Napoli, litigano per lo stendino: spara dal balcone e fa una strage

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NAPOLI Cinquanta minuti di paura e morte. Basta meno di un’ora per scatenare il terrore in una strada della periferia di Napoli. Quattro morti, sei feriti e un assassino che verrà convinto – dopo una serrata trattativa – ad arrendersi e a consegnarsi. A indurre Giulio Murolo ad arrendersi è stato un ispettore che ieri era in servizio alla centrale operativa della Questura. E non è stata cosa facile far ragionare l’infermiere 45enne incensurato che ieri pomeriggio ha fatto una strage a colpi di pistola e fucile sparando su qualunque cosa si muovesse in strada, dall’alto del suo balcone di casa, trasformato in qualcosa di molto simile a un poligono di tiro.

Era stato lo stesso Murolo a telefonare al 113, subito dopo aver ammazzato sei persone: «Ho combinato un macello», ha detto all’ operatore: «Ho pensato anche di farla finita, di tirarmi un colpo in testa. Ma adesso non ho più il coraggio». Trattativa e poi Murolo si è arreso.

Murolo aveva sparato con lucida follia. Prima impugnando una pistola e poi con una carabina calibro 12, con la quale ha iniziato a fare il tiro a bersaglio su qualunque cosa si muovesse per strada. Il bilancio finale è tragico: quattro morti e sei feriti. E quando tutto è finito, poco dopo le cinque e mezza della sera, i segni della mattanza erano ancora ben via Napoli Capodimonte, trasformata in qualcosa che ricorda da vicino un macello. Tre ampie chiazze di sangue ormai raggrumito sull’asfalto indicano il luogo in cui l’infermiere ha freddato, sparando dalla sua finestra al primo piano del civico 41 di una strada sempre trafficatissima, ai passanti in strada. Poco prima aveva già ucciso, premendo due volte il grilletto di una pistola calibro 7,65 puntata contro suo fratello e la cognata. I due sono morti sul colpo all’esterno di un balcone del proprio appartamento. Con poco prima c’era stato un litigio per motivi banali, legati a questioni condominiali: Muro-lo, suo fratello e sua cognata abitavano infatti nello stesso palazzo e sullo stesso pianerottolo. All’uscita di casa Giulio Murolo ha rischiato il lincaggio da parte di una folla di cinquecento persone inferocite, a salvarlo è stato l’imponente servizio d’ordine messo in campo da polizia e carabinieri.

E dunque il diritto sulla priorità del bucato da stendere, ma quasi sicuramente anche vecchie ruggini familiari, hanno scatenato ieri pomeriggio a Secondigliano -quartiere della periferia nord di Napoli – una follia omicidia il cui bilancio disegna i contorni di una tragica strage. Oltre al fratello Luigi, 52enne, e alla cognata Concetta Uliano, 51 anni, l’infermiere ha ucciso a colpi di fucile anche il capitano della Polizia municipale Francesco Bruner e Luigi Cantone, 59 anni, fioraio. Murolo ha poi ferito, puntando contro di loro la canna di quella carabina, altre sei persone, una delle quali versa in gravi condizioni in ospedale. Ma il conto delle vittime sarebbe potuto essere anche più alto, se avesse coinvolto anche i due giovanissimi figli di Luigi e Concetta. Al momento della sparatoria in casa uno era assente perché si trovava a scuola, mentre l’altro ai primi  colpi di arma da fuoco a scappare. Si conteranno a a fine giornata anche sei feriti. Oltre all’agente della Municipale per le ferite d’arma da fuoco finisconoin ospedale due un carabiniere ed altri due passanti.A Napoli è stato proclamato il lutto cittadino. Per questo motivo la cerimonia di inaugurazione della stazione metropolitana di piazza Municipio, in programma per oggi alla presenza di Matteo Renzi è stata annullata.

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