Mette incinta sedicenne e le fa uccidere la ex

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Hanno ucciso insieme. Lui: A.E.G., arrivato dal Marocco su un barcone da clandestino e regolarizzato perviamatri-moniale, 25 anni, pregiudicato. Lei: 16 anni, svizzera del Canton Ticino, scappata di casa, sua amante e incinta (sembrerebbe di lui).

Insieme hanno impugnato il coltello portato per l’occasione: lui una lama di 25 centimetri, lei un taglierino. Ventiquattro fendenti sferrati a quattro mani su Sara El Omr, moglie del marocchino. Sara aveva 19 anni, aveva una disabilità ed era nata ad Alzano Lombardo (Bergamo) da genitori venuti da Rabat come il suo assassino.

Lui non accettava che Sara si fosse ribellata al tradimento subito, che gli rinfacciasse di averlo liberato dalla clandestinità, di avergli dato una casa e per questo si è vendicato col coltello. Lo ha fatto con la stessa disinvoltura e impunità con le quali avrebbe lasciato incinta una minorenne, anche lei accusata di omicidio. Il pm Raffaella Latorracca valuta in queste ore se contestare la premeditazione.

Hanno ucciso alle dieci e mezzo di sera, lungo una strada ciclabile e sotto gli occhi di testimoni che hanno avvertito i carabinieri e inutilmente chiamato il 118. Perché Sara non ce l’ha fatta.

I tre si erano incontrati lungo la ciclabile che corre traAlbi-no e Pradalunga, nella Bergamasca, dove Sara era tornata a vivere con la mamma e il papà. Sara, ancora innamorata del marito, aveva cercato una riconciliazione. Si sono dati appuntamento, ma lui e l’amante si sono trasformati in carnefici. Insieme tirano fuori i coltelli.

Colpiscono senza fermarsi. Sara prova a scappare. Una corsa disperata e senza speranza lungo la pista ciclopedonale. I pas-santiassistono allascena. Lalo-ro tempestività nel lanciare l’allarme consente ai carabinieri della compagnia di Clusone di fermare gli assassini. Un arresto quasi in flagranza. Almeno per l’amante minorenne e complice del marocchino.

Seguendo le tracce lasciate da Sara che sta morendo per le ferite, i militari arrivano alla ragazzina. La trovano alle 2 della notte. Nascosta dentro a un rovo. I vestiti insanguinati, le forme del suo giovane corpo che lasciano intravvedere la gravidanza, i coltelli a pochi metri dalluogo del delitto. Li, a pochi passi dalla casa dei genitori di Sara, sull’asfalto che corre lungo il Serio. Scovata la ragazzina, parte la caccia al complice.

Una battuta che attraversa la notte, i boschetti e le strade di Albino. Sessanta carabinieri che scandagliano gli anfratti e i capannoni con i cani e le torce. Il marocchino non può essere lontano. Non ha una macchina. Percorre un tratto di campagna inseguito dai militari che lo vedono. Si butta in una canale, fa perdere le tracce, ma sarà solo per poche ore. Viene snidato dentro al cassone di un camion parcheggiato in un magazzino.

Coperto da un telo. Sono le 4 del mattino. L’uomo ha i vestiti macchiati, non fa resistenza. Lui e l’amante tacciono davanti la magistrato. A entrambi il sostituto procuratore contesta l’omicidio volontario in concorso. Sul corpo di Sara il medico legale conta 24 coltellate, all’addome agli arti e dappertutto. Il pm non ha ancora disposto l’autopsia: Sara è all’obitorio dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Suo marito rinchiuso nel carcere di Bergamo. L’amante sedicenne al Beccaria di Milano dove vengono portati i minorenni.

Sono 179 le donne uccise nel2013 secondo l’Eures. Significa una vittima ogni due giorni. Nel 2012 erano state 157. Ma il problema non è solo quello delle cifre agghiaccianti del cosiddetto femminicidio; è anche il fenomeno dell’immigrazione a far riflettere. Il delitto di ieri è l’ennesimo esempio di un clandestino che sceglie di sposarsi per sfuggire alla clandestinità e che poi si ribella eliminando la moglie. In questo caso colpisce l’elemento aggiuntivo: la minorenne che viene messa incinta, i reati (si va dal furto allo spaccio e alla rapina) già commessi dall’assassino, senza un lavoro né una casa, libero di circolare con i coltelli in tasca. Pronto a uccidere sotto gli occhi della gente.

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