Misteri di Medjugorje, le apparizioni al vaglio della Chiesa

636

Caro Papa Francesco, Medjugorje non è curiosità per il futuro o desiderio di novità a ogni costo a scapito della Parola di Dio. Sono perfettamente d’accordo su tutto ciò che hai detto.

La curiosità non fa parte dello Spirito Santo di verità. Ma ti comunico ciò che sento nel cuore: Medjugorje non dice questo, è l’esatto contrario». Paolo Brosio, 58 anni, giornalista e conduttore tv, convertito sulla strada di Medjugorje dopo una vita «passata assolutamente lontano da Dio e dalla Chiesa, in un ambiente dove la mondanità, lo sport, le donne e la trasgressione, il successo nel lavoro e gli ascolti televisivi erano i miei idoli», ha scritto una lunga lettera al Papa per difendere Medjugorje di fronte alle parole dello stesso Bergoglio, da molti interpretate come una sconfessione.

Dopo aver accennato, di ritorno da Sarajevo, a un’imminente decisione della Chiesa, tre giorni dopo, nell’omelia in Santa Marta, il Pontefice aveva in effetti affermato che ci sono coloro che «hanno dentro la garanzia dello Spirito», e cercano: «Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna ci manderà alle 4 del pomeriggio?… e vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più».

Spiega il giornalista: «Il Papa non si è riferito esplicitamente a Medjugorje, ma il legame è evidente. Così ho deciso di scrivergli». Dopo la finta telefonata di Scherzi a parte (gli era stato fatto credere che all’altro capo del filo ci fosse il Papa), Brosio è stato ricevuto davvero in Vaticano, il 9 aprile; ma nulla è trapelato. Ora la lettera in difesa di Medjugorje.

«HO VISTO GUARIGIONI»

«Caro Papa Francesco», prosegue Brosio nel suo appello, «forse è vero, c’è chi va laggiù per curiosità, per vedere il sole girare come una trottola, per scoprire i segreti dei veggenti, per assistere a un miracolo o riceverlo, ma ti garantisco, per esserci andato tante volte, che ho visto guarire da tumori, cecità e infermità gravissime. E migliaia di persone andare là e poi cambiare vita per sempre. Hai ragione a lanciare l’allarme: non aspettate a credere dopo aver letto il messaggio. Non si può vivere solo di questo. Ma se qualcuno ti ha riferito queste cose riguardo a Medjugorje, ti ha mentito, ti ha detto una bugia per gettare discredito su un luogo dove al primo posto ci sono confessione e Santa Messa, Rosario e digiuno».

Chi, a differenza di Brosio, non si preoccupa della «lavata di capo» di Francesco, è padre Livio Fanzaga, storico direttore dei programmi di Radio Maria e tenace sostenitore di Medju-gorje, che non solo approva l’intervento papale («il nostro credo non dipende dai messaggi della Madonna») ma rincara la dose: «L’ammonimento del Papa è benvenuto. C’è chi ci va come al luna park, e impugna Medjugorje come una bandiera. È giunta l’ora della purificazione: digiuno, preghiera, conversione». Invita poi a non avventurarsi in giudizi superficiali: bersaglio del Papa non sono le apparizioni o i veggenti, ma «il cristianesimo light, da pasticceria, che insegue le novità e va dietro a questo e a quello». Così non va bene, perché «noi crediamo in Gesù Cristo morto e risorto». In sintonia con padre Livio è Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa e coordinatore del sito Vatican Insider. Per lui «il Papa non ha “stroncato” Medjugorje». Ha solo voluto bacchettare quei «fedeli che per vivere la loro identità cristiana rincorrono le novità, hanno bisogno di continue rivelazioni, messaggi, segreti. Distorsione che può essere vissuta anche a Medjugorje, ma riguarda in realtà tutti i fenomeni simili, comprese le apparizioni riconosciute (si pensi a certe esagerazioni dei seguaci di Fatima)». Non si è trattato perciò di un’anticipazione del giudizio su Medjugorje. Papa Francesco, precisa Tornielli, «rispetta il lavoro approfondito ed equilibrato della commissione Ruini», ora al vaglio della Congregazione per la dottrina della fede. «Inoltre, se c’è qualcuno che apprezza i frutti di conversione e ritiene che la devozione popolare vada alimentata, questo è Bergoglio».

Che accadrà ora? Non si potrà non tener conto di cosa è diventato Medjugorje in questi decenni e di quante persone vi riscoprano la fede. Quindi «la Chiesa non vorrà togliere la libertà al singolo fedele di credere alle apparizioni e di seguire i messaggi», precisa lo scrittore e giornalista Antonio Socci, che indaga i fatti di Medjugorje da anni, «ma non si vuole più consentire l’equivoco di far credere che ci sia una approvazione ufficiale: ci saranno norme molto rigorose». Tra i pellegrini, anche decine di cardinali e vescovi.

«NESSUN CALO DI TURISTI»

Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina (Roma) c’è stato dieci volte: «Mi aspetto indicazioni pastorali per aiutare i fedeli a incentrare tutto su Gesù; in questo senso capisco l’invito a non organizzare più incontri pubblici coi veggenti, anche nella mia diocesi, perché le “apparizioni” sono percepite dai fedeli come soprannaturali, ma questo non è possibile né dirlo, né negarlo». Aggiunge monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, noto volto televisivo (conduce su Rai 2 il sabato mattina Sulla via di Damasco): «Non ci dobbiamo preoccupare di capire se le apparizioni siano vere, ciò che conta è accogliere il messaggio che la Madonna in tanti modi ci rinnova per spingerci a una vita cristiana autentica, per dare al mondo la testimonianza dell’amore e della presenza di Dio». Diminuirà il numero dei pellegrini? «Non mi risulta, niente disdette», ci dice Eliseo Rusconi, decano e maggior tour operator per Medjugorje. «Anche perché, per comprendere e vivere Medjugorje aldilà dei pregiudizi, occorre andarci. E magari scoprire che la Vergine “parla” a ciascuno di noi, prima che ai veggenti».

Condividi