Omicidio Sarah Scazzi: Ivano Russo indagato per falsa testimoninza

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Sembra una soap opera dal sapore amaro, piena di intrecci intricati, con lei che denuncia lui lo stesso giorno in cui lui presenta querela contro di lei. Che dopo un mese rilascia dichiarazioni spontanee in Procura. Contro di lui. Che poi, più tardi, la querelerà nuovamente.

Una soap con due protagonisti: Ivano Russo e la sua ex compagna Virginia Coppola, con la quale tre anni fa ha avuto un figlio, Simone. Sullo sfondo c’è un delitto, quello di Sarah Scazzi, commesso il 26 agosto del 2010. Questa trama complicata inizia a fine dicembre di due anni fa. Le cose tra Ivano e la sua ragazza non vanno bene. Da mesi si trascinano i litigi. Volano parole grosse. Lei va a presentare denuncia, parla di aggressione e insulti. Ivano la querela. Trentotto giorni più tardi – è il 30 gennaio 2014 – è di nuovo Virginia ad agire, questa volta con un atto d’accusa lungo 99 righe in cui sostiene che Ivano ha mentito sul racconto di quel 26 agosto.

Su quel terribile giorno Virginia dice che, contrariamente a quanto sostenuto da lui davanti ai Pm, Ivano non sarebbe rimasto a casa fino alle 5 del pomeriggio, ma sarebbe «uscito di casa intorno alle 13.50 per andare a comprare le cartine per fare le sigarette ed è rientrato nervoso, in casa, intorno alle 14.15, sbattendo le cartine e il  suo telefono cellulare sul tavolo della cucina».

Dunque Ivano, a detta di Virginia, mente e sarebbe rientrato a casa nervoso. E mentirebbero anche la madre, il fratello e la cognata che, presenti, hanno negato quella circostanza e che sono stati anche loro indagati per false testimonianze.

Poche righe dopo Virginia attacca ancora più duramente. Dice di aver parlato con il diretto interessato che «alla mia esplicita richiesta se avesse visto la bambina, cioè Sarah Scazzi, mi disse vagamente: “Quelle stavano litigando”». Dunque finiscono dentro il verbale anche Sabrina e Sarah. A quando farebbe riferimento quello “stavano litigando”? Allo stesso 26 agosto? C’è di più: Ivano ha sempre detto che i contatti con Sabrina si erano interrotti alcuni giorni prima, con la decisione di lui di allontanarsi. Virginia lo smentisce: «Ivano mi confidò che il giorno prima dell’arresto di Sabrina c’era stato un contatto fisico tra i due».

E poi l’affondo finale, che lega la vicenda di Avetrana al rapporto stesso tra Virginia e Ivano. Virginia racconta che un giorno, durante la gravidanza, davanti alla volontà di lei di parlare di nuovo di quel 26 agosto, lui l’avrebbe aggredita, gettandola a terra. Lei sarebbe subito corsa in ospedale, riportando un “trauma contusivo in regione lombare”. Davanti alla dottoressa però, racconta Virginia, «dichiaravo di essere semplicemente caduta per strada, per evitare complicazioni ad Ivano».

La denuncia si conclude con l’ultimo atto di accusa e di violenza. «Ho atteso questo momento per riferire quanto era a mia conoscenza, perché intimorita dalla reazione di Ivano. Ma dopo che ha lanciato un mazzo di chiavi contro mio padre che in quel momento aveva in braccio mio figlio, in occasione del primo compleanno, ho maturato la volontà di liberarmi del peso che avevo».

Queste le parole di Virginia, che al telefono con noi aveva però negato di aver mai “conferito” con l’autorità giudiziaria. Secco Ivano: «Fa tutto per ripicca, mente e la verità verrà fuori. Purtroppo mi sta colpendo sul lato in cui sono più vulnerabile. Su quel giorno non ho mai mentito e la denuncerò per calunnia». Sarà forse un processo, un altro, a dover stabilire chi ha ragione in questa vicenda.

Con Ivano abbiamo parlato all’inizio del fatto, un paio di volte. Gli ho chiesto delle cose e lui mi ha risposto. Il confronto è stato quello». Parla Claudio Scazzi, fratello maggiore di Sarah, ospite in studio a Quarto Grado dopo le accuse dei magistrati a Ivano Russo. Ora che la Procura ha messo sotto la lente di ingrandimento le sue dichiarazioni, ritenendole in parte mendaci, su quel lontano 26 agosto 2010, quando Sarah è stata uccisa senza pietà.

«La mia idea – spiega Claudio – è che all’inizio di tutta la vicenda, quando ci sono state le prime audizioni, alcune cose sono state prese sottogamba dalle persone interrogate. Persone che hanno avuto lo scrupolo, magari in buona fede, di omettere dettagli, forse pure importanti ai fini delle indagini, per nontirare in ballo conoscenti o amici che, a loro avviso, avrebbero rischiato di finire, senza ragione, nel calderone dell’inchiesta. Persone che hanno sottovalutato la situazione all’inizio, non pensando che se arriva daTaranto un simile pool di investigatori, probabilmente conoscono già molte delle risposte alle domande che ti pongono. Dentro quelle risposte gli inquirenti non cercano solo la dinamica dei fatti, ma anche la sincerità e l’attendibilità di chi stanno interrogando».

Su Ivano, perciò, Claudio Scazzi sospende il giudizio, facendo intendere che, se anche avesse raccontato agli inquirenti verità parziali o una versione del proprio alibi discostante dalla realtà, sarebbe più dovuto ad ingenuità e leggerezza che non al torbido intento di nascondere elementi importanti. «Non è quindi un muro di omertà, nel tacere fatti gravi, ma di leggerezza, nel temere che le proprie parole potessero essere fraintese». E sebbene ci sia una differenza abissale tra prudenza e menzogna, il fratello di Sarah resta garantista, in vista del nuovo processo: «Ci sarà un dibattimento, saranno ascoltate anche le versioni di Ivano e della sua ex compagna, che lo accusa di aver detto il falso. Solo dopo averli ascoltati potremo sapere chi di loro dice la verità».

Francesca Rogar

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