Niente accordo, la Merkel blocca tutto: referendum

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Adesso è finita davvero: domenica ad Atene si vota, soltanto dopo ricomincerà il negoziato tra la Grecia e Bruxelles. Per ora vince la linea intransigente di Angela Merkel: “Aspetteremo il risultato del referendum, prima di allora non possiamo discutere alcun ulteriore pacchetto di aiuti”, dice la cancelliera davanti al Bundestag, il Parlamento tedesco che per Costituzione ha l’ultima parola sul coinvolgimento della Germania nel sostegno ad altri partner europei. L’ultima mossa del premier greco Alexis Tsi-pras fallisce così, liquidata con poche parole ribadite nel pomeriggio da Jeroen Djes-selbloem, il capo dell’Euro-gruppo (i ministri economici della moneta unica): “A questo punto non possiamo accettare altre proposte”.

LA GIORNATA era cominciata con un clima molto diverso. L’accordo sembrava quasi fatto e il referendum evitabile. Martedì Tsipras ha scritto alle istituzioni europee una lettera in cui chiedeva per la Grecia un terzo pacchetto di aiuti erogato dal fondo salva Stati E-sm, 29 miliardi in cambio di altre riforme da negoziare. Con l’aggiunta, a vantaggio della Grecia, di un taglio ai 130 miliardi di aiuti precedenti da rimborsare. La lettera, discussa con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, non ha convinto i partner europei. Troppo vaga, troppo tardi, troppo arrogante (a Bruxelles pensano che la Grecia non possa più chiedere nulla, dopo aver abbandonato le trattative). E allora ieri mattina Tsipras ci ha riprovato, con quella che sembrava quasi una resa. Nuova lettera, nuove condizioni: “Come noterete, le nostre modifiche sono concrete e rispettano pienamente la solidità e la credibilità del disegno complessivo del programma”. Tsipras sembra disposto ad andare incontro alle principali richieste europee -cioè dei creditori – sulla riforma delle pensioni, meno sull’Iva e riforma fiscale.

Ma ormai la partita è diventata tutta politica: nessuno, a Berlino e a Bruxelles, ha voglia di offrire quella che sarebbe di fatto una vittoria politica per Tsipras, cioè imporre le condizioni alle istituzioni (Ue, Fondo monetario, Bce, che prima si chiamavano Troika). La Grecia è completamente isolata, non ha più un solo alleato, anche Matteo Renzi, ieri a Berlino, è stato molto chiaro su quale fronte schierare l’Italia: “Il referendum è un errore” e “la Grecia deve seguire la strada maestra delle riforme”.

TUTTO SOSPESO fino a lunedì, quando arriveranno i risultati del referendum in Grecia. “Votare ‘no’ non significa rompere con l’Europa, ma tornare a un’Europa dei valori. No significa maggiore pressione”, scrive Tsipras su Twitter. Questa è la linea ufficiale del governo: deve vincere il No per mandare a Bruxelles un messaggio chiaro e ricominciare la trattativa avendo tutto il peso del popolo greco a compensare la rigidità dei creditori. Ma “No” a cosa? Ormai è impossibile dirlo: la proposta di accordo su cui in teoria si votava -con i punti critici su pensioni e aumento dell’Iva – è stata ritirata dai creditori e superata da parte greca da ben due offerte diverse successive che andavano nella direzione auspicata dai partner europei. Stando alla lettera di Tsipras, il governo di Syriza è disposto ad accettare di nuovo la Troika e anche il Fondo monetario in Grecia in cambio di riforme (questo dicono gli articoli del Trattato Esm citati da Tsi-pras). Ma è chiaro che ormai sta diventando un voto sul le game tra la Grecia e l’Europa e soprattutto sulla sopravvivenza del governo Tsipras. Se vincono i No, il premier della sinistra radicale di Syriza può sperare di rimanere in carica, anche se forse solo per gestire l’uscita del Paese dell’euro. Se vincono i Sì, la Grecia ricomin-cera a trattare ma con un altro esecutivo, Tsipras ha già detto che si dimetterebbe.

MARIO DRAGHI CONTINUA a fare di tutto per evitare di trovarsi con la responsabilità di aver tirato il grilletto finanziario della Grecia: ieri ha riunito il consiglio della Bce e ha lasciato, come da attese, invariata la liquidità di emergenza concessa alla Banca centrale greca per tenere vive le banche: 89 miliardi. Non può concedere altri soldi finché non sarà chiaro se la Grecia è solvente e, di conseguenza, le sue banche piene di titoli pubblici possono rimanere aperte o devono essere chiuse da Francoforte. La Bce ha deciso anche di non applicare alcun haircut, cioè taglio al valore assegnato ai titoli greci in suo possesso, che sarebbe stato lecito visto che da martedì la Grecia è insolvente verso il Fondo monetario cui non ha rimborsato la tranche scaduta da 1,6 miliardi. Anche Draghi, come tutti, ormai aspetta il referendum.

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