Ogni anno 6 milioni d’italiani si scottano al solo: come difendersi?

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Almeno sulla pelle è vietato riciclare: la bella stagione è alle porte, così come la voglia di rosolarsi al sole, ma, avvertono gli esperti, non bisogna eccedere nell’esposizione e, soprattutto, non bisogna riutilizzare le creme protettive dell’anno scorso, conservate magari in malo modo in fondo all’armadio. «Anche se non sono un vero e proprio farmaco, creme e lozioni protettive contro il sole contengono sostanze altamente alterabili nel tempo e quindi hanno una scadenza, solitamente ben segnalata sulle confezioni», spiega il dottor Andrea Altomare, dermatologo di Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.

In genere, le creme solari durano circa 30 mesi dalla data di produzione, ma, una volta aperte, i tempi di scadenza si accorciano sensibilmente, soprattutto se il prodotto è stato portato in spiaggia, sotto il sole, ed è finito a contatto con sabbia e acqua di mare. «I filtri e tutti gli altri “ingredienti” contenuti nella crema si degradano facilmente con il calore e l’ambiente marino: oltre a diventare inefficaci, potrebbero persino risultare tossici.

Quindi meglio buttar via le creme dello scorso anno e verificare che quelle usate qualche mese prima siano state ben conservate, siano ancora intatte, con odore e colore non alterati». In linea di massima, i prodotti solari aperti durano meno di 12 mesi; i doposole dai 6 ai 12 mesi, gli autoabbronzanti dai 12 ai 18 mesi e gli spray antizanzare fino a 24 mesi. «Con la pelle non si scherza», continua il dottore. «Il sole è un fattore di rischio per i tumori della pelle, causati da danni ripetuti e cronici: più ci si espone a scottature ed eritemi, più il rischio aumenta.

È fondamentale prendere il sole con cautela, nelle ore meno calde, gradualmente e sempre protetti con un buon prodotto solare, meglio se acquistato in farmacia. All’inizio tutti, anche i fototipi scuri, dovrebbero usare una crema con fattore di protezione alto, non meno di 30: poi, man mano che la pelle si abbronza, si può diminuire il fattore di protezione. L’abbronzatura, infatti, non è altro che una protezione naturale, una difesa che la nostra pelle mette in atto contro il sole». Buone pratiche non seguite come si dovrebbe, visto che, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, circa sei milioni di italiani ogni anno si scottano al sole e all’incirca 20 milioni non usano creme protettive prima di esporsi.

Ma come scegliere il prodotto giusto? I migliori proteggono sia dagli Uvb, gli ultravioletti corti causa di scottature, sia dagli Uva, i raggi più dannosi, che stimolano l’invecchiamento cutaneo e hanno effetto oncogeno. È bene, poi, valutare il tipo di filtro della crema: ne esistono di due tipi, chimico o fisico, che possono essere entrambi presenti nello stesso prodotto. «Il filtro fisico solitamente è il biossido di titanio, sostanza che crea una barriera fisica che riflette i raggi. Le creme con questo tipo di protezione sono indicate per i bambini e per chi ha intolleranze e allergie: tuttavia, sono molto pastose e bianche, magari un po’ difficili da stendere e ben visibili sullapelle. Perciò, molti preferiscono le creme a filtri chimici, o miste, che proteggono dai raggi attraverso una reazione chimica, neutralizzando le radiazioni dannose affinché la pelle non le assorba».

Inoltre, al sole è meglio esporsi senza trucco: «I cosmetici e i profumi potrebbero alterare o rendere inefficaci le creme protettive, ma anche causare macchie o favorire le scottature. Comunque, i solari di nuova generazione sono pensati anche come cosmetici: ormai ne esistono per tutti i gusti e le esigenze, da quelli per chi ha l’acne agli stick per labbra, agli spray e gel idratanti, oltre che protettivi». Infine, è necessario ricordare che alcuni farmaci come gli antidiuretici, gli antidepressivi, gli antibiotici, gli antidiabetici, oppure i gel per le distorsioni articolari e muscolari, possono avere un effetto fototossico.

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