yara? Lo abbiamo intervistato perché tra le carte dell’inchiesta è emerso che, all’epoca dell’orribile delitto, Bossetti era solito spiare la giovanissima figlia dei suoi vicini di casa, che aveva quasi la stessa età di Yara. Ma prima di dare voce a Walter Gambirasio, vediamo cosa hanno scritto i giudici su questa clamorosa vicenda. Si legge negli atti: «Nel contesto dei primi accertamenti è emerso che Bossetti possedeva un profilo Facebook a suo nome. Per tale motivo è stato richiesto un decreto di perquisizione dell’ac-count. L’analisi del materiale individuato all’interno del profilo non ha fatto emergere elementi utili alle indagini, ma nel corso del lavoro sono stati individuati alcuni profili Facebook oggetto di navigazione da parte del nucleo familiare di Bossetti. È di interesse evidenziare che alcuni di questi profili sono riconducibili a ragazze tuttora residenti a Mapello, frequentanti il locale centro sportivo e, all’epoca dei fatti, 14enni».

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