Matrimoni gay, il Tar boccia Alfano e Pecoraro

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L’ annullamento delle trascrizioni di I nozze gay celebrate all’estero può arrivare solo dal Tribunale civile. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di alcune coppie contro l’annullamento  disposto dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro su indicazione di una circolare del ministero dell’Interno presieduto da Angelino Alfano – della trascrizione della loro unione contratta all’estero nel registro delle Unioni Civili del Comune di Roma.

A rivolgersi al Tar, con tre distinti ricorsi amministrativi, erano state due coppie e lo stesso Comune di Roma, e la sentenza conferma che anche se non possono essere trascritti restano validi. Il 18 ottobre con una cerimonia pubblica in Campidoglio il sindaco Ignazio Marino aveva trascritto 16 matrimoni di coppie omosessuali. Una decisione che accese lo scontro tra prefetto e primo cittadino, infatti il 31 ottobre Giuseppe Pecoraro annullò le 16 trascrizioni – eseguite dallo stesso Ignazio Marino sul registro dello stato civile dell’anagrafe di Roma come disposto da una circolare del 7 ottobre 2014 con cui Angelino Alfano sollecitava i prefetti a invitare i sindaci a “cancellare le trascrizioni”. o-MATRIMONIO-GAY-facebook

Dopo Roma, anche i colleghi di Bologna e Milano avevano seguito l’esempio. In Lombardia Francesco Paolo Tronca aveva nominato un commissario ad hoc per cancellare le trascrizioni che erano state fatte dal sindaco Giuliano Pisapia, su cui era stata aperta (e poi subito archiviata) un’inchiesta dalla Procura di Milano, senza che il primo cittadino sia mai stato indagato. Con una nota, il presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Andrea Maccarrone, fa sapere: “Il Tar del Lazio ribadisce quanto poteva dire già uno studente al primo anno di giurisprudenza. Cioè che il potere esecutivo non ha competenza per intervenire d’autorità sullo stato civile delle persone”. Punta il dito contro il ministro Alfano e il prefetto Pecoraro: “Chiediamo che si dimettano immediatamente prendendo atto di questa sentenza che li boccia su tutti i fronti. L’intervento del governo è un abuso, anzi un sopruso ai danni di decine di cittadine e cittadini. Un fatto gravissimo e senza precedenti, degno di un regime autoritario”. E insiste: “Il prefetto di Roma non avrebbe dovuto obbedire a un ordine palesemente illegale rendendosi complice di una grave ingiustizia”.

L’effetto della decisione è che i matrimoni resteranno trascritti nel Registro dello stato civile del Comune di Roma. Tutto questo, fino a quando qualcuno eventualmente chiederà al giudice civile di pronunciarsi: la legge sullo stato civile stabilisce infatti che l’unico a poterlo fare è il Procuratore della Repubblica. Il Tar ha specificato nella sentenza che l’attuale disciplina nazionale non consente di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma che l’annullamento possa essere stabilito solo dal giudice. Una prima vittoria per le coppie ricorrenti, adesso la palla passa al governo che dovrà intervenire per colmare il vuoto normativo. La vicenda dunque non può dirsi conclusa, ma le trascrizioni restano. Ignazio Marino si è detto soddisfatto: “Avevo sempre affermato che sulla base delle normative nazionali e comunitarie fosse un dovere del sindaco trascrivere un documento di un’unione avvenuta all’estero di due cittadini di Roma. Per me -ha proseguito il sindaco non è assolutamente una sorpresa, non credo ci sia stato mai un momento in cui ho mostrato un minimo dubbio sul mio operato”.

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