Ingratitudine? Persone Ingrate sempre infelici

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Ingratitudine? Le persone ingrate sono destinate ad essere infelici

Persone Ingrate eternamente insoddisfatte– “Non bisogna rovinare il bene presente con il desiderio di ciò che non si ha, ma occorre riflettere che anche ciò che si ha, lo si è desiderato.”

Probabilmente il vecchio filosofo Epicuro ci aveva visto lungo e lo aveva già capito da tempo. Chi è infelice dentro lo è anche fuori, e lo dimostra: le persone che non sono mai grate nei confronti degli altri, verso la vita o ciò che accade loro, hanno molte più probabilità di essere anche perennemente insoddisfatte, e quindi infelici. Al contrario, quelle che colgono invece ogni gesto positivo nella propria vita e sembrano rendersi sempre più conto della fortuna che hanno giorno dopo giorno, sembrerebbero essere sempre più grate e quindi soddisfatte.


Uno studio mette in evidenza proprio questo aspetto: le persone materialiste sembrerebbero più protese a soffrire di insoddisfazione e di depressione perché trovano difficile apprezzare le cose belle e positive della vita e ad esserne grati. Queste persone tenderebbero a concentrarsi maggiormente sul proprio ego, sul proprio Io, rimanendo così sempre infelici. Esse finiscono per focalizzare la loro attenzione su quello che non hanno, piuttosto che su quello che già possiedono, rendendo perciò quasi impossibile la possibilità di provare soddisfazione verso quello che già è loro.

Si attiva così la “routine del consumo” : si continuano a comprare sempre più cose, nonostante questo non ci porti ad essere più vicini alla felicità. Accumulando sempre più nuovi beni, si creano solo nuove aspirazioni e desideri. E la ruota ricomincia. Solo che qui non si parla della ruota della fortuna, ma di quella dell’infelicità. E’ questo quello a cui sono arrivati i ricercatori dello studio, che vede come coordinatore James Roberts, titolare della Cattedra di Marketing alla Baylor di Hankamer School of Business.

E ancora una volta Epicuro trova la ragione: “Niente basta a chi non basta ciò che è sufficiente. La scontentezza dell’anima porta l’uomo a desideri eccessivi”.

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