Mediaset all’attacco di Sky, Berlusconi Jr si gioca tutto

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Adesso lo potete chiamare soltanto Pier. Pier Berlusconi, non più Pier Silvio. Perché forse, adesso, Pier Silvio fa l’imprenditore che provoca il futuro e non il rampollo che custodisce il passato di papà Silvio. Perché adesso, e il forse va eliminato, il Biscione investe davvero su Premium, la televisione a pagamento generata per arginare la multinazionale Sky, un contenitore insapore, inodore e pure raffazzonato per una lunga stagione. Così Mediaset Premium diventa Premium Mediaset: nuovo logo e nuovo nome. Con il mercato in panne e la clientela ridotta, il macigno da 650 milioni di euro (630, corregge Pier Silvio) per il triennio di Champions League, i rivali di Sky colpiti e infuriati, rischiare è l’unico rimedio al pericolo. E Cologno rischia. In questi tempi da catenaccio negli affari per il patriarca Silvio, che magari preferiva una conveniente alleanza con il quasi coetaneo Murdoch e una vagonata di milioni in banca.

Qui c’entra il denaro, non la psicologia grossolana: il padre e il figlio, il giovane e il vecchio, il fighetto e il classico. Se l’esperimento fallisce, stavolta, la colpa è di Pier Silvio, perché Pier Silvio rilancia. E la vulgata collettiva declama: “Premium dichiara guerra a Sky”. Dopo la guerra, di solito, si fa la pace.

ABBAZIA di San Girolamo al Monte di Portofino, un budello verso il borgo, località Cervara di Santa Margherita Ligure, luogo di culto cattolico e di matrimoni da paparazzi, ecco la liturgia aziendale di Pier Silvio. Contro Sky. Il pacchetto onnicomprensivo, lo scrigno per attirare i tifosi di calcio a prezzi scontati e acchiappare gli abbonati di Murdoch: l’esclusiva (ripetuta almeno una ventina di volte) per la Champions League, la polpa del campionato di Serie A, i diritti accessori (o ancillari) che entusiasmano i feticisti del pallone, le interviste a bordo campo, la spiata fugace negli spogliatoi. Il cinema americano, per allargare l’orizzonte oltre Manuela Arcuri e Gabriel Garko: accordi con Nbc Universal e Warner Bros. Un po’ di innovazione tecnologica per un’azienda misoneista, cioè spesso nostalgica e conservatrice: la “smart cam” rottama il decoder, il cellulare si trasforma in telecomando, la  piattaforma in Internet debutta con l’alta definizione. E poi 18 milioni di euro in pubblicità in tre mesi per bombardare i 4,75 milioni di affezionati di Sky e la spifferata di un loquace Pier Silvio: “Andremo con la pay-tv anche sul satellite”. Evviva, esultano a Cologno Monzese: addio vecchia Premium, povera e disgraziata, quando perdere con dignità era un risultato perfetto. Ma il conto, sì quel conto finale, chi lo salda? Premium galleggia a 1,75 milioni di abbonati e Sky non è abituata a fare la comparsa: non è mica facile drenare almeno 700.000 spettatori paganti. Silvio ha la cravatta di Marinella e la divisa scura, Pier Silvio i pantaloni di jeans, ma stesso sorriso d’ordinanza, stessa stretta di mano, stesse rassicurazioni un po’fragili: “Con Premium non ci abbiamo rimesso un euro. Non esiste una trattativa in corso con Sky”. Va bene: orgogliosi e autosufficienti, gioiosa macchina da guerra (Achille Occhetto, ricordate?), ma un aiutino, una spinta da Telecom, dai soci di Telefónica? “Non parliamo di una situazione che intrecci i destini di due società. Pensiamo a qualcosa per gli  utenti che porti vantaggi sensibili”. I giornalisti formulano centinaia di domande a Pier Silvio, ma Pier Silvio le rimbalza, perché la narrazione (certo, pure qui) prevede altro: “Non c’è mai stata una tregua armata con Sky, ma una concorrenza spietata”. E pazienza per i tanti inciuci per spartirsi senza dolore il campionato di Serie A. Oggi, funziona così. Domani, chissà.

E IL BISCIONE si permette di strafare: con l’intercessione di Infront di Marco Bogarelli, Premium avrà il controllo degli archivi di 15 squadre di calcio. Milan, Inter, Genoa, Palermo, Udinese: le adepte di Infront. Non la Roma americana né la Juve di Agnelli, che stazionano fuori dal circuito di Infront. Appare una sciocchezza: sbagliato, perché Sky potrà usare le immagini di Milan o Inter per otto giorni, e poi basta. Oppure no: pagare Biscione, vedere campione. A Pier Silvio scappano un paio di frasi su Matteo Renzi. Non temete: è allineato al papà. Sostiene: “Apprezzo la voglia di fare del premier, però, deve accelerare. Abbassare le tasse e proseguire con le riforme. Ma il tempo è quasi scaduto”. La politica non stimola la favella di Pier Silvio, ma c’è da prestare attenzione. Il ministero dello Sviluppo economico vuole ricalcolare il canone di concessione per le frequenze televisive, e dunque stracciare lo schema Agcom, approvato lo scorso autunno, che favorisce Rai e Cologno Monzese e sfavorisce Persidera (Tele-com-L’espresso). Per il momento, e il momento dura da sei mesi, la norma è bloccata. Negli uffici gira una bozza di decreto, Renzi non ha ancora deciso se scontentare l’ingegnere Carlo De Benedetti o l’ex Cavaliere di Arcore. Antichi duelli. A Portofino c’è un salto di generazione. Accanto a Pier Silvio, c’era Yves Confalonieri, dirigente di Premium, figlio di Fedele. Pier Silvio non canta, Yves non suona il piano.

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