Papa Francesco toglie l’alibi ai pedofili Puniti i vescovi che li coprono

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Nasce il tribunale speciale ecclesiastico sulla pedofilia. Il silenzio sui«delicta graviosa» equivale a complicità. Perciò d’ora in poi anche i vescovi cattolici dovranno pagare care le loro omissioni. E finiranno processati da una sezione giudiziaria apposita della congregazione per la Dottrina della Fede chiamata a occuparsi delle omertà, non solo presenti e future, ma anche passate che hanno coinvolto esponenti del clero e minorenni.

La svolta è stata impressa ieri da Papa Francesco, che ha accettato la proposta della Commissione per la tutela dei minori (di cui fanno parte anche due vittime di abusi), e ha stabilito un nuovo reato canonico: l’abuso d’ufficio episcopale, riferito al comportamento dei vescovi che non hanno dato adeguato seguito alle denunce di abusi di ecclesiastici su minori e persone deboli.

È almeno dal marzo 1962 che, con l’istruzione Crimen solli-citationis, emanata

dall’ex Sant’Uffizio, ogni fedele cattolico è tenuto a denunciare gli abusi sessuali di cui abbia notizia certa.

Per chi non lo fa, compresi ovviamente i vescovi, scatta la scomunica. E in ogni caso i cattolici sono tenuti a collaborare lealmente con il potere civile, non soltanto con quello ecclesiastico. Perciò, se vengono a conoscenza di un reato giustamente punito dalle leggi dello Stato hanno il dovere diriferirlo alle autorità competenti.

Nel caso in cui la denuncia fosse insabbiata nelle stanze di un episcopio, tuttavia, il fedele si troverebbe ad aver compiuto inutilmente il suo dovere.

Così, per quanto gli compete, il Pontefice aumenta l’efficacia dell’obbligo di denuncia. Chi non fosse stato soddisfatto di come è stata affrontata la questione, poteva rivolgersi anche precedentemente – lo stabilivano nel 2001 la lettera apostolica Sacramen-torum sanctitatis tutela di Papa Giovanni Paolo II e la lettera dell’allora card. Joseph Ratzinger Dedecli-tis gravioribus -alla congregazione per la Dottrina della Fede, ma que-st’ultimaora ha strumenti ancora maggiori per intervenire e punire.

Come ricorda il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, infatti «ci sono già nel codice di diritto canonico gli agganci per questo, non è che nasce dal nulla. Qui viene definita una procedura con cui affrontare questi casi». Potrebbe essere l’annuncio di una retroattività delle nuove norme, considerando che i termini di prescrizione erano stati estesi dal card. Ratzinger ai dieci anni successivi al compimento della maggiore età della vittima.

La riforma giudiziaria varata da Francesco scaturisce da una relazione del presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, cardinale Sean Patrick O’Malley, che conteneva due proposte: una «riguardo alle denunce di abuso d’ufficio episcopale» e l’altra «sul tema delle denunce di abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili da parte del clero preparata dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori», ha detto padre Lombardi.

In assenza delle norme varate ieri, durante i suoi otto anni di pontificato, Papa Benedetto XVI aveva comunque dimissionato un’ottantina di vescovi accusati di non aver compiuto il loro dovere e Papa Francesco aveva promesso di voler continuare sulla stessa linea del predecessore.

Lo ha fatto accogliendo le proposte della cosiddetta commissione C9, che con un voto consultivo unanime gli ha sottoposto le proprie raccomandazioni. Oltre alle novità canoniche, è stato deciso anche di nominare un segretario (probabilmente un arcivescovo) che assisterà il prefetto della Dottrina della Fede (il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Muller) nella gestione della nuova sezione giudiziaria che dovrebbe assorbire anche i processi penali per l’abuso dei minori e degli adulti vulnerabili da parte del clero.

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