Orrore in convento: sangue, m olestie e soldi spariti

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Per i suoi fedelissimi è più santo di Padre Pio, per alcuni frati e tanti ex frati ed ex suore che sono fuggiti dall’istituto dei Francescani dell’Immacolata (almeno 100 negli ultimi 10 anni) il fondatore della comunità religiosa, Padre Stefano Manelli è un traditore della Chiesa, artefice di terrorismo psicologico, atti di libidine, vessazioni e minacce ai danni di frati e suore. Ci sono un paio di testimonianze su suore che sarebbero state costrette a stare con uomini che pagavano l’istituto, altre che parlano del divieto di curarsi, con gravi conseguenze per la salute: “È contro la povertà prendere i medicinali”. Secondo una ex suora, padre Manelli avrebbe anche costretto delle consorelle a fare un giuramento di fedeltà assoluta con una lettera scritta con il sangue.

UNA MONTAGNA di soldi destinati alla carità, soprattutto alle missioni in Africa e in Brasile sono tornati in Italia e il sospetto è che avrebbero alimentato il conto corrente personale di Padre Manelli mentre le suore missionarie erano costrette a mangiare cibo avariato. Le denunce sulle presunte devianze nelle varie sedi di questo istituto, nato a Fri-gento, in Campania, sono cominciate nel ’98 quando sette persone hanno scritto alla Congregazione dei religiosi, l’organismo in Vaticano che si occupa di indagare sul giusto operato delle comunità cattoliche. Hanno puntato il dito contro i vertici, gli unici artefici di presunti abusi a danno dei religiosi comuni. Ma tutto è rimasto nei cassetti fino a quando non è arrivato Papa Benedetto XVI, che ha mandato un visitatore apostolico. La svolta c’è stata, però, con Papa Francesco che ha commissariato l’istituto. In mano al Vaticano ci sono decine di testimonianze su quanto sarebbe accaduto nelle sedi dei Francescani dell’I mm a c ol ata. Ora quei dossier, che IlFat-to ha potuto leggere, sono da un paio di settimane anche in mano alla Procura di Avellino che deve vagliare la loro veridicità e rilevanza penale. A consegnare la corposa documentazione, piena di racconti sconvolgenti, tutti da riscontrare, è stato l’avvocato Giuseppe Sarno, legale dell’Istituto e del commissario apostolico del Vaticano, padre Fi-denzio Volpi, morto improvvisamente il 7 giugno scorso.

Ecco che cosa ha scritto un frate su padre Manelli, ascoltato da un parroco che ha raccolto diverse testimonianze al l’esame del Vaticano e ora anche dei magistrati: “Erano evidenti i metodi di plagio sui ragazzi. Parlava di inferno e di dannazione se non fossero entrati nell’Istituto”. Il frate aveva già denunciato, inascoltato, a metà degli anni 90 i “soprusi”. “Oltre alle due lettere che inviai alla Congregazione, incontrai Padre… mi rivelò con un dispiacere immenso che qualcuno non voleva che si mandasse il visitatore apostolico, anche se per lui era assolutamente urgente. Riporto qui solo alcuni insegnamenti certamente suggeriti da lui -diffusi da alcuni frati e suore: Padre Manelli ha le stimmate invisibili; Padre Manelli ha ricevuto da Padre Pio tutti i suoi carismi e per questo scomparvero al Santo le stimmate alcuni giorni prima di morire. Solo chi obbedisce ciecamente a Padre Manelli sta nella verità” . Un’altra testimonianza: “Le suore hanno messo su, in modo arbitrario, un sistema lager. Madre. per punizione fa pulire il pavimento strisciando con la lingua, cioè fa leccare la stanza”.

L’ex suora che ha raccontato di giuramenti con il sangue ha scritto al Vaticano nel 2001 ma non è successo nulla. Il prefetto della Congregazione dei religiosi era il cardinale Eduardo Martinez Somalo.

QUAN DO c’è stato il commissariamento, nel 2013, ha testimoniato nuovamente su Ma-nelli: quando si trovava a Montecassino, secondo la sua versione dei fatti, padre Ma-nelli avrebbe chiesto obbedienza con il sangue a lei e a poche altre consorelle: “Il Padre Abate di Montecassino era contrario alla presenza del Manelli nella vita delle suore, così ci fu riferito da Padre Stefano. La notte del nostro arrivo a Frattocchie il Manelli ci disse che avremmo dovuto scrivere una formula con il sangue con cui avremmo dovuto affermare la nostra obbedienza ai Padri Fondatori, specie a lui e di offrirci vittime per qualcuno. Io offrii la mia vita per lui. Tutto doveva essere svolto in gran segreto nella cappellina della baracca”.

E ancora: “Finite le lezioni ci chiamava quasi tutti i giorni nella sua stanza da sole per fare direzione spirituale, così diceva lui. Una mattina, dopo la lezione, fui chiamata io, ma appena entrata si avvicinò a me con un atteggiamento per nulla spirituale e che mi fece ritrarre infastidita e confusa. Cercò di tranquillizzarmi dicendomi che non dovevo vergognarmi machedovevo considerarlo come il mio sposo. A queste parole risposi in modo fermo e nauseato che il mio sposo era Gesù e Lui solo, e andai via sconvolta. A Pietrelci-na per un ritiro spirituale, P. Stefano mi metteva la mano in petto e la muoveva in senso rotatorio, alla mia sorpresa a quel gesto insolito disse che poiché ero piena di Gesù e dell’Immacolata nel mio cuore lui in quel modo li sentiva, era come accarezzare loro”.

Papa Francesco ha fatto chiudere anche il seminario interno dei frati francescani dell’Immacolata, il cui rettore, Settimio Manelli, nipote del fondatore, ha proibito la partecipazione all’in s e di amento del Pontefice il 19 marzo 2013. Nel seminario veniva persino censurata la lettura dell’Osservatore Romano, considerato “troppo di sinistra”.

AL PONTEFICE, il 30 agosto 2014, ha scritto il papà di una suora, tra coloro che presentarono denuncia già nel lontano ’98: “Se queste ultime testimonianze hanno una valenza grave per la Chiesa e forse anche rilevante dal punto di vista penale, Santo Padre, in ginocchio, come un figlio, Le chiedo: perché l’efficace macchina da Lei messa in moto per far piena luce su questi fatti, sembra oggi che si sia in un certo modo quasi fermata? Perché non si fa piena giustizia a tante persone che hanno sofferto e soffrono e sono (o sono state) vittime dì tanti abusi e soprusi in quell’Istituto? Solo per questo grido di dolore profondo, mi sono permesso di importunarla, per supplicarla di dare compiuta e rapida soluzione, oltre che risposta adeguata, alla gravità dei fatti, riferita, ormai, da centinaia di testimonianze”.

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