Omicidio Sarah Scazzi, Ivano Russo era li quando le de cugine litigavano

763

Ivano Russo, il ragazzo con cui Sabrina Misseri aveva una relazione e di cui sembra si fosse invaghita anche la cuginetta Sarah, ha sempre dichiaralo di essere stato a casa a dormire il pomeriggio in cui la ragazzina sparì. In realtà, quel 26 agosto 2010 sarebbe stato dentro o vicino la casa dei Misseri. «Ivano sa più di quello che ha detto… Lui sa lutto». Virginia Coppola,

l’ex compagna di Ivano Russo con cui ha avuto un figlio in epoca successiva al delitto, racconta a un’amica di Avetrana la sua verità. “Mi ha detto delle cose e io sono scattata: “Tu Vi sci pariti, lu Vi sci pariti… iddu no è vuluto cu sci parla e iu l’ho mannatu a… (tu devi andare a parlare, devi andare a parlare… lui non ha voluto parlare e io l’ho lasciato, ndr)”. Frasi in dialetto e ricche di imprecazioni registrate nellatarda mattinata dello scorso 11 maggio all’interno dell’agenzia di assicurazioni gestita da Virginia Coppola. Siamo lì ad aspettare, al primo piano di uno stabile giallo sulla via per Nardò. E ascoltiamo. «Nu mi fa tiri, no pozza parici…(non farmi dire, non posso parlare, ndr)». Ma Ivano che sa? Sa che è stata Sabrina? (chiede l’amica) «Sì. Ivano lo sa. Sa tutto… lo non c’ero ma racconterò quello che ho scoperto per rispetto a mio figlio… Quando la legge mi chiamerà dirò tutto». Eppure la legge, come la chiama Virginia, non l’ha mai convocata.

È stata lei a rilasciare ai magistrati di Taranto dichiarazioni spontanee sui movimenti del suo ex compagno, nelle prime ore di quel pomeriggio d’estate quando ad Avellana scomparve Sarah Scazzi, la quindicenne ritrovata morta in un pozzo dopo 42 giorni. Per quel delitto sono in carcere, condannate in primo grado all’ergastolo, Cosima Serrano e la figlia, Sabi’ina Misseri, zia e cugina della piccola Sarah.
Virginia ha messo nero su bianco quello che dice di sapere il 30 gennaio 2014, dieci mesi dopo la fine della sua storia d’amore con Ivano Russo, l’Alain Delon di Avetrana di cui Sabrina era innamorala. E tremendamente gelosa. «Non mi capacitavo della motivazione che spingeva lui e la sua famiglia a mentire davanti agli inquirenti», si legge nel verbale firmato da Virginia Coppola. «Sulla circostanza sono diventata sempre più insistente nonostante all’epoca ci frequentassimo non in maniera assidua…». Un verbale scritto in italiano con frasi chiare e parole ricercate. Con un linguaggio diverso da quello usato con l’amica. L’assenza da casa di Ivano quel 26 agosto e la sua agitazione al rientro sono circostanze che Virginia dice di aver appreso dalla compagna del fratello di Ivano. Che lei indica come cognata: «Preciso che messo alle strette in ordine alle mie richieste di chiarimento relativamente a quanto appreso dalla cognata, lo stesso {Ivano, ndr), arrabbiato, mi diceva che effettivamente quel pomeriggio, ma solo per qualche minuto, era uscito per comprare le cartine {per le sigarette, ndr) e alla mia esplicita domanda se avesse visto la bambina, cioè Sarah Scazzi, mi disse vagamente: “Quelle stavano litigando”».

Su questa “confidenza”, la “cognata” di Ivano Russo, Antonietta Genovino, sarà sentita; intanto è indagata per falsa testimonianza così come Elena Baldari e Claudio Russo, madre e fratello di Ivano. Tutti sono adesso indagati per falsa testimonianza perché le loro prime versioni, per esempio sull’aposizione del telefonino di Ivano quel pomeriggio, non corrispondono a quelle poi rese al processo.Sempre nelle tre pagine del suo verbale Virginia riferisce di alcuni messaggi fra Sabrina e Ivano e del timore di quest’ultimo per quelli che avrebbe cancellato e che gli investigatori avrebbero potuto ritrovare. Messaggi che avrebbero riferito della litigata fra Sarah e Sabrina? È solo un’ipotesi. Ma a confermare che Ivano non stesse dormendo c’è la dichiarazione di un altro una macchina amaranto, come quella di Ivano Russo, allontanarsi intoxno alle 14 da via Deledda, dove risiede la famiglia Misseri e dove Sarah sarebbe stata uccisa.

Sulla litigata concorderebbe anche il racconto del fioraio Giovanni Buccolieri. In un interrogatorio svoltosi il 9 aprile del 2011, il fioraio mise a verbale che «mentre era alla guida del suo furgone per le vie di Avellana, il 26 agosto del 2010, poco dopo le 13.30 aveva visto Cosima Serrano, vicino alla sua autovettura Opel Astra grigio-azzurro, rivolgersi alla nipote Sarah Scazzi che era ferma sul marciapiede, dicendole, con tono minaccioso: “Moh ha nchianà intra la macchina” (ora devi salire dentro Vanto, ndrj. Sarah era molto turbata e con la lesta chinala; al l’interno dell’auto della Serrano aveva scoilo una sagoma di altra persona di sesso femminile con capelli legati all’indietro che si abbassava mentre Sarah entrava in auto dallo sportello posteriore destro». Dopo tale racconto, ritenuto cruciale dagli inquirenti prima e dalla Corte d’Assise poi, il fioraio Buccolieri cambiò idea, sostenendo che si trattava solo di un sogno fatto dopo il ritrovamento del cadavere di Sarah (e per questo è adesso sotto processo per false dichiarazioni).

Ma torniamo alla chiacchierata tra Virginia e l’amica. «Il giudice che Ivano dovrà temere sarà suo figlio», dice ancora Virginia Coppola. Che dopo aver strofinato le mani sudate sui leggings a fiori si accarezza i capelli raccolti in una coda stretta da un semplice elastico, e in dialetto sentenzia: «Ora che sei nella m… fatti difendere, mo’ che sei nella m… caccia li sordi ca no sete dai a fiita e paia» (lira fuori i soldi che non stai dando a tuo figlio e paga, ndr).

«Non so come sia fatto mio figlio. Non vedo da mesi il mio bambino», ci confida Ivano Russo, che per tutelare i suoi diritti di padre dice di essei’si rivolto a un legale. «La madre impone la sua presenza negli incontri con mio figlio, impone condizioni… Certo,di tutto mi sai’ei aspettato tranne che arrivasse a tanto. Ho saputo delle sue dichiarazioni solo la scorsa settimana. Si sta vendicando. Per me è chiaro, per i magistrati evidentemente no.

Ero in casa a dormire. Dovrebbero controllare la posizione del mio cellulare prima di prendere per oro colato le dichiarazioni di una persona che mi vuole male». Ma il cellulare era in cucina, come dice sua madre, o in auto? «Lo avevo dimenticalo in auto. Ho trovato solo nel tardo pomeriggio le chiamate e i messaggi di Sabrina… non avevo alcun motivo per andare in via Deledda. La storia con lei era già finita». Non è finita, invece, per il procuratore aggiunto Pietro Argentino e per il sostituto Mariano Buccoliero che davanti al castello di bugie e depistaggi hanno deciso il rinvio a giudizio per 12 persone. Anche quello di Michele Misseri per autocalunnia. Perché zio Miché continua a dichiararsi colpevole, e ad assolvere la moglie Cosima e la figlia Sabrina. «Sono innocentissime, io ho ucciso Sarah, sctava nervosu… la trattori non ci partiva» (ero nervoso, il trattore non partiva, ndr), ci conferma in contrada Centonze, ad Avetrana, dove lo abbiamo trovato al lavoro nelle sue terre.

Condividi