Omicidio in diretta: “O’ fra, per favore basta”

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Of ra, per piacere… Basta… a hh h… ahhh…”. Gemiti di dolore e di terrore, il sangue che sgorga e arrossa la camicia, la consapevolezza della morte che sta arrivando. Le cimici e le intercettazioni telefoniche ascoltano in diretta la voce di un ragazzo di 25 anni che si sta spegnendo lentamente, dissanguato, chiuso in un’auto condotta dai suoi aguzzini che girano alla ricerca di un luogo sicuro. È il 18 marzo 2015, la voce viene incisa tra le 22.20 e le 23 circa.

Il ragazzo si chiama Raffaele Canfora. È un affiliato del clan dei “girati” di via Vanella Grassi di Secondigliano. È caduto in una trappola, tesa da un uomo del clan D’Amico. Canfora si è recato di sera nel famigerato rione Conocal di Ponticelli, Napoli est, un conglomerato di palazzoni dall’urbanistica degna di una puntata di ‘Gomorra’, per reclamare un credito di 12 mila euro. Il corrispettivo di una partita di hashish mai pagata.

SONO GIORNI che insegue via telefono ed sms il suo creditore, un coetaneo, Raffale Stefanelli, detto ‘O Russ, dei D’Amico: “O Russ, io a te ti sto facendo questo piacere (la che pareva essere l’appuntamento per il saldo della pendenza. Appuntamento che si tramuta in un agguato. Stefanelli e un complice, un ragazzino di 17 anni, A. M., entrano nella Panda di Carfora e gli fanno credere di condurlo a un appuntamento a San Giorgio a Cremano per incontrare la persona che dovrebbe pagare la droga.

Invece lo portano in una piccola strada di Ercolano, lo picchiano, gli sparano tre colpi di pistola. Almeno uno lo ferisce al torace. Sono le 21.30 circa. Gli abitanti di una casa nei paraggi, allarmati dagli spari, ascoltano urlare in dialetto: “Adda muri mio figlio, non ho fatto niente”. Uno si affaccia, vede una Panda grigia, un ragazzo ferito costretto ad entrarci che supplica pietà. Il giorno dopo la scientifica ritroverà un bossolo e tracce ematiche, il test del Dna confermerà che si tratta del sangue di Carfora. Il 19 aprile successivo il cadavere di Canfora verrà ritrovato per caso nelle campagne di Maddaloni (Caserta), semisepolto e ridotto a una carogna straziata dagli animali, in un luogo che secondo gli inquirenti non era stato scelto a caso, e A.M. aveva abitato a Maddaloni fino a un paio di anni fa.

I DETTAGLI emergono dall’inchiesta dei carabinieri della Compagnia Vomero e della Tenenza di Cercola, coordinata dai pm antimafia di Napoli Maurizio De Marco e Vincenzo D’Onofrio e dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Ieri il gip Anita Polito ha firmato quattro ordinanze di custodia cautelare per i reati di omicidio, detenzione abusiva di armi e distruzione di cadavere, un quinto arresto è stato disposto dal gip del Tribunale dei minori. Le indagini, grazie alle intercettazioni, alla ricostruzione degli agganci alle celle telefoniche e ai frame delle telecamere di videosorveglianza, hanno consentito di ricostruire metro per metro e minuto per minuto gli spostamenti di Canfora, dei killer (l’auto era guidata dal minorenne) e dei complici, parenti, accusati di aver fatto sparire il corpo. Spostamenti che coincidono sia con il luogo dove è stata ritrovata bruciata l’auto della vittima, che con il luogo del ritrovamento del cadavere.

Il gip ritiene “inspiegato” il motivo per il quale Canfora sia stato portato in giro agonizzante invece di essere ‘finito’ ad Ercolano. “Forse per mera crudeltà – scrive – o forse avevano progettato di ucciderlo in un luogo più isolato, ma il tentativo di fuga ha fatto cambiare i piani”. Stefanelli, che nel frattempo è stato già arrestato per altri reati, al compagno di cella che gli chiede notizie di Canfora risponde, senza sapere di essere ascoltato dai microfoni: “Lo abbiamo schiattato”.

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