Un ospedale pediatrico Emergency – L’architettura che non ha confini

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Ospedale Pediatrico Emergency- Prendete un ospedale all’avanguardia, specializzato, costruito nel totale rispetto dell’ambiente, con tecnologie non costose e di altissimo livello.

Ospedale Pediatrico Emergency– Difficile, anzi impossibile immaginare una struttura del genere in tempi di tagli alla sanità. Adesso immaginatelo nel deserto africano, più precisamente a Port Sudan.
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Improbabile? Futuristico? Miraggio?

No, non è un miraggio quello di cui voglio parlarvi ma un avveniristico progetto commissionato da Emergency (l’Ong fondata da Gino Strada e Teresa Sarti nel 1994) e immaginato da TAMassociati: l’Ospedale Pediatrico di Port Sudan.


Il progetto è valso allo studio di architettura italiano la Medaglia d’oro Giancarlo Ius, nell’ambito Premio Biennale Internazionale di  Architettura Barbara Capocchin, destinata all’opera di architettura maggiormente innovativa e sostenibile sotto il profilo del risparmio energetico e dell’utilizzo delle energie rinnovabili. Secondo la motivazione l’ospedale

“prova a risolvere con ottimi risultati i temi principali delle sfide della contemporaneità come realizzare edifici ad alto comfort con tecnologie semplici e non costose, in luoghi dalle condizioni climatiche (e sociali) estreme, dove l’energia e l’acqua sono beni preziosi”.

L’ospedale sorge in un una zona molto povera della città, che negli ultimi anni ha conosciuto un enorme crescita demografica a causa dell’arrivo di contadini in fuga dalle campagne – prostrati dalle siccità sempre più frequenti – di lavoratori del porto, di profughi provenienti dai vari conflitti dell’area.

La struttura si sviluppa su 780 mq, con 14 posti letto di degenza, 4 posti letto in isolamento, 3 ambulatori, farmacia e servizi diagnostici. Al centro della clinica sorge una “piazza/giardino” pubblica che fornisce assistenza sanitaria ai bambini del quartiere (è stato previsto un programma di vaccinazioni, in collaborazione con il ministero della Sanità locale in cui bambini possono completare il programma vaccinale previsto dai protocolli internazionali) ma anche spazi verdi per l’aggregazione ed il gioco dei più piccoli.

Per fronteggiare le problematiche legate al clima desertico gli architetti hanno scelto di fondere tecnologia e tradizione, optando per l’impiego di pannelli frangisole ispirati alle costruzioni tradizionali del luogo. Anche il materiale utilizzato per la facciata principale, la pietra di corallo, proviene dalle vicinanza ed è stato recuperato dalla demolizione di un carcere d’epoca coloniale.

Il progetto è stato finanziato grazie all’opera fotografica di Massimo Grimaldi Emergency’s Pediatric Center Supported by MAXXI, vincitrice del concorso internazionale MAXXI 2×100 che ha destinato il premio di 643.000 euro alla costruzione dell’edificio.

Come vi dicevo, non parlo di un miraggio: l’ospedale pediatrico di Port Sudan è l’ennesima prova del fatto che è possibile costruire senza distruggere perché esiste un’architettura intelligente, che sa riqualificare lo spazio, che sa concepire una struttura prima di tutto nel rispetto dell’uomo che la deve abitare e poi della natura che la va ad accogliere.

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