Per salvare De Luca, Renzi deve fare una legge ad personam

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Oggi Vincenzo De Luca si insedierà alla guida della Regione Campania, e immediatamente partirà la segnalazione della prefettura di Napoli al ministro dell’Interno, Angelino Alfano e al ministro degli affari regionali (Matteo Renzi, che ha ancora l’interim) per incompatibilità sulla base della legge Severino. La procedura è quella che si sapeva alla vigilia di una candidatura che ha fatto molto discutere, e la conseguenza sarà il decreto di sospensione che Renzi dovrà firmare come presidente del Consiglio dei ministri, con tanto di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Ma dagli uffici giuridici di palazzo Chigi è stata segnalata una grana inattesa: il decreto di sospensione dovrà avere efficacia dal momento stesso della proclamazione, e quindi sarebbe in grado di annullare retroattivamente qualsiasi atto compiuto da quel momento in poi. Con questa interpretazione dunque si fa tutto in salita il piano che lo stesso De Luca aveva concordato alla vigilia con il premier: nomina della giunta, scelta al suo interno di un vicepresidente di peso che assumerebbe temporaneamente le funzioni di presidente durante la sospensione del presidente eletto alle ultime regionali.

Se dovesse essere applicata alla lettera la Severino, la supplenza del vice dovrebbe durare 18 mesi, ma potrebbe essere accorciata in caso di accoglimento di uno dei tanti ricorsi presentati da De Luca o di una sentenza della Corte Costituzionale che già si trova incardinato un caso assai simile accaduto nell’ultima legislatura in Puglia per un consigliere regionale. Ma tutti questi piani vanno a farsi benedire se la stessa formazione della giunta e nomina del vicepresidente dovesse essere considerata nulla retroattivamente, come sostengono i giuristi del governo. Una via diluga per altro Renzil’avrebbe, e sono gli stessi consulenti ad averla suggerita: un decreto che faccia salvi gli atti compiuti fino al momento della notifica della sospensione. Significherebbe un decreto ad personam, e se dovesse essere necessario aprirebbe due possibilità.

La prima- più indolore, ma non per questo immune da polemiche politiche e istituzionali- sarebbe quella di un decreto ritagliato sulla persona del vicepresidente reggente. La seconda-più di rottura, sarebbe un decreto ad personam per sottrarre d’ora in avanti De Luca e chiunque sia nelle sue condizioni dall’applicazione della Severino dopo una condanna di primo grado. Una scelta esplosiva, che potrebbe avvenire solo cassando il reato di abuso di ufficio Ira quelli previsti per la sospensione in questa fase di giudizio dalla legge vigente.

Più improbabile invece agire sulla par condicio fra amministratori locali e parlamentari: ci sarebbero in ballo le guarentigie costituzionali per deputati e senatori e comunque il trattamento diverso era già previsto ben prima della Severino per tutti gli amministratori locali. Visto che bisogna fare un decreto ad personam, a palazzo Chigi si discute di entrambe le ipotesi, ma è più probabile la prima, ritenuta da Renzi meno dirompente, e assai più moti-vabile: lo scopo sarebbe quello di non fare tornare inutilmente alle urne una Regione che ha appena votato, evitando anche costi pubblici pesanti. Sul decreto ad personam prima versione anche l’opposizione consiliare guidata dal presidente uscente (ed ancora in carica), Stefano Caldoro, sarebbe disposta a chiudere un occhio. Ieri lo stesso Caldoro ha affrontato il tema in una riunione a Roma con i suoi a cui hanno partecipato anche parlamentaricampani di centro destra.

«Non vogliamo dare l’impressione di non riconoscere la vittoria di De Luca», spiega a Libero il senatore Riccardo Villari, «quindi non ostacoleremmo il decreto ad personam. Capiamo l’imbarazzo, ma certo non possiamo presentarlo noi al posto di Matteo Renzi: ci vuole la sua firma e la sua decisione…».

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