No all’arresto di Azzollini, duello nel Pd

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Con voto segreto e contraddicendo l’indicazione della Giunta per le immunità, Palazzo Madama ha detto «no» all’arresto del senatore di Ncd Antonio Azzollini, ravvisando il «fumus persecutionis» nella richiesta della procura di Trani che indaga per la bancarotta della casa di cura Divina Provvidenza. Per l’avvocato di Molfet- ta, presidente dimissionario della commissione Bilancio del Senato, una larga maggioranza: 189 i no, 96 i sì, 17 gli astenuti, più voti di quelli sui cui conta al Senato il governo Renzi (l’ultima fiducia è arrivata con 163 sì).

«Prima ero sereno, ora sono contento», ha commentato Az- zollini all’uscita, mentre dall’emiciclo arrivavano le urla dei senatori del Movimento 5 Stelle all’indirizzo dei banchi del Pd. Il 60 per cento dei dem si èespresso contro l’arresto del senatore di Ncd. Con uno strascico di polemiche anche in seno alla segreteria, con Debora Serracchiani che avrebbe votato rispettando l’indicazione della Giunta ed è uscita subito con una dichiarazione pesante: «Credo che ci dobbiamo anche un po’ scusare. Non abbiamo fatto una bella figura». Posizione diversa per l’altro vicesegretario, Lorenzo Guerini: «Immagino che tutti i senatori di tutti i partiti abbiamo letto le carte per formare poi la propria convinzione».

«Sul caso Azzolini oggi ci siamo fatti del male», ha affermato il pd Gianni Cuperlo, che ha chiesto un chiarimento, così come hanno fatto i prodiani con Sandra Zampa. Per il capogruppo Luigi Zanda, «oggi in Aula c’è stata certamente una discreta dose di trasversalità». E parlando della richiesta di voto segreto, arrivata da Ncd, ha rilevato che «purtroppo nel Parlamento italiano è diventato un’arma politica, troppo spesso usata strumentalmente».

Per capire le polemiche chehanno scosso il Partito democratico bisogna riavvolgere il filo e tornare alla vigilia: l’ufficio di presidenza del gruppo, composto dalle varie anime del partito, ha deciso «collegialmente», raccontano, di inviare una mail con allegate le due relazioni l’una a favore, l’altra contraria all’arresto, lasciando liberi i senatori di formarsi il proprio «libero convincimento». Un cambio di strategia rispetto alle dichiarazioni iniziali e all’indirizzo espresso in Giunta, dove il gruppo ha appoggiato la relazione del presidente Dario Stefano(Sel) che sollecitava il sì all’arresto. Per qualcuno una mossa per non creare problemi alla maggioranza, frutto del lavorio di Ncd. «Nessun salvataggio», ha precisato il capogruppo degli alfa- niani, Renato Schifani, che rifugge l’idea di dare «una valenza politica» al voto su Azzollini: «Abbiamo chiesto il voto segreto, sempre credendo nell’inconsistenza dell’ipotesi accusatoria, valutazione confermata dal libero voto del Senato». Pesanti le polemiche sia in Aula che fuori da parte del- l’M5s. «La legge non è uguale per tutti. Azzollini salvato dal Pd», ha twittato Beppe Grillo. E per il segretario della Lega, Matteo Salvini il Pd ha voluto «salvare le poltrone, che pena».

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