Mister Agon Channel fa tremare anche l’Enel

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C’è chi diventa ricco per le cose che fa. E chi invece per quelle che non fa. Francesco Becchetti rientra forse nella seconda categoria. Certo, ha inaugurato Agon Channel. Ma la gallina dalle uova d’oro per lui è la centrale elettrica di Kalivac: non l’hanno mai costruita ma gli ha già portato 159 milioni frutto di arbitrati con Deutsche Bank. E a breve dovrebbe definirsi una seconda causa con Enel. In ballo 440 milioni. Una storia che merita di essere raccontata perché l’inchiesta della Procura albanese avrebbe interessato anche gli investigatori italiani e quelli tedeschi (nessun fascicolo, però, è stato aperto).

SIAMO INTORNO al 2000. Francesco Becchetti era poco più che trentenne quando intuì l’affare che avrebbe dovuto promuoverlo imprenditore a tutto tondo sollevandolo dal ruolo di “parente di”. Nipote del re di Roma della monnezza, quel Manlio Cerroni proprietario della più grande discarica d’Europa, quella di Malagrotta, che era già un potente nella Capitale, riverito dai politici. Tutti: di destra, sinistra, ambientalisti e non. Il giovane Francesco acciuffò al volo l’idea di entrare nel business della produzione di elettricità, settore lambito anche dallo zio, il quale nei suoi impianti sparsi in mezzo mondo trasforma il pattume in energia facendosela pagare bene. Becchetti a cui già allora  non mancavano né i mezzi né le conoscenze, si mise in contatto con la superpotenza dell’energia, l’Enel, allora in mano al tandem Franco Tatò amministratore e Chicco Testa presidente.

Becchetti conosceva bene Testa. “Insieme vincemmo nel 2000 lo scudetto di volley con la Piaggio Roma” conferma Testa al Fatto: “Io ero presidente, Becchetti direttore”. È in quel clima che matura l’idea di costruire insieme, Becchetti ed Enel, una centrale idroelettrica di taglia medio piccola, 100 megawatt, sul fiume Vjosa, nella gola di Kalivac, sud dell’Albania. L’elettricità prodotta sarebbe stata poi trasportata in Italia con un cavo sottomarino chiamato l’Anello Mediterraneo. Grazie a quell’infrastruttura e all’accordo bilaterale Italia-Albania, l’elettricità albanese sarebbe stata venduta in Italia con gli sconti fiscali per le energie rinnovabili. L’affare, però, non è andato in porto. E sentendosi tradito Becchetti è partito all’attacco scatenando gli avvocati e cercando di recuperare nelle aule di tribunale i profitti che già si sentiva in tasca. Tra cause, lodi, procedimenti arbitrali, sequestri cautelativi di beni e dissequestri, il complicatissimo contenzioso con l’ente elettrico va avanti da quasi tre lustri. Ad oggi pendono cinque procedimenti internazionali avviati da Becchetti con Albania Beg Ambient Shpk: in Francia, Olanda, New York, Lussemburgo e Irlanda. La faccenda pesa come una spada di Damocle sui bilanci Enel perché le richieste sono toste: 440 milioni. All’Enel lo hanno ben presente e nell’ultima relazione di bilancio hanno dedicato ben 3 pagine alla partita. Nel 2002 Enelpower ha ottenuto un lodo favorevole poi confermato dalla Cassazione. Ma nel frattempo a Becchetti ha dato ragione un tribunale albanese e la Cassazione albanese ha confermato. Becchetti ha sollecitato la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) a recepire le sentenze albanesi, ma i magistrati hanno giudicato irricevibile la richiesta. Becchetti non si è fermato e si è rivolto ai tribunali di mezzo mondo.

Ma gli investigatori della Procura albanese si stanno interessando anche alla seconda puntata: dopo il naufragio dell’accordo con Enel, Becchetti stringe un patto con Deutsche Bank che entra con lui nella società Hydro per la centrale di Kalivac. Finisce con un’altra causa. Stavolta, però, Becchetti vince facile: la banca tedesca accetta una transazione da 159 milioni.

LA SOMMA è finita sotto la lente dei pm albanesi. Dove è stata pagata? Sono state pagate le tasse? Anche da qui sarebbe partita la richiesta d’arresto. Non solo: “Dalle carte in nostro possesso”, sostiene un investigatore albanese, “risulterebbe che Deutsche Bank ha ceduto a società riconducibili direttamente o indirettamente a Becchetti la sua quota di Hydro – valutata 8 milioni -per un euro. Perché? E perché negli anni Hydro avrebbe fatturato 39 milioni a società vicine a Becchetti?”. Insomma, l’arbitrato milionario con Deutsche Bank e i rapporti con l’istituto tedesco interessano ai magistrati di Tirana. I collaboratori dell’imprenditore giurano: “È tutto regolare”. E Becchetti al Fatto aggiunge: “Con quella centrale non ho più niente a che fare”. Ma gli inquirenti vogliono fare chiarezza.

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