Nel Pd “feudale” a Orfini serve la scorta

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Nessuna minaccia diretta, tuttavia la situazione criminale romana è preoccupante al punto da dover proteggere Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito romano. Girerà la capitale con una “tutela” di livello quattro, ossia con un’auto non blindata e due uomini al seguito. La decisione è stata presa dalla Prefettura di Roma che aveva ricevuto dal Viminale un carteggio “riservato” in cui si chiedeva di valutare la posizione di Orfini. Alla fine si è deciso di affidare una tutela con la motivazione di “eccesso di esposizione”.

QUESTA VOLTA, nonostante le notizie trapelate ieri, non vi sarebbe alcun riferimento ai protagonisti dell’indagine Mafia Capitale: non esiste agli atti nessun tentativo di minaccia nei confronti del commissario pd. Piuttosto la situazione preoccupante è quella del litorale di Ostia. “Orfini sta pagando la scelta di aver scelto come commissario in quel municipio Stefano Esposito”, trapela dal partito. E il senatore non è contrario a questa visione: “Quando mi scelse per andare a Ostia, Matteo Orfini mi disse: ‘Tanto tu la scorta ce l’hai già’. E io glielo dissi di stare attento ma non potevo immaginare. Ci siamo esposti tanto, abbiamo creato problemi a chi agiva indisturbato”, commenta con il Fatto.

Anche Stefano Esposito è sotto scorta. A lui è stato assegnato il livello 3, con un’auto blindata e due uomini, dopo alcune minacce subite sul web. Che Ostia, X Municipio di Roma, non sia un’oasi pacifica lo raccontano le cronache: solo pochi giorni fa, il 14 giugno, c’è stato l’ennesimo incendio doloso, questa volta all’edicola della referente del circolo Pd di Nuova Ostia. Non sono ancora stati trovati i responsabili ma il modus operandi è quello che si è visto tante volte sul litorale: l’incendio è stato preceduto da fuochi d’artificio senza le luci, solo i botti.

COME SI LEGGE nell’intervista accanto, il clan dei Fasciani (i cui presunti membri sono stati condannati solo in appello) agisce in modo autonomo. Tuttavia anche il mondo di Mafia Capitale era riuscito, secondo le accuse dei pm romani, a ramificarsi sulle spiagge del Litorale. Nella retata del 4 giungo scorso è finito ai domiciliari anche il presidente del X Municipio, Andrea Tas-sone, lo stesso che Salvatore Buzzi in una intercettazione definisce come “nostro… è solo nostro.. Non c’è maggioranza e opposizione, è mio”. Tassone è accusato di aver intascato “attraverso Solvi, suo intermediario, somme di denaro non inferiori a 30 mila euro per porre in essere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio”.

È questo il quadro del litorale che preoccupa maggiormente la dirigenza dem, che ieri ha espresso solidarietà a Matteo Orfini. E proprio sui circoli del Litorale erano state dure le parole di Barca nella relazione di pochi giorni fa: il circolo di Ostia Centro era inserito ad esempio nella tipologia “Potere nel potere”, ossia dove “gli interessi particolari prevalgono, sovrastano o annullano gli interessi generali dei cittadini. Il circolo è ‘di qualcuno’ (monopolio) o è l’arena di uno scontro di poteri”. Orfini adesso dovrà affrontare anche le conseguenze della relazione , come pure la situazione al Campidoglio con un sindaco abbandonato da Renzi. Il tutto in un sistema criminoso che spaventa.

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