Pandillas, codici e machete le gang latine a Milano

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La sera dell’11 giugno il capotreno Carlo Di Napoli, 32 anni marito e padre di una bimba di cinque mesi, sta sul convoglio che dal sito di Expo corre veloce verso Rogoredo. Linea suburbana S14 creata apposta per l’Esposizione universale. Con lui un collega che ha quasi terminato il turno. Poco dopo le 21.

Negli stessi minuti in un parco vicino alla stazione Certosa un gruppo di sudamericani fa serata con fiumi di vodka. Sono una decina di persone, quasi tutti di origine salvadoregna. C’è anche una ragazza. Alcuni di loro si portano dietro una vita balorda. Qualcuno è clandestino, altri sono affiliati agli MS 13, gang latina nata in America centrale e che l’Fbi considera la “pandilla” più pericolosa al mondo. Destini lontani quelli di Carlo e dei latinos.

IL TEMPO, PERÒ, accorcia le distanze. E così alle 21.50 di mercoledì, quando il treno arriva alla stazione di Villapizzone, Carlo decide di fare il suo mestiere. Chiede il biglietto a quei ragazzi alterati dall’alcol. Sono appena saliti. Su dieci solo uno ha pagato la corsa. Ora il tempo scorre rapido. Il gruppo dei latinos si dilegua. Restano in quattro.

Carlo insiste. Dovrà farli scendere e compilare il verbale. Basta questo: la minaccia di una multa. E uno dei quattro estrae dai pantaloni un machete e lo colpisce al braccio. Il colpo è terribile. Carlo sanguina. I latinos fuggono. Il suo collega, ferito anche lui, si sfila la cintura e tenta di bloccare l’emorragia. Portato in codice rosso all’ospedale Niguarda, Carlo non perderà l’uso del braccio grazie a un’operazione di otto ore. Mentre il capotreno è sotto i ferri, in via Edoardo Moneta vicino al ponte Martin Luther King la volante Comasina bis ferma due salvadoregni.

Sono giovanissimi e hanno i vestiti imbrattati di sangue. Dopo l’aggressione sono fuggiti verso i campi di via Negrotto. La polizia li accompagna in Questura per identificarli. In via Fatebenefratelli ci restano per oltre dodici ore. Fino a che nella serata di ieri i lunghi interrogatori danno i frutti sperati. Le risposte di uno dei due chiariscono il quadro definendo dinamica e protagonisti dell’aggressione. E così per entrambi scatta l’arresto con l’accusa di tentato omicidio. Si tratta di Jackson Jahir Lopez Trivino, 20 anni irregolare, e di José Emilio Rosa Martinez 19 anni che la squadra Mobile considera l’esecutore materiale dell’aggressione. Sarà proprio Martinez, già padre di un figlio, a fare dichiarazioni di responsabilità spiegando la modalità della violenza e di averlo fatto per difendere i propri compagni. Trivino, invece non ha risposto. Il suo, però, è un nome noto agli archivi di polizia visto che nel 2013 viene coinvolto nell’operazione Mareros

sull’associazione criminale

MS13. Nel comunicato di allora la polizia scrive: “La gang, conosciuta anche come Mara-salvatrucha è nata in America centrale, ed è considerata come la più pericolosa al mondo”. L’inchiesta Mareros svela dinamiche e interessi della gang. Tutti gli affiliati devono seguire alcune regole racchiuse nel “codice della Mara” che prevede anche le iniziazioni. Si tratta di rituali violentissimi che per le donne prevedono lo stupro.

VIOLENZA INAUDITA, dunque. Che due giorni fa ha colpito Carlo Di Napoli. “Ho avuto molta paura, ma ora mi sento più sollevato: la cosa più importante è che potrò riabbracciare la mia bimba”. Queste le sue parole dopo l’intervento. “Avevo intuito che c’era una situazione strana e per questo ho chiesto al mio collega se poteva stare ancora con me”. Durante l’aggressione con il machete Carlo si è difeso con un braccio. Movimento che ha evitato conseguenze se possibili peggiori. Da qui l’accusa di tentato omicidio. Su Facebook la moglie ha scritto: “Questa è la notte più brutta e lunga della mia vita, mio marito è una roccia anzi la nostra roccia!”. All’ospedale Niguarda ieri si è presentato anche il governatore Bobo Maroni che ha commentato così il fatto: “Chiederemo di mettere i militari e la polizia per contrastare questi fenomeni. Voglio qualcuno che impedisca queste cose e se è necessario spari”. Intanto l’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pm Lucia Mi-nutella, prosegue per identificare almeno altri due latinos. Al momento la polizia sta lavorando su alcuni nomi.

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