Omicidio Melania Rea: Salvatore Parolisi tra 5 anni già fuori di prigione

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Nessuna condanna mi ridarà mai indietro mia figlia, ma vent’anni di carcere infilitti a Salvatore Parolisi sono pochi, soprattutto se penso che tra cinque quell’assassino inizierà a uscire di prigione. Sicuramente beneficerà dei permessi. La giustizia, nella quale ho sempre creduto e ancora credo, continua a farmi soffrire: ma come può un uomo condannato in via definitiva per l’assassinio della moglie uscire dal carcere dopo così poco tempo?”.

A pronunciare queste amare parole è stato Gennaro Rea, 62 anni, il papà di Melania, dopo che i giudici di Perugia hanno ricalcolato la pena definitiva per il suo ex genero, comminandogli vent’anni, solo vent’anni, per l’omicidio, con 35 coltellate, della sua splendida moglie avvenuto il 18 aprile del 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, in provincia di Teramo.

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Perugia sono stati chiamati a riformulare la pena di 30 anni inizialmente comminata a Parolisi dopo che i magistrati della Cassazione, il 10 febbraio scorso, pur riconoscendo la colpevolezza del caporalmaggiore dell’Esercito, hanno escluso l’aggravante della crudeltà. Niente aggravante, pena ridotta di ben dieci anni.

La vicenda giudiziaria di Salvatore Parolisi per questo brutale delitto, compiuto dinanzi alla figlioletta Vittoria allora di pochi mesi, è stata tutta in discesa: in primo grado era stato condannato all’ergastolo, in secondo grado a 30 anni di carcere, infine i giudici della Cassazione l’hanno riconosciuto definitivamente colpevole dell’assassinio della moglie, ma gli hanno tolto raggravante della crudeltà, stabilendo che il suo è stato un omicidio d’impeto. Così si è arrivati a vent’anni di prigione.

In Tribunale a Perugia, ad ascoltare la decisione dei magistrati, cerano il papà e il fratello di Melania. Gennaro Rea all’uscita non ha nascosto la sua grande tristezza. Ha detto ancora a Giallo: «Alla fine Parolisi se le cavata con venti anni. So che è il massimo della pena che poteva essergli inflitta, ma in cuor mio mi sarei augurato una condanna più severa. La scelta del rito abbreviato gli ha consentito uno sconto di dieci anni, che non sono pochi». Gennaro Rea porta sul suo volto i segni della sofferenza, non solo per aver perso sua figlia, ma anche perché avrà lui l’ingrato compito di raccontare un giorno alla nipotina Vittoria tutta questa terribile vicenda.

Ha detto questo papà coraggioso e nonno affettuoso: «Penso tutti i giorni a mia figlia che non ce più. Ma ogni volta mi rimbocco le maniche perché ce da pensare alla piccola Vittoria; una bambina destinata a crescere senza madre e senza padre. La nostra principessa. Non è facile convivere con questi pensieri che ti assillano tutti i giorni, in tutti i momenti.

Non è giusto che una bambina innocente sia stata condannata a questa drammatica realtà. Il nostro unico obiettivo è quello di far crescere Vittoria nel migliore dei modi, non facendola soffrire per una mancanza incolmabile, quella della madre, che si porterà dietro per tutta la vita. Vittoria è una bambina speciale. È intelligente e sta iniziando a capire bene cosa è successo.

Lo capirà ancora meglio in futuro quando sarà più grande e quando sarà più facile spiegarle alcune cose che al momento non è opportuno riferirle». È un dramma nel dramma quello di Gennaro Rea, per cui però la condanna definitiva dell’ex genero, seppur lieve, rappresenta comunque la fine di un incubo durato tanti anni. Ha detto ancora l’uomo: «Qualcuno mi ha chiesto se potrò mai perdonare l’assassino di Melania. Ma non scherziamo! Lo perdonerei solo se mi potesse ridare indietro mia figlia.

Non ne voglio più sapere di quell’essere, che ci ha rovinato la vita».Gennaro Rea ci ha raccontato ancora della nipotina: «Vittoria, nonostante la sua tenera età, ha compreso bene la malvagità del padre: da circa un anno si rifiuta di parlare al telefono con lui e non vuole andare più dai nonni paterni. Inoltre, sono profondamente amareggiato con i miei ex consuoceri perché, dopo la condanna definitiva di Parolisi per l’assassinio di mia figlia, mi sarei aspettato da loro una telefonata di scuse.

La madre e il padre di Parolisi, anche contro l’evidenza, hanno continuato sempre e ingiustamente a difenderlo. E quel silenzio, dopo una condanna definitiva, la dice lunga. Sono anche io genitore e anche io difenderei in ogni modo i miei figli, ma non di fronte a un delitto così brutale. Io avrei avuto il coraggio di chiedere scusa, di spendere due parole nei confronti dei parenti della vittima, che tanto hanno sofferto e continueranno a soffrire. Invece niente. Il loro silenzio è assordante. A questo punto mi chiedo se ancora oggi, di fronte alla verità sancita da una condanna definitiva, pensino che loro figlio non centri nulla. Spero che in cuor loro sappiano di aver cresciuto un uomo bugiardo, traditore e anche assassino».

In aula a Perugia cera anche Michele Rea, il fratello di Melania. Anche lui, insieme ai genitori, ogni giorno si prende cura della piccola Vittoria. Ci ha detto Michele Rea: «Con questa condanna a venti anni abbiamo chiuso un doloroso capitolo, almeno sotto il profilo giudiziario. Nessuno più potrà dire che Salvatore Parolisi è innocente.

I giudici hanno stabilito che è lui l’assassino di mia sorella. Rispetto la legge, ma ancora non mi capacito di come i magistrati abbiano potuto escludere l’aggravante della crudeltà. Nessuno mai mi convincerà che quell’essere nell’ammazzare Melania non sia stato crudele: sono convinto che già uccidere una persona sia un atto crudele, spietato. Non  dimentichiamoci che Melania, mentre veniva colpita da quelle 35 coltellate, sapeva di star morendo sotto gli occhi della sua bambina, che aveva appena 18 mesi e la stava aspettando ignara in auto. Non è crudeltà questa?». Michele ci aveva detto solo pochi giorni prima della sentenza di Perugia che non gli sarebbe importato quanti anni Parolisi avrebbe trascorso in cella, perché nessuna condanna gli avrebbe ridato indietro Melania, e lo ribadisce ancora una volta, ma con molta amarezza.

Ci ha detto: «Nessuno mai potrà restituirci Melania, neppure una condanna a cinquanta anni di carcere. Certo che sapere che tra qualche anno l’assassino di mia sorella potrebbe tornare in libertà, mi inquieta». L’avvocato Mauro Gionni, che difende la famiglia Rea, spiega a Giallo che, dato il codice penale italiano, questa condanna a vent’anni è un ottimo risultato, il massimo che si poteva ottenere. Dice il legale: «La famiglia voleva sapere chi ha ucciso Melania: è stato Parolisi. Questo è un punto fermo dal quale partire per ogni altra considerazione. I giudici della Cassazione non solo hanno stabilito che l’ex caporalmaggiore è un assassino, ma anche che è un traditore e un bugiardo.

Fatte queste considerazioni, sono d’accordo con la famiglia Rea: non si può gioire sapendo che l’assassino di Melania ben presto potrà uscire dal carcere. A metà della pena prevista e quindi al decimo anno di reclusione, inizierà a usufruire di permessi. Considerato che è in carcere da circa cinque anni, tra altrettanti anni inizierà a mettere il naso fuori dalla cella. Non solo. Ogni quattro anni di reclusione, gliene sarà abbuonato uno. Quindi da venti anni si arriverà alla condanna effettiva di 15 anni. Insomma, Parolisi sarà fuori tra meno di dieci anni. Questo è un problema che va ben oltre il caso Parolisi.

Il legislatore dovrebbe cambiare il codice penale: ci sono articoli che risalgono al 1930 e non sono mai stati aggiornati. Oggi si rischia di prendere più anni di carcere per una condanna per spaccio di droga che per un brutale assassinio come quello commesso da Salvatore Parolisi». Gennaro Rea, il papà di Melania, prima di salutarci, ci ha detto di avere ora un solo desiderio: «Spero che su tutta questa vicenda cali il silenzio. Vittoria ha bisogno di tranquillità per crescere sana e felice. Tutti i giorni andiamo al cimitero e parliamo con Melania. La aggiorniamo su come vanno le cose, anche se io sono certo che dal cielo lei continui a guardarci e a starci accanto».

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