Pd caos: “Carcere per la stampa” Poi la retromarcia

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Il bavaglio dei bavagli viene partorito alla Camera di notte e rinnegato (in parte) di giorno. La maggioranza prevede nero su bianco la galera per i giornalisti cattivi, poi però il Pd precisa e frena, e il ministro della Giustizia Andrea Orlando si smarca. Ma in mezzo a contestazioni, accuse incrociate e smentite, lo specchio della voglia di museruola rimane proprio l’emendamento Pagano, pensato dall’omonimo deputato di Area Popolare, Alessandro. Una norma aggiunta giovedì notte in commissione Giustizia al disegno di legge sul processo penale, che sembra una vendetta contro i programmi di inchiesta: “Chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni”. E tanti saluti alle vergogne registrate da trasmissioni come Re-port, Striscia la Notizia e Le Iene. Anche se la norma esclude la punibilità “quando le riprese siano prova in un procedimento davanti all’autorità giudiziaria o vengano usate per il diritto di difesa”.

SILLABE che fanno detonare il tema del silenziatore alla stampa. In potenza, scritto nell’articolo 24 del ddl, che dà al governo la delega per riscrivere le norme sulle intercettazioni. E nell’articolo 25, che al comma a prevede “un’udienza di selezione del materiale intercettativo”. Un’udienza filtro, in cui un giudice terzo separi i colloqui penalmente rilevanti da quelli non utili “a fini di giustizia”. Ma la delega, generica, non precisa chi debba gestirla (il gip?), e se le parti possano o meno essere presenti. Le intercettazioni scartate non potrebbero essere pubblicate, ma dovrebbero “confluire in un archivio riservato”, assicurava alla Stampa la dem Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia. Ma siamo agli annunci. Su testo ufficiale c’è l’emendamento approvato in commissione Giustizia. I lavori riprendono ieri mattina. Decine diparlamentari dei 5Stelle si presentano alla seduta con cartelli #noalbavaglio, invocando il diritto di assistere ai lavori (previsto). La commissione si sposta nella sala del Mappamondo, più grande. Volano parole grosse, quando viene respinto un emendamento dei 5Stelle contro la delega sulle intercettazioni. I deputati M5s chiedono un nuovo voto (“non si capisce chi ha alzato la mano”) ma Ferranti tira dritto. Partono improperi: “Vergogna”. E si sfiora la rissa. Si finisce verso le 14 con la delega al relatore, cioè la Ferranti, di portare il testo in aula lunedì prossimo. La commissione non finisce neppure di votare gli emendamenti. Alle 14.30, conferenza stampa di un trio dem: Ferranti, il responsabile Giustizia David Ermini e Walter Verini. Fioccano domande sull’emendamento Pagano: “Impedite ai giornalisti di fare inchieste”. I dem replicano che la norma riguarda rapporti tra privati cittadini, “non certo per voi giornalisti”, e che comunque va provata la voglia di arrecare danno. Controreplica: “E come si prova? Siamo alla psicologia”.

FERRANTI giura: “L’emendamento non vuole colpire nessuno che registri per documentare fatti, tocca solo conversazioni private carpite con fraudolenza e pubblicizzate, prive di rilievo penale”. Ma una giornalista propone: “Se non riguarda i giornalisti, perché non lo scrivete chiaro e tondo?”. Ed Ermini arretra: “Presenteremo in Aula un emendamento per escludere dalla norma l’esercizio di attività professionali”. Ai microfoni del Fattoquotidiano.it, il ministro Orlando va oltre: “Su ll’emendamento Pagano ho forti perplessità, il governo non vuole mandare in galera nessuno”. Ma Pagano non ci sta: “Ciò che lede l’immagine altrui sulla base non di notizie di reati ma di puro gossip e morbose curiosità non può servire per aumentare le copie di un giornale”. Insomma, i giornalisti c’entrano. Ma Pagano apre “a miglioramenti”. A margine, Andrea Colletti (M5s): “La delega sulle intercettazioni è volutamente vaga, e con l’emendamento Pagano un giornalista o un cittadino che filma il passaggio di denaro tra un politico e un lobbista rischia la galera. Il messaggio è: fatevi gli affari vostri”. Obiezione: la punibilità è esclusa quando le registrazioni provino reati. Ma Colletti replica: “Sì, ma nell’ambito di un procedimento, e quello lo apre solo un magistrato. Mi creda, è un pasticcio”.

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