Papa Francesco: Un Giubileo e un annucio “Me ne andrò presto”

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La settimana scorsa Roma, l’Italia e il mondo intero hanno trovato due sorprese clamorose. La prima, molto importante e seria: Papa Francesco ha annunciato un Giubileo straordinario interamente dedicato al tema della misericordia. La seconda, invece, è un classico della serie “si ride per non piangere”: il sindaco della capitale, Ignazio Marino, ha subito detto: «Roma è pronta a gestire questo evento». Tra queste due sorprese, un annuncio inquietante. Il Papa ha detto: «Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve».

Cominciamo, ovviamente, dal Giubileo straordinario, che comincerà l’8 dicembre prossimo, giorno dell’Immacolata, e andrà avanti per un anno (Anno Santo). L’ultimo si svolse nel 2000 durante il pontificato di Karol Wojtyla. Ma era un Giubileo senza la qualifica di “straordinario”, che nella tradizione della Chiesa ha una importanza fondamentale. Bisogna risalire al 1983, con il Papa Buono, per trovare la celebrazione un altro Anno Santo straordinario. Nessuno si aspettava l’annnuncio di Francesco. Ma, da quando è salito al soglio di Pietro, Bergoglio ha sempre sentito l’urgenza di celebrare il tema del Vangelo a lui più caro in assoluto: quello della misericordia. Lo ha spiegato a più riprese: «Il messaggio di Gesù è la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore», aveva detto in un’omelia quattro giorni dopo la sua elezione. «La misericordia non è solo un atteggiamento pastorale, ma è la stessa sostanza del Vangelo», ha scritto in una lettera, recentissima, inviata all’università cattolica argentina.papa-avnt1

Al di là dei significati strettamente religiosi, con questo messaggio Francesco vuole partire dai più fortunati (l’Occidente e l’Oriente benestante, se non opulento) perché aiutino quella parte del mondo che soffre di una miseria devastante . E in più, in alcune regioni, ci sono continuamente atroci attentati. «Il mondo cerca di nascondere la persecuzione dei cristiani», ha denunciato domenica scorsa dopo l’assalto a due chiese in Pakistan con almeno 15 morti. Veniamo ora al sorprendente ottimismo del sindaco Marino dopo l’annuncio del Giubileo. Roma è una città tanto bella quanto disastrata, che a fatica affronta l’ordinario, figuriamoci lo straordinario. Di fronte a un avvenimento che potrebbe portare nella capitale 50 milioni di pellegrini, Marino dovrebbe mordersi più volte la lingua, prima di dire «siamo pronti».

«Roma non è pronta, serve una cabina di regia», hanno immediatamente replicato dal Pd, lo stesso partito del sindaco, Lorenza Bonaccorsi e Michele Anzaldi, ai quali, evidentemente, non manca un sano realismo e una normale dose di buonsenso. Non solo. Andando e tornando da Montecitorio avranno attraversato un centro storico devastato da un traffico ingovernabile e da pavimentazioni stradali sconnesse. E forse si saranno spinti fino a una periferia caotica,

sporca, dove i mezzi pubblici sono insufficienti e una tristemente famosa linea di metropolitana è attesa da 15 anni.

Da considerare, poi, che quando c’è aria di appalti di ogni genere molti si sfregano le mani per la gioia e pensano di poter contare su mucchi di tangenti. Ufficialmente per il Giubileo straordinario dovrebbe essere stanziato un miliardo di euro. Sabato scorso, c’è stata in Campidoglio una prima stima dei lavori per trasporti, pulizia, sanità. «No alle grandi opere, pensiamo a recuperare l’esistente. Con l’arrivo di milioni di persone il Pil di Roma crescerà», ha concluso il sindaco. È vero che tanta gente porterà tanto denaro, ma tutti già si chiedono: dove finirà? Contemporaneamente, se non vengono coinvolti governo e Santa Sede, dove verrà trovato un miliardo di euro? Su tutto l’incognita più grave: la sicurezza. E, a proposito di incognite, eccoci a quella che riguarda non il terrorismo, ma il Papa in persona: perché Francesco insiste tanto sulla brevità del suo pontificato? Esclude le dimissioni, come invece fece Ratzinger, suo predecessore. L’agosto scorso, tornando da Seul, Bergoglio disse: «Io so che questo pontificato durerà poco, due o tre anni al massimo. Poi via alla casa del Padre!». Due mesi prima, il 7 giugno, per la festa dello sport, disse ai ragazzi che riempivano Piazza San Pietro: «Pregate per me , perché possa fare il mio gioco fino al giorno in cui il Signore mi chiamerà a sé». Poche ore prima dell’annuncio del Giubileo, in una intervista alla Tv messicana, ha confermato di avere «la sensazione un po’ vaga che il mio pontificato durerà 4 o 5 anni, non so, oppure 2 o 3. Beh, 2 sono già passati». A chi gli ha chiesto come stia, ha risposto «Sono vivo. Mi rammarico di non poter più andare in pizzeria senza essere riconosciuto». Dalla Santa Sede si sono affrettati a comunicare che il Pontefice gode di ottima salute.

Il mistero su questo suo ritornare sull’argomento rimane. E allora? Mi permetto di far arrivare una preghiera dal cuore: «Holy Father, never give up», per dirla in una lingua conosciuta in tutto il mondo. S anto Padre, non molli mai.

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