Movimento Cinque Stelle e Lega tornano alla carica per promuovere l’uscita dalla moneta unica

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ROMA – Se la questione della crisi greca non viene affrontata con una risposta certa e forte da parte dell’Europa, per l’Italia ci potrebbe essere un sostanziale impatto tramite effetti sulla fiducia, “anche se l’esposizione diretta è limitata” come lo sono “i rischi di contagio nel breve termine”. Ad affermarlo è il Fondo monetario internazionale nel suo article IV sull’Italia in cui, tuttavia, promuove l’azione del governo italiano sui conti pubblici. “L’attuale politica fiscale”, si legge infatti nel rapporto, “ha il giusto equilibrio tra sostenere la crescita economica e ridurre il debito pubblico”. In particolare, secondo i tecnici di Washington, il rapporto tra deficit e Pil si attesterà al 2,7% quest’anno per poi scender al 2,1% il prossimo. Il debito salirà invece al 133,3% nel 2015 per poi ricollocarsi al 132,1% nel 2016. Un debito pubblico “sostenibile, ma soggetto a rischi significativi” a causa della sua entità. L’Italia, fra l’altro, è il terzo creditore della Grecia, con una esposizione complessiva, tra prestiti diretti e partecipazione ai meccanismi di salvaguardia europei, di 35,9 miliardi di euro, subito dopo Germania (che vanta crediti per 60 miliardi) e Francia (46 miliardi).

La vittoria dei ‘no’ nel referendum greco, intanto, agita la politica italiana. Un risultato che non si aspettava certo il premier Matteo Renzi che, in linea con i partner europei, aveva invitato i greci a sostenere l’accordo. Lunedì Renzi ha convocato a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. “Ci sono due cantieri da affrontare rapidamente, nelle capitali europee e a Bruxelles”, ha scritto su Facebook il capo del governo. “Il primo riguarda la Grecia, un Paese che è in una condizione economica e sociale molto difficile, per cui bisogna trovare una soluzione all’emergenza”. Il secondo, “non più rinviabile, è il cantiere dell’Europa” che “deve cambiare, deve aiutare la crescita, o è finita”. Commentando poi la decisione europea di aspettare fino alla nuova riunione dei Ventotto, Renzi ha sottolineato che “bisogna impegnarsi” per “chiudere un accordo entro domenica”, spiegando che al momento “non ci sono le condizioni per un discorso strategico sul debito” greco. Secondo Renzi, restano le perplessità di molti leader europei sulla situazione greca: “Il clima non mi pare migliorato dopo il referendum”, ha osservato.

“I fondamentali dell’economia italiana si sono molto rafforzati, è chiaro che ci sarà un po’ di volatilità” sui mercati “ma non c’è nessun rischio per l’Italia che sta facendo le riforme, che sono la via maestra anche dal punto di vista finanziario”, ha invece dichiarato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al Tg5.

La vittoria dei ‘no’ ha fatto esultare il fronte dei politici contrari alle politiche del rigore: Vendola, Grillo, Fassina, D’Attore domenica erano tutti ad Atene a seguire lo spoglio.

I leader di Sel e M5S sono uniti contro il nemico comune: Bruxelles e Matteo Renzi. Sull’euro, però, restano le distanze. “È la vittoria dei nemici dell’austerità” ha detto il leader di Sel Nichi Vendola, che non vuole che la Grecia esca dalla moneta unica, ma punta il dito contro Fmi, Esm e Bce. Beppe Grillo mette invece sotto attacco proprio la divisa continentale che ha penalizzato l’economia italiana. E il Movimento 5 Stelle “ha depositato in Senato la richiesta di discussione urgente del disegno di legge popolare per l’indizione di un referendum d’indirizzo sull’adozione di una nuova moneta nell’ordinamento nazionale in sostituzione dell’euro“, annunciano Bruno Marton e Vito Crimi.

Non è mancato il commento del leader della Lega, Matteo Salvini: il voto in Grecia “uno schiaffone agli europirla”, ha dichiarato. “È stato un errore, l’euro. E non c’è nulla di irreversibile. L’Italia dovrebbe uscire subito, un’uscita coordinata, concordata”, ha poi detto a La Zanzara su Radio 24.

Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i cittadini greci hanno preso una decisione della quale occorre, in primo luogo, “prendere atto con rispetto. Una decisione, tuttavia, che proietta, oltre ad Atene, la stessa Unione Europea verso scenari inediti, che richiederanno a tutti, sin d’ora, senso di responsabilità, lungimiranza e visione strategica”.

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