Odevaine confessa: “Così facciamo soldi a Mineo”

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Ieri pomeriggio, per la prima volta, la procura di Catania ha confermato che Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’Agricoltura, è indagato per l’appalto da 100 milioni di euro del Cara di Mineo, dove Cara sta per Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo. Ca-tanese, Castiglione è un potente notabile di Ncd, il partito del ministro dell’Interno, Angelino Alfano. L’inchiesta siciliana, nata da quella romana di Mafia Capitale, ha altri cinque indagati, tra cui uno degli uomini chiave del sistema immigrati: Luca Odevaine, già braccio destro di Walter Veltroni. I reati ipotizzati sono turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Scrivono i magistrati di Catania: “Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere tra il 2011 ed il 2014 in concorso tra di loro e nelle rispettive qualità, con collusioni ed altri mezzi fraudolenti turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano condizioni di gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara d’appalto del 2014”.

Da Gabrielli al tavolo con l’Upi

Nella pagine di Mafia Capitale c’è il passaggio decisivo in cui maturano le condizioni per spartirsi l’appalto da 100 milioni, quando lo stesso Odevaine chiede ai manager della coop ciellina La Cascina, che fa parte del raggruppamento di imprese che ha vinto l’appalto nell’aprile 2014, un aumento del suo “stipendio” mensile: da 10mila a 20mila euro. A decidere la gara, ufficialmente, è una delibera del Consorzio di comuni Calatino Terra di Accoglienza, contro cui nulla ha potuto, come ha rivelato ieri il Fatto, una lettera di rilievi di Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione, ignorata da Alfano. Ecco però come Odevaine fa la storia del Cara di Mineo, partendo dall’era di Berlusconi a Palazzo Chigi. È il 21 marzo 2014 e ha appena ricevuto due manager della Cascina, Domenico Cammisa e Carmelo Parabita. Odevaine rimane da solo con Stefano Bravo, il suo commercialista e racconta: “L’ho conosciuti

quando c’è stata la prima gara di Mineo, quando io andavo a fa la prima gara di Mineo che sò arrivato giù in Sicilia… ho visto la (ride)… l’aria (ridono entrambi)… dissi all’allora soggetto at-tuatore, che allora era… c’era… non c’era il Consorzio… allora c’era il… un soggetto attuato-re… del commissario straordinario che era Gabrielli, il capo della Protezione Civile… perché l’emergenza… c’era ancora l’emergenza… per cui la gestiva la Protezione Civile… ed io ero in questo tavolo di coordina mento della Protezione Civile per… in rappresentanza dell’Upi, l’Unione delle province italiane … c’era l’Upi, An-ci, le Regioni, il ministero dell’Interno ed il Dipartimento della Protezione Civile… eravamo in cinque che coordinavamo tutta l’emergenza Nord Africa”.

La requisizione e la famiglia Letta

La versione di Odevaine riprende con la requisizione del centro di Mineo, nel Catanese. Parla di Gianni Letta e Angelino Alfano, passando per Castiglione: “Durante ancora la prima fase… quindi fase del ministero dell’Interno requisirono questo centro di Mineo che era vuoto… perché c’erano i militari americani erano due villaggi di residence… uno è ancora militare tuttora… l’altro hanno ridotto il personale gli americani e quindi la base è deserta. Lì credo che Letta soprattutto fece un piacere a Pizzarotti e requisirono questo coso dandogli un sacco di soldi… che gli pagavano quasi 6 milioni di euro l’anno d’affitto, poi l’hanno affidato alla Croce Rossa direttamente… senza gara senza niente… la moglie de Letta è Presidente della Croce Rossa Lombardia (presumibilmente Odevaine fa riferimento a Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta, vicepresidente della Croce Rossa Italiana, ndr)”. Bravo chiede: “Ma Letta gra… Letta zio?”. Di nuovo Odevaine: “Gianni sì sì… per cui prendiamo ’sta cosa in mano e Gabrielli me dice ‘senti Luca… prendite un attimo ste carte… guarda un attimo perché secondo me ’sta cosa costa uno sproposito’… per cui io mi presi le carte vidi questa roba non aveva senso… intanto la gestione della Croce Rossa costava il doppio di qualunque altro centro in Italia”.

Il pranzo con la sedia vuota del vincitore

A questo punto Gabrielli dice a Odevaine che per Mineo ci sono due ipotesi: chiusura oppure gara. Il rappresentante della Protezione Civile va da Gianni Letta, torna e riferisce: “Facciamo la gara”. Il gip nota che i due, Odevaine e Bravo, si mettono a ridere. Poi il racconto continua con Odevaine che si occupa della gara e va in Sicilia: “Per cui alla fine andai giù… l’aria non era proprio delle migliori però detto questo… praticamente venne nominato sub-commissario… eh del commissario Gabrielli… il Presidente della Provincia di Catania… che era anche Presidente dell’Upi… Giuseppe Castiglione… il quale… quando io ero andato giù… mi è venuto a prendere lui all’aeroporto mi ha portato a pranzo… arriviamo al tavolo… c’era pure un’altra sedia vuota… dico eh ‘chi?’ … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (ride)”.

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