Omicidio Yara Gambirasio: S’avvicina il processo più atteso, e la moglie di Bossetti sembra incrollabile

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Svuotata, i lineamenti tirati, il pallore che neanche il cerone della Tv riesce a celare del tutto. È passato un anno e si vede tutto sul viso di Marita Comi. È passato un anno e lei non cede. «Sarò fino alla fine al fianco di mio marito». Incrollabile. Ma qualcosa è cambiato, il peso c’è ed è tutto sulle sue spalle.

Il peso di una colpa enorme, inimmaginabile. Non sua. Una colpa ancora tutta solo ipotetica: è la moglie di Massimo Bossetti, è la moglie dell’uomo che il 3 luglio sarà processato con l’accusa di aver rapito c ucciso Yara Gambirasio il 26 novembre 2010. Tre anni, sei mesi e 20 giorni dopo la sua vita, la vita di Marita e della sua famiglia viene ribaltata dall’arresto di suo marito. «Uno choc enorme, una ferita che tutti ci porteremo dentro comunque vada». Lo dice in Tv, Marita, ospite per un’intervista esclusiva alla trasmissione di Canale 5 Segreti e Delitti.

E di fronte al giornalista Gianluigi Nuzzi si trova ad argomentare. A spiegare. A dettagliare i particolari di una vita che mai avrebbe pensato sarebbe diventata pubblica. Ma suo marito è accusato dell’inimmaginabile, suo marito va a processo e rischia con tutta probabilità l’ergastolo. Così, quando le viene domandato di quelle ricerche scabrose sul pc di casa, Marita, madre di famiglia e casalinga qualunque, si trova a dover ammettere che sì, qualche filmino porno lo vedeva in compagnia di Massimo.

Perché, per quanto imbarazzante, lo sa anche lei che questo è uno snodo fondamentale dell’inchiesta visto che attorno a quelle quattro parole “sesso con le tredicenni” digitate su Internet potrebbe celarsi l’interesse morboso di suo marito nei confronti, appunto, delle adolescenti e della stessa età di Yara. E allora va bene anche ri spondere a quelle domande dirette, umilianti, indelicate. Guardavate film porno con suo marito, signora Comi? «Sì, qualche volta, ma non abbiamo mai cercato cose specifiche e certo mai quel tipo di ricerca». Perché Massimo «è innocente, io starò vicino a lui tutta la vita», ripete.

Incrollabile in questa intervista come in ogni intervista, come in ogni dichiarazione pubblica. Ma i segni sul suo viso, quelle guance scavate, quegli occhi enormi e segnati sono indicatori inequivocabili. Parlano di un dolore che non si può raccontare. E, forse, fanno trasparire qualche verità che Marita non può, non deve rivelare.

Per lei parlano le intercettazioni degli inquirenti diventate pubbliche. Dialoghi tra i coniugi durante i colloqui in carcere a Bergamo che raccontano un film diverso. «Dimmi la verità, Massimo, se la scopro dopo è peggio». Perché Marita non c nc cieca ne sorda. Rispetto a quel 16 giugno di un anno fa in cui il mondo le crollò sulla testa all’im-provviso, sa. Conosce. Ha letto gli atti, ha parlato con gli avvocati, ha probabilmente imparato nozioni sul Dna che neanche immaginava, poiché si deve proprio alle tracce biologiche sugli indumenti della povera Yara se suo marito si trova in carcere.

E per quanto incrollabile sia almeno pubblicamente la sua fede in Massimo è chiaro che è una donna dilaniata dal dubbio. A partire da quella sera dell’arresto e dalla lite che ebbe con la suocera Ester Arzuffi in questura.Una discussione di cui finora si era soletto, ma della quale Segreti e  delitti ha in esclusiva  trasmesso l’audio. E  che è a tutti gli effetti una durissima accusa di Marita a una donna con la quale, con tutta evidenza, già prima di quel momento i rapporti erano quantomeno formali.

Perché, non dimentichiamolo, all’arresto di Bossetti si arriva grazie a una prova del Dna che certifica nero su bianco una vita di menzogne. Non solo da parte di Massimo, che per la procura di Bergamo è Ignoto 1, ovvero l’assassino di Yara. Ma anche da parte di sua madre Ester che, stando alla genetica, avrebbe concepito lui e la sua gemella Laura nell’ambito di una relazione extraconiugale con l’autista di Gorno Giuseppe Guerinoni. Ed è su questa paternità naturale balzata di colpo agli onori delle cronache che scaturisce il furibondo l’accuse di Marita a Ester. «Lei me lo deve dire, me lo dica, me lo dica adesso. Mi dica la verità: chi è il padre di Massimo?».

La suocera cerca di chetarla, nega seccamente. La cognata Laura invece sul tema glissa. Difende il fratello: «Ma stiamo scherzando? Massimo non farebbe del male neanche a un animale, non può essere un assassino». L’espressione di Marita, quando questo audio viene trasmesso, resta imperturbabile. Ma si capisce anche da quello che non sa, non può raccontare, che da allora lei ed Ester hanno smesso di essere nuora e suocera, nonostante ci siano tre bambini, tre nipotini di mezzo. Tutto finito, un altro legame spezzato.

Ostenta normalità, Marita. Quasi dura, anche quando Gianluigi Nuzzi le chiede dei Gambirasio. Non ha mai pensato di incontrarli, signora? «No». Secca, sincera. Quasi, direbbero quelli bravi in psicologia, anaffettiva. O forse solo una donna che in questo anno orribile ha dovuto costruirsi una corazza. Una scorza che vacilla solo a un certo punto, quando le viene chiesto che cosa pensa dei pedofili. Marita abbassa per un attimo gli occhi. E mormora: «No». Come dire, non chiedetemi anche questo, per favore. Ma è solo un attimo. La fronte torna alta. Incrollabile.

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