Nozze gay, cortei per il riconoscimento

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Migliaia di persone in corteo tra carri e bandiere, da quelle arcobaleno a una, simbolica, greca per ribadire lo slogan che ha aperto giornata e parata, «I diritti nutrono il pianeta». Tutti. Sono state centomila, secondo il coordinamento Arcobaleno, ieri, le persone che hanno preso parte al Pride per i diritti dei gay a Milano, tradizionale sfilata che quest’anno chiude una settimana di oltre 50 eventi dedicati all’orgoglio omosessuale, patrocinata da Comune e Regione, avviata sabato scorso a Expo con il Kick Off Party nel padiglione Usa. D’altronde, proprio dagli Usa è arrivato il segnale più forte: la Corte Suprema ha dato il via libera ai matrimoni same-sex in tutti i 50 Stati.

LA GIORNATA Forte del traguardo americano, il Pride milanese ha ribadito la battaglia per unioni civili e matrimoni gay, riunendo in piazza omosessuali ed etero, associazioni, partiti e sindacati insieme sotto sigle e slogan diversi. Un messaggio chiaro e una ancor più chiara risposta agli attacchi della vigilia, quando i consiglieri comunali Luca Lepore e Massimiliano Bastoni, in una nota, hanno definito la parata «deprimente palcoscenico di qualche migliaio di frustrati, vittime di aberrazioni della natura». Alla condanna immediata di molti, è seguita la sfilata corale, cui ha preso parte anche il sindaco Giuliano Pisapia. In strada pure le coppie etero impegnate nello sciopero dei fiori d’arancio: no al matrimonio fino a quando non sarà un diritto per tutti.

LE POSIZIONI «Sono convinto che il Tar della Lombardia ci darà ragione sui matrimoni gay», dice Pisapia, in merito alla pronuncia attesa per il 5 luglio sul ricorso del Comune contro il decreto prefettizio che imponeva di cancellare le registrazioni di matrimoni gay contratti all’estero. In corteo i circoli di Radicali Italiani, Sel, Movimento 5 Stelle, Pd. Sostegno è arrivato da personaggi noti e da Google Italia. Scarsa, invece, la partecipazione alla contro-manifestazione FamilyPride, organizzata da Forza Nuova, in piazza San Carlo. In migliaia sono scesi in strada a Torino, con il motto «Orgoglio e pregiudizi», in una sfilata aperta dalla banda della polizia municipale e dai rappresentanti di associazioni e istituzioni, a partire dal sindaco Piero Fassino, per la prima volta al Gay Pride. La scena si è ripetuta pressoché uguale in tutte le città, da Bologna a Palermo: sfilate affollate da etero e omosessuali, bandiere sventolanti, appelli alla politica. «Il Paese è pronto», scrive il Coordinamento Arcobaleno.

Lo scenario politico, però, lo è meno. Sulle unioni civili il Pd accelera: nonostante opposizioni e proteste, il ddl presentato dalla relatrice Monica Cirinnà prosegue il suo iter al Senato. Più complessa la questione dei matrimoni gay, registrati da più Comuni, tra decreti contrari della Prefettura e ricorsi al Tar. Intanto, la società va avanti. Se nel 2009, secondo Ispo, il 25% della popolazione si diceva favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso, oggi, per Eumetra, la percentuale è 47%. Una crescita non da poco, che, ieri, è stata “pesata” dalle piazze.

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