Pensioni «congelate»: bomba sull’Inps: Primo ricorso accolto

2011

Napoli riserva sempre delle sorprese a Matteo Renzi. E non parliamo di voto regionale. Ieri è saltato fuori che un determinato pensionato napoletano (assegno da poco più di 2mila euro lordi al mese), ha ottenuto dal Tribunale del lavoro partenopeo un decreto ingiuntivo di 3mila euro per la mancata indicizzazione della sua pensione negli anni scorsi. La sentenza ingiuntiva è stata formulata il 29 maggio, però il testardo pensionato avevapresentatoricorso appena qualche giorno dopo il pronunciamento della Corte costituzionale e giusto 5 giorni prima che Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan partorissero il decreto che cerca di mettere una pietra tombale su rimborsi e adeguamenti al costo della vita.

Il decreto del governo dovrebbe accreditare sui conti dei pensionati il 1 agosto un forfait di 2,3 miliardi come compensazione parziale per gli anni precedenti. Il costo complessivo per le casse dello Stato – se si dovesse riconoscere a tutti i pensionati il 100% della perequazione negata -ammonterebbe a 18 miliardi. E forse proprio questa enormità di esborso ha convinto l’esecutivo a tamponare la falla con un bonus.

Ora però i magistrati napoletani rischiano di complicare non poco la vita (e le finanza del governo). Il Codacons -che ha assistito il pensionato napoletano nel ricorso – spiega che solo a Napoli sono pronti altri 5mila ricorsi. Se su scala nazionale saltassero fuori altri migliaia (decine se non centinaia di migliaia) di ricorsi l’Inps si vedrebbe sommerso dalle ingiunzioni. L’associazione dei consumatori ovviamente gongola.

Perché questo primo pronunciamento «apre la strada a migliaia di pronunce analoghe in tutta Italia in favo -re dei pensionati». Secondo il Codacons, insomma, «il decreto vale per il futuro, ma non cancella i diritti acquisiti dai pensionati nel passato, e la sentenza della Consulta interessa proprio le pensioni pregresse per le quali è ampiamente legittimo proporre ricorso». Per il comitato si tratta di una decisione importantissima, «che avalla la class action avviata alla quale hanno già aderito oltre 5mila pensionati attraverso l’invio di una diffida all’Inps e al ministero del Lavoro».

Ora resta da vedere quanti – beffati dall’elemosi-nabonus- vorranno fare ricorso sperando di portare a casa molto di più di quanto concesso dal governo. Se poi l’applicazione al 1 agosto del decreto concedesse oltre 2 mesi di tempo per presentare ricorso, allora i guai sarebbero veramente rilevanti.

Il ministro Giuliano Poletti -a cui non volente Renzi ha intitolato il bonus – la prende larga. Ammette (bontà sua) che gli italiani «che ritengano di vedere leso un proprio diritto hanno pieno titolo fare ricorso», ma avverte , che «i ricorsi dovranno tenere conto del decreto del governo».

Resta da vedere se in tutto questo pasticcio di mancati pagamenti, sentenze e pareri di costituzionalità, non si annidi un altro trabocchetto: lo scorso 13 maggio il governo ha previsto che dal primo agosto i pensionati ricevano un rimborso inversamente proporzionale alla pensione percepita.

In sostanza per il 2012-13 il provvedimento riconosce la rivalutazione del 40% «per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo, del 20% per quelli tra 4 e 5 volte il minimo e del 10% per quelli tra 5 e 6 volte il minimo». E poi per il 2014-15 sarà rimborsato il 20% di quanto previsto per il biennio precedente.

Resta da capire se questo florilegio di ricorsi alla magistratura prima o poi non salterà fuori qualche magistrato o corte che riconosca il diritto alla rivalutazione della pensione anche per i ricconi oltre i 3mila euro lordi al mese. E in questa classe di reddito si annidano avvocati, magistrati, ex dirigenti dello Stato, esperti in azioni di recupero. Una nomenklatura che potrebbe non aver gradito la linea di demarcazione tracciata da Palazzo Chigi su chi è giusto rimborsare e chi no. Chi gioirà sarà il pensionato napoletano che tra 40 giorni – sempre che l’Inps non si opponga come probabile – potrà mettere le mani sui suoi 3.074 euro di pensione scippata…

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