Omicidio Yara Gambirasio: In un lettera anonima un uomo racconta la notte i cui fu uccisa Yara

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Non so da dove cominciare, non è semplice, ci sono voluti dieci giorni di lunga riflessione e in generale ci pensavo da 4 mesi”. Inizia così la lettera anonima di due pagine inviata il 31 marzodel 2011 alla redazione del giornale Eco di Bergamo.

A scrivere queste righe un anonimo che ricorda particolari molto interessanti su quella tragica notte del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve. Luomo, un agente di commercio sposato con figli che vive a 40 chilometri di distanza da Brembate di Sopra, si lancia in un lungo sfogo, raccontando ciò che vide quella sera di novembre nel campo di Chignolo: “Ho caricato una prostituta a 500 metri dal famoso campo del ritrovamento.

La donna mi ha portato nello spiazzo, quella specie di spiazzo esattamente di fronte al campo. Cera buio, sì. Una serata abbastanza fredda e da poco aveva smesso quel mezzo nevischio pioggia”. Luomo è certo che il ricordo riguardi la sera del delitto di Yara. Dice di averci riflettuto per mesi ma solo dopo il ritrovamento del corpo nel campo di Chignolo, il 26 febbraio del 2011, si è deciso a mettere tutto nero su bianco.

Lagente di commercio ripercorre quegli istanti attimo per attimo: “Avvicinandomi alla strada notiamo che non c’è nessuna auto in zona ma ci sono due scooter parcheggiati di traverso fin dove si può arrivare. Non sono scooter grandi non sono quelli da patente  sono scooterini da ragazzini”. Insieme ai motorini nota 2 caschi, uno sulla sella di uno scooter, l’altro poggiato a terra. A questo punto i fari della macchina illuminano oltre il bordo della strada, fino al centro del campo e l’uomo e la donna vedono in mezzo all’erba tre ragazzi che si muovono in maniera agitata: “Sembravano litigare o forse scherzavano e avevano fretta, non lo so”.

A questo punto l’agente di commercio si impaurisce, la prostituta gli chiede di andare via abbandonando il campo e quei ragazzi un po’ agitati: “Mi ha portato a circa un chilometro di distanza. Da questo momento non so più nulla”.

Quando gli inquirenti sequestrano la lettera, la trovano all’interno di una busta affrancata ma non timbrata dall’ufficio postale. Al posto dell’indirizzo c’è scritto: “Per il bene di Yara”.

L’1 aprile del 2011 la polizia scientifica di Milano inizia a esaminarla. Vengono prelevate alcune tracce biologiche e isolati almeno due Dna maschili. Il Dna successivamente viene comparato con tutti quelli repertati fino ad allora, senza risultato. Il rappresentante resta anonimo e gli inquirenti abbandonano la pista.

L’unica persona che avrebbe potuto confermare o smentire il racconto dell’uomo è la prostituta, la donna che era in macchina con lui: “La donna sudafricana si fa chiamare

Lucy, ora verificate voi magari e un nome inventato, magari lo cambia. Ma se riuscite a farla parlare vi confermerà”. Anche la donna però rimane nell’ombra. Né polizia né carabinieri la troveranno.

Ma allora cosa è successo in via Bedeschi a Chignolo la sera del 26 novembre del 2010? C’erano veramente quei ragazzini nel campo di Chignolo? E se erano lì, avevano a che fare con la morte di Yara?

LA LETTERA ANONIMA

Per favore, prima leggete, poi giudicate. E sinceramente m’importa anche poco quel che ne farete di questa lettera, da ora mi sento a posto con la coscienza …

Non mi posso esporre, visto poi come trattano i testimoni, e il mio racconto distruggerebbe una vita di sacrifici …. Le cose stanno così sono un agente di commercio e vivo a 40 km da Chignolo d’isola, ma giro tutta la bergamasca per lavoro.

Il 26 novembre, ore 19 in punto,  ho caricato in auto una prostituta. Si fa chiamare Lucy, ora verificate voi, magari è un nome inventato, magari lo cambia ma se riuscite a farla parlare vi confermerà. La donna mi ha portato nello spiazzo, quella specie di spiazzo esattamente di fronte al campo. Già avvicinandomi alla strada notiamo che non c’è nessuno, nessuna auto in zona, ma ci sono 2 scooter parcheggiati.

Non sono scooter grandi, non sono quelli da patente, anche se non me ne intendo di moto, sono scooterini cose da ragazzini. Purtroppo non ricordo, penso fossero neri. Unica certezza, c’era un casco a terra e uno sulla sella. Con i fari per pochi secondi ho fatto luce nel campo e ho visto, anzi abbiamo visto, delle figure che si allontanavano o meglio si addentravano nel campo. Sembravano litigare o forse scherzavano e avevano fretta Erano 3 sicuro ed erano le 19 in punto del 26 novembre.

A quel punto la donna ha capito che ero a disagio in ogni caso e mi ha detto: gira c’è un altro posto. Nel riportarla dov”era salita non era possibile vedere se gli scooter c’erano ancora e poi, scusa, ma in quel momento chi dava peso a questa cosa e chi se ne fregava del fatto?

Lo so è poco, non ho dettagli, grandi ricordi, non ho veramente nulla di nulla di più di ciò che ho scritto e visto in quel minuto maledetto. Spero lo prendiate e non importa se ha 10 anni o20o 30, deve pagare.

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