Omicidio Andrea Loris, l’autopsia inchioda la mamma Veronica

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Loris è stato strangolato tra le 9 e le 10 del mattino ed è morto per soffocamento. Il decesso non è stato provocato dalla caduta nel canalone, bensì da una fascetta di plastica stretta intorno al suo collo. Quando è stato gettato, da un’altezza di tre metri, nel fosso, era già morto. La frattura del cranio, quindi, è una conseguenza della caduta e non la causa del decesso’’.

Queste parole, chiare e inequivocabili, sono contenute nell’autopsia che il dottor Giuseppe Iuvara, il medico incaricato dalla Procura di Ragusa, fece sul corpo di Loris Andrea Stivai, il bimbo di otto anni ucciso il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. Per la sua tragica morte è in carcere da sei mesi Veronica Panarello, 26 anni, mamma di Loris. In questi giorni il pròcuratore generale della Cassazione ha chiesto che Veronica resti in carcere.

Per questo giudice, che rappresenta l’accusa, hanno una parte fondamentale gli esiti dell’autopsia, che non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni: Loris è morto in una fascia oraria compresa tra le 9 e le 10, cioè quando si trovava da solo in casa con la sua mamma. Dall’autopsia, inoltre, è emerso che il piccolo è stato soffocato con una fascetta di plastica ed è morto per “asfissia meccanica da strangolamento”. Per gli inquirenti, quindi, è stata Veronica a uccidere il piccolo e a gettare il corpicino senza vita in un canalone in località Mulino Vecchio. Il procuratore ha ribadito ciò che i giudici del Tribunale del Riesame scrissero su Veronica a gennaio, quando bocciarono la prima richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa: «Veronica ha tenuto una sconcertante glacialità nel simulare un rapimento a scopo sessuale e ha dimostrato un’impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere scaraventandolo nel canalone per occultare le prove del crimine».

A incastrare Veronica ci sono le telecamere sparse per il paese, che la mattina del defitto l’hanno immortalata nella zona del Mulino Vecchio. Ma ci sono altri indizi che la inchiodano alle sue responsabilità. Tra cui, appunto, l’autospia.

Nei giorni scorsi, però, il difensore di Veronica, l’avvocato Francesco Villardita, ha contestato la relazione del medico legale. La difesa sostiene che il bimbo sia stato ucciso prima, cioè alle 9, e che sia morto nello stesso luogo in cui è stato ritrovato il suo corpicino. Per Villardita, a provocare la morte del bimbo non sarebbe stata una fascetta stretta intorno al collo bensì un trauma cranico conseguente alla caduta nel canalone.

Il killer lo avrebbe adescato fuori dalla scuola e portato al Mulino Vecchio, dove lo avrebbe strangolato e gettato nel fosso quando era ancora vivo. Agonizzante, ma vivo. La tesi della difesa mira a scagionare Veronica, che alle 9, mentre Loris veniva ucciso, si trovava in casa, da sola. Per la difesa, infatti, il bimbo sarebbe morto 3 o 4 minuti dopo l’aggressione con le fascette, quindi se fosse stato gettato vivo nel canale, significherebbe che è stato ucciso lì, e non a casa. Viliardita, nel sostenere ciò, cita proprio la relazione di Iuvara, dicendo di aver avuto accesso alla stesura finale.

La sua, però, è una ricostruzione di parte che conferma ancora una volta come Veronica e il suo legale cadano spesso in contraddizione. Qualche settimana fa, infatti, la difesa aveva spostato in avanti l’ora del decesso di Loris, ipotizzando che il bimbo non fosse morto tra le 9 e le 10 ma più tardi, ovvero mentre Veronica si trovava a un corso di cucina, verso mezzogiorno.

Ora, invece, ritiene che il bimbo sia morto alle 9. Sia la prima che la seconda ipotesi sono, però, smentite proprio dall’autopsia, che ha fatto emergere tutt’altra verità. Purtroppo dovrete leggere parole molto dure, ma è nostro dovere di cronisti riferirvele. Ecco che cosa scrive Giuseppe Iuvara, il dottore incaricato di eseguire l’esame sul corpicino di Loris, nella sua relazione, ripresa dal Tribunale del Riesame nella sentenza di gennaio: «La morte del piccolo è inquadrabile tra le 9 e le 10.

Il decesso è stato causato da strangolamento. Compatibile con le lesioni cutanee (sulla pelle) sono le fascette. Le lesioni sulla testa sono post mortali (procurate dopo la morte). I segni di forbice sono anch’essi post mortali». Avete letto? Il medico fissa il decesso di Loris tra le 9 e le 10 e ne stabilisce anche le cause: soffocamento provocato da una fascetta stretta intorno al collo. Le ferite al cranio, invece, non sono state letali per il semplice fatto che Loris quando è stato gettato nel canale era gla morto.

Lo si evince, come leggerete più avanti, dal tipo di ferite e dall’assenza di emorragia cerebrale, cioè di fuoriuscita di sangue dalla testa. Come si fa, allora, a dire che il piccolo è morto alle 9 in conseguenza di quella caduta? La difesa è in possesso di perizie che smentiscono quelle eseguite dalla Procura? Lo sapremo presto se esistono davvero. Andiamo avanti con ciò che compare nella relazione firmata dal dottor Iuvara.

Relativamente alla posizione del cadavere si legge: «Il corpo giaceva in posizione prona (cioè a pancia in giù), con la testa girata sul lato destro e con una minima fuoriuscita di sangue dalle narici. Degli arti inferiori, il destro era in estensione, il sinistro in lieve flessione… Il braccio sinistro si presentava in intrarotazione… Il palmo della mano era rivolto verso l’alto. Al contrario, il braccio destro (anch’esso esteso) era spostato dall’asse del corpo e il palmo della mano rivolto al suolo…

Dopo i rilievi della Scientifica, era consentito l’accesso al cadavere: oltre a quanto già segnalato si constatava la scarsa presenza di ipostasi (chiazze violacee), assenza di fratture da precipitazione, pantaloni slacciati (bottone e cerniera) e leggermente abbassati, assenza di mutandine, suole delle scarpe pulite con minimi segni di strisciamento sulla superficie superiore della scarpa destra. Si evidenziavano altresì ecchimosi a carico della regione posteriore del collo ed escoriazioni multiple a carico della regione compresa tra l’angolo mandibolare destro e la rocca petrosa del temporale destro». In parole più semplice, il corpicino di Loris presentava lividi sul collo e ferite tra la mandibola e il cranio.

Ed ecco come è stato possibile per il medico legale stabilire con precisione le cause della morte del piccolo. Scrive ancora il medico: «L’ispezione configurava il quadro tipico dell’asfissia meccanica da strangolamento (solco cervicale, lieve protru-sione della lingua serrata fra i denti, petecchie anche congiuntivali)». Significa che sul collo del bimbo cerano i segni di uno strozzamento e piccole macchie scure, le cosiddette petecchie, che si trovano anche negli occhi nei casi di strangolamento e sono determinate dalla rottura violenta e improvvisa dei capillari, cioè dei vasi sanguigni. Si legge ancora: «Non si evidenziavano segni di colluttazione.

L’esame dello stomaco escludeva la presenza di cibo». fosse adagiato nel punto dove è stato ritrovato nel pomeriggio del 29 novembre da un cacciatore che stava partecipando alle ricerche. Scrive il perito: «Al ribaltamento del cuoio capelluto si evidenziava la frattura della teca cranica. Tale lesività, coerente con una precipitazione dall’alto, stante la mancanza di emorragia cerebrale, è da inquadrare come evento post mortem (avvenuto dopo la morte).

Altre ferite venivano rilevate sui polsi: lo spessore sottostante alle lesioni è stato prelevato per ulteriori verifiche. A seguito della consegna di alcune fascette in plastica rigida è stata verificata la compatibilità sia a livello cervicale (dietro al collo) sia a livello dei polsi. Ribadisco che la lesione cervicale è certamente quella da strangolamento, mentre quelle dei polsi presentano a occhio nudo scarsa infiltrazione. Compatibili con lesività da forbice risultano le lesioni sulla pelle, verosimilmente post mortali (ovvero relative alla pratica di rimozione della fascetta)». La relazione del dottor Iuvara ha dunque fatto emergere che Loris è stato strangolato tra le 9 e le 10 del 29 novembre 2014. In quella fascia oraria era in casa, da solo, con la sua mamma. L’unica a conoscere la verità.

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