Orrore in Francia il terrorista attacca un impianto di gas decapitato un uomo

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PARIGI Un uomo decapitato, la testa appesa a una rete metallica e ai lati due bandiere con la shahada, la professione di fede dei musulmani: la scena questa volta non arriva da un deserto ocra del nord della Siria, ma da una periferia industriale a sud di Lione, dal cortile di una fabbrica di gas industriali. L’orrore torna in Francia sei mesi dopo le stragi di Charlie Hebdo e dell’ Hypercacher di Vincennes. Yassin Salhi, 35 anni, padre algerino, madre marocchina, residente in un paesotto dell’hinterland di Lione, sposato con tre figli, ha colpito poco prima che cominciassero ad arrivare le notizie delle stragi in Tuni-siae in Kuwait.

Alle 9 e 37 di ieri mattina, il furgoncino della Colicom/Atc arriva al cancello della Air Products, fabbrica di Saint Quentin Fallaviers che produce gas industriali classificata Seveso per il rischio d’impatto ambientale in caso d’incidente.

Aprono con un cenno della mano, nessun bisogno di controllare: tutti conoscono Yassin, che da dicembre lavora come autista per la ditta di trasporti dellavicinaChassieu. È l’inizio dell’attacco. Il furgone va avanti lungo il muro, scompare per quattro minuti dalla videocamera di sorveglianza. Quanto basta a Yassin per sistemare la testa del suo capo, Hervé Cornara. 54 anni, direttore commerciale della ditta, su una rete metallica. Il corpo è dentro la macchina e per terra, a qualche metro, gli inquirenti troveranno un coltello. Poi Yassin si scaglia a tutta velocità contro uno dei due depositi della fabbrica, un hangar pieno di bombole di gas. C’è una forte esplosione, metà dell’ hangar è distrutta, ma nessuno degli operai (ce ne sono 43 sul sito) è ferito. Molti vicini credono sia un aereo passato troppo basso: l’aeroporto di Lione Saint-Exupéry è a pochi chilometri. Gli operai allertano i pompieri, che arrivano pochi minuti dopo, mentre Yassin sta tentando di aprire delle bottiglie di acetone, ha un accendino, vuole far saltare tutto. Ma un vigile del fuoco riesce a neutralizzarlo. «Lo ha preso a pugni» dirà più tardi il ministro dell’Interno Cazeneuve.

SCHEDATO

Prima di arrendersi, Yassin urla: «Allah Akbar». Poi più niente, rifiuta anche di dare le sue generalità, ma non c’è bisogno: tutti gli operai lo conoscono. E anche i servizi francesi: è stato schedato perché vicino ai radicali tra il 2006 e il 2008. L’inchiesta è subito affidata all’unità antiterrorismo, che mette in stato di fermo la moglie di Yassin, sua sorella e un uomo, Mohamed, che sarebbe stato visto aggirarsi con la sua auto vicino alla fabbrica prima dell’attentato: sarà rilasciato nel tardo pomeriggio.

HOLLANDE

François Hollande ha appreso la notizia mentre si trovava a Bruxelles a una riunione con Angela Merkel e il premier greco Tsipras. Il presidente è immediatamente tornato a Parigi, dove ha convocato una riunione del Consiglio ristretto di Difesa all’Eliseo. «C’è l’emozione – ha detto – ma non può essere la sola risposta. La risposta è l’azione, non dobbiamo cedere alla paura, né cercare divisioni inutili, sarebbe intollerabile. Occorre la verità, ed eradicare i gruppi e gli individui responsabili». L’efficacia dei servizi è però di nuovo sotto accusa. Ancora una volta l’attentatore era stato schedato, ma poi perso di vista. Il ministro dell’interno Cazeneuve ha ricordato che le forze di sicurezza sono state rafforzate, che dagen-naio sono stati creati «1500 posti supplementari e stanziati 233 milioni di euro». Forse non abbastanza per le 1750 persone considerate pericolose e da seguire su tutto il territorio. «Il rischio è molto elevato e ha cambiato natura – ha detto Cazeneuve – non siamo più di fronte agruppi terroristici che vengono dall’estero e ripartono» ma di fronte a «un terrorismo ad accesso libero», alimentato «da internet» e «da una propaganda estremamente sofisticata». Hollande ha lanciato un appello «all’unità», ma l’unione nazionale della colossale manifestazione dell’11 gennaio è lontana. Se

Marine Le Pen ha subito chiesto la fine delle «grandi dichiarazioni», la «chiusura delle frontiere e l’espulsione degli stranieri sospetti», Nicolas Sarkozy ha ricordato che «da settimane chiediamo al governo di prendere tutte le misure necessarie per difendere i nostri compatrioti».

Da ieri, su tutta la regione il dispositivo antiterrorismo Vigipirate è passato al livello massimo, quello di rischio imminente di attentato. Dal Sudamerica, dove è in viaggio ufficiale, il premierValls ha ordinato una «sorveglianza rafforzata» di tutti i siti sensibili, in particolare quelliindustriali.

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