Mediaset va sul satellite e alza il prezzo con Sky

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L’aveva annunciato con gentile ferocia, pochi giorni fa, «per Mediaset ci sarà un cambio di passo, una strategia di attacco» col sapore della tecnologia e della polvere da sparo. E il passo c’è stato. Un paso doble, direi.

Pier Silvio Berlusconi, ormai anche formalmente plenipotenziario del Biscione (ha concentrato in sè ogni delega immaginabile), alla presentazione dei suoi palinsesti ha presentato ufficialmente i punti di forza del suo sistema crossmediale. E cioè: lo sbarco – vero – sul satellite nel 2016, concorrenza spietata a Sky sul «loro» terreno, dato che «loro fanno altrettanto»; e la smart cam, il minidecoder da inserire nel televisore che «rende inutile la parabola»; e il Pacchetto «all-inclusive» a 42 euro al mese, con promozione a 26 euro per i primi sei mesi (comprende Calcio-Cinema-SerieTv e Infinity, il servizio on demand in streaming) con spacchettamenti da 36 e addirittura 26 euro, e si tenga conto che ora il Biscione ha l’esclusiva sui diritti per la Champions League. Un attacco frontale.

Durissimo, a Rupert Murdoch, che smentisce dunque qualsiasi ventilato accordo con Sky in funzione anti- Netflix. «Anche perchè Netflix troverà il mercato affollato, noi abbiamo già Infinity (che, tra l’altro, ha copiato le procedure di fruizione proprio dalla tv di Reed Hastings, ndr)…», ci comunica Pier Silvio. Metteteci anche qualche poderosa dichiara-zioncella politica del tipo: «Siamo ancora dentro la crisi più lunga che l’Italia abbia mai vissuto. Un anno fa avevo detto di tifare per la fretta del governo Renzi, oggi mi sembra che le tante annunciate misure economiche abbiano subito un forte rallentamento»; aggiungendo di voler e dover credere, come imprenditore, nel governo Renzi ma «vorrei che il Governo facesse almeno il 50% delle cose che ha dichiarato in termini di intenzione…». Metteteci l’intenzione (dopo aver incassato ben 283 milioni dal collocamento del 25% di Ei Towers) di non mollare l’affare delle torri Rai Way, per addentrarsi sempre più nel sistema cardiocircolatorio della tv italiana. Metteteci le coproduzioni cinematografiche internazionali, un esperimento inedito per autarchici di Cologno; e l’espansione sulweb.

Metteteci, insomma, tutto questo frullare di dichiarazioni, d’investimenti, di sfide rischiose; ed otterrete un Berlusconi jr inconsuetamente all’attacco, finanche un tan-tinello raider. Non so co sa sia accaduto. Ma il mercato è come la vita: un magma in movimento. Probabilmente ha aiutato anche la recente entrata in Telecom Italia, come primo azionista, di Vincent Bollorè, amico e alleato di molte battaglie finanziarie dei Berlusconi. Tra l’altro, tra gli strateghi dell’operazione spicca il sempiterno TarakBen Ammar, altro amico di Berlusconi. L’arrivo di Bollorè, con 10 miliardi in cassa, sta cambiando lo scacchiere. Qualcosa accadrà. Non dico la realizzazione della fusione Telecom/Mediaset, un sogno antico lasciato negli annali della storia delle tlc «oramai è passato quel tempo», ribatte Pier Silvio; ma almeno future collaborazioni, acquisizioni, vendite, sine-sulla Pay e sulla banda larga, l’autostrada su cui si muoverà la tv del futuro.

«Apprezzo Bollorè da sempre, non escludiamo sinergie per progetti che ci piacciono», sorride Pier Silvio. Che vuol dire: vedrete come si ballerà. Che vuol dire anche: non ho alcuna intenzione di mollare ora che mi sto divertendo. Anche se poi si lascia scappare in merito alla possibilità di entrare in politica, di non sprecare il grande patrimonio di Forza Italia: «Non nascondo di essere attratto da una certa parte di quel mondo». Tutto scorre, la tv più del resto…

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