Omicidio Meredith Kercher: Otto anni dopo il delitto resta un interrogativo: che fine ha fatto il vero e unico coltello che venne usato per uccidere Mez?

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La trovarono riversa sul pavimento, coperta da un piumone, come se l’assassino non volesse vedere quel corpo straziato dalle coltellate. Il cadavere di Meredith Kercher era rivolto verso l’armadio, con un solo piede che sporgeva in direzione della porta.

Fu trovato dagli agenti della polizia postale che, la mattina del 2 novembre 2007, entrarono nella villetta in cui Mez viveva da pochi mesi, insieme con Amanda Knox, studentessa di Seattle, e altre due ragazze italiane. Era stata uccisa la sera precedente. Il medico legale accertò che a causare la morte erano state due coltellate alla gola. La prima, più piccola, era una ferita da punta larga 1 cm e mezzo e profonda 4 cm, la seconda, da taglio e punta, misurava 8 cm.

Gli inquirenti ritennero che potesse essere un coltello rinvenuto nella cucina di Raffaele Sollecito. All’epoca era il fidanzato di Amanda. Un coltello però, di misure non compatibili con le ferite trovate sul cadavere di Mez.

La lama misurava 17 cm e mezzo e a 4 cm dalla punta la larghezza era di 3 cm, quindi la prima ferita (la più piccola) non poteva essere stata provocata da quel coltello.

A quel punto la Procura di Perugia sostenne che sulla scena del crimine era presente una seconda arma, un coltello più piccolo rispetto a quello sequestrato. Ci fu inoltre un particolare importante che la polizia scientifica non tenne in considerazione. Sul letto di Meredith venne rilevata l’impronta di una lama insanguinata. Se fosse stata sovrapposta a quella del coltello di Sollecito, si sarebbe potuto da subito escludere che quella sequestrata fosse l’arma del delitto. L’impronta si trovava vicino alla borsa di Meredith al cui interno venne isolato il Dna di Rudy Guede. Un elemento che supportava la tesi del furto, sostenuta dalla difesa di Sollecito.

Otto anni dopo il delitto resta un interrogativo: che fine ha fatto il vero e unico coltello che venne usato per uccidere Mez? Stando ad alcune indiscrezioni che noi di Quarto Grado abbiamo raccolto, il coltello sarebbe ancora nel dirupo a fianco della villetta di via della Pergola. Quello stesso dirupo che venne ispezionato il 19 dicembre del 2007 da alcuni uomini ingaggiati dalla famiglia di Raffaele Sollecito. Una battuta di ricerca però che non diede nessun esito, a causa della forte pendenza del terreno e della mancanza di mezzi adeguati. Mezzi che non sarebbero certo mancati alla Procura di Perugia, che decise di non ispezionare quel dirupo perché convinta di aver già tra le mani l’arma del delitto.

Ma c’è un giallo nel giallo.

La mattina dell’8 gennaio alle 12,30, un agente in servizio alla questura di Perugia, percorrendo la strada che fiancheggia il fossato, notòun borsone di pelle scura dal quale usciva un manico in legno, simile a quello di una roncola.

Lagente insospettito scese dall’auto e si accorse che a un segnale stradale era stata legata una lunga fune che scendeva per il dirupo.

Il poliziotto notò inoltre un uomo di mezza età che con due bastoni era alla ricerca di qualcosa. L’episodio mai fu approfondito. Resta ancora oggi un mistero. Chi era quell’uomo e cosa stava cercando?

I legali di Raffaele Sollecito chiesero un nuovo approfondimento, ma anche in quella circostanza non venne autorizzato. Secondo la loro ricostruzione Rudy Guede la sera del 1 novembre si sarebbe disfatto dell’arma proprio in quel tratto di strada mentre fuggiva.

E nel dirupo avrebbe gettato anche la chiave della stanza di Meredith, trovata chiusa dalla polizia.

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