No alla proroga degli aiuti, la Grecia verso il default pilotato

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Il referendum annunciato da Alexis Tsipras venerdì notte ha provocato la rottura dei negoziati con i partner europei e rischia di innescare un’uscita burrascosa della Grecia della zona euro. Il programma di assistenza finanziaria, «per quanto sia triste, si concluderà martedì notte», ha annunciato ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, mettendo fine a cinque mesi di negoziati, dopo che il primo ministro greco ha deciso di sottoporre al voto popolare l’offerta presentata dai creditori internazionali per permettere ad Atene di evitare il default. I ministri delle Finanze della zona euro hanno rigettato la richiesta della Grecia di prolungare per un mese il programma di aiuti per permettere la tenuta del referendum. L’annuncio di Tsipras di un referendum non solo ha sorpreso e irritato i partner europei: ha portato allo strappo definitivo.

«Purtroppo, nonostante gli sforzi a tutti i livelli e il pieno sostegno dell’Eurogruppo» la proposta messa sul tavolo dai creditori «è stata rigettata dalle autorità greche che hanno troncato i negoziati unilateralmente», hanno detto i ministri delle Finanze nella loro dichiarazione finale, che non è stata firmata dalla Grecia. «Eravamo venuti a negoziare, ma Atene ha deciso che i negoziati erano finiti», ha spiegato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble. Fatto mai accaduto e altamente simbolico, la Grecia è stata di fatto esclusa dall’Eurogruppo: il greco Yanis Varoufakis non ha preso parte alla seconda parte della riunione per discutere delle misure necessarie a proteggere la zona euro dal rischio di un eventuale contagio. Potrebbe essere il primo passo della temuta Grexit. «Entriamo in acque totalmente inesplorate», ha spiegato il ministro delle Finanze irlandese, Micheal Noonan.

LE POSIZIONI«Oggi è un giorno triste per l’Europa, ma ce la faremo da soli», ha risposto Varoufakis. Secondo il ministro delle Finanze greco, la decisione dell’Eurogruppo di non prolungare il programma di aiuti «danneggerà gravemente la credibilità e la reputazione» delle istituzioni europee. Una proroga «per pochi giorni, poche settimane» – secondo Varoufakis – avrebbe consentito «ai greci di dire la loro con un’alta probabilità» di un voto a favore dell’offerta dei creditori. Ma Dijsselbloem ha spiegato che l’annuncio di Syriza di voler fare campagna per il “no” alla proposta dei partner europei avrebbe posto un serio problema di credibilità visto che, in caso di vittoria dei “sì”, il governo Tsipras avrebbe poi dovuto attuare misure che ha definito «umilianti».

Secondo fonti greche, Tsipras ha comunicato alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, e al presidente francese, François Hollande, che il referendum ci sarà indipendentemente dalle decisioni di ieri all’Eurogruppo. «Questo non è un referendum sull’euro», ha spiegato Varoufakis, perché «non ci sono disposizioni nei trattati europei sull’uscita» dalla moneta unica. Merkel avrebbe risposto che il voto sarà «sull’euro o la dracma». Alcuni partner europei sperano ancora che, in caso di “sì” alla proposta dei creditori, Tsipras dia rapidamente le dimissioni, aprendo la strada a una nuova maggioranza, che potrebbe chiedere un nuovo piano di salvataggio. Ma nel frattempo la situazione in Grecia «si deteriorerà molto rapidamente», ha avvertito Dijsselbloem. «E’ un giorno molto triste, in particolare per il popolo greco», ha detto il ministro delle Finanze finlandese, Alexander Stubb.

Le speranze di evitare il default il 30 giugno, quando Atene deve rimborsare 1,5 miliardi al Fondo Monetario Internazionale, sembrano nulle. Dijsselbloem ha detto di aspettarsi che il governo Tsipras «rispetti i suoi obblighi» verso i creditori internazionali. A meno di non pagare stipendi e pensioni, oppure usare le riserve di tutte le istituzioni pubbliche, le casse sono vuote. Il 20 luglio Atene deve anche rimborsare 3,5 miliardi alla Banca Centrale Europea: un default nei confronti dell’istituzione di Mario Draghi potrebbe accelerare una Grexit. Rifiutando l’offerta dei creditori, con il suo referendum, Tsipras ha perso un pacchetto da circa 15,5 miliardi di euro per coprire il fabbisogno finanziario dei prossimi mesi.

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