Pisapia show in stazione Caccia per finta i profughi poi sbotta con i giornalisti

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A Milano mettono i profughi in vetrina. Davanti all’ingresso della stazione centrale, in bella vista, come biglietto da visita della città dell’Expo, nella galleria delle carrozze, si trova ancora uno spazio vuoto. È una specie di enorme scatola di vetro. Una gabbia di plexiglass destinata a ospitare negozi e servizi per i cittadini. Ora funzionerà come centro di smistamento per i migranti.

Tutto lì il risultato del vertice di ieri. Dalla riunione non stop di sei ore, il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, composto dalle istituzioni locali, non riesce a far spuntare altro che una sistemazione provvisoria, ma sempre in stazione, per gli stranieri arrivati in massa negli ultimi giorni a Milano e che finora erano stati assistiti nei due mezzanini dello scalo ferroviario.

Nella notte di venerdì, quell’area era stata transennata e i suoi occupanti erano stati costretti a riversarsi in piazza Duca d’Aosta. Un finto sgombero. Di una cosa si può stare certi: continueranno a bivaccare lì, fra i turisti e i viaggiatori, in attesa del pasto offerto dai volontari oppure in coda per essere sottoposti a visita medica e magari farsi diagnosticare la scabbia. Dopo i trenta casi sospetti di venerdì, ieri se ne sono aggiunti altri dieci, secondo quanto riferito da Giorgio Ciconali, direttore del servizio igiene dell’Asl. Ieri, è arrivato in stazione anche il pediatra del presidio medico che ha visitato alcuni bambini.

Rimane inalterato anche il dispositivo di sicurezza organizzato dalla questura: complessivamente trentasei pattuglie, di cui dodici con militari, vigilano 24 ore su 24 per evitare disagi e problemi di ordine pubblico.

Comunque la nuova struttura non sarà pronta prima della metà della settimana prossima, cioè «massimo entro 96 ore», anticipa il questore Luigi Savina, quando «ci sarà un hub per raccogliere in modo più dignitoso i migranti». La priorità sarà data a quelli che «non danno fastidio a nessuno», cioè «donne e bambini». Per ora, illustra il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, «abbiamo trovato una soluzione ponte» senza comunque spostarsi dall’interno della stazione. Da lì poi si spera che se ne vadano, chissà dove.

È stata invece bocciata, per il rifiuto del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, l’ipotesi di costruire una tendopoli a Bresso. «La soluzione è rimpatriarli, non voglio tendopoli in Lombardia», avverte il governatore. Così, per le prossime settimane, si sta ragionando su altri locali, senza spostarsi dalle adiacenze della stazione centrale, come il Dopolavoro ferroviario di Milano, ancora da ristrutturare, oppure la sede di SOS Centrale, della Fondazione Exodus, in via Sammartini.

In realtà non è stato affatto risolto il problema di reperire un tetto, nemmeno per alcuni di loro. Nel frattempo, l’assessore alle politiche sociali del Comune, Pierfrancesco Majorino, si impegna a rendere disponibili 1.100 posti all’interno dei vari centri di Milano ed, entro giovedì, a trovarne altri 300 nelle strutture dell’ex Cie di via Corelli.

Pochi, considerando anche che il flusso migratorio non accenna ad arrestarsi. Che l’idea sia quella di nascondere la polvere sotto il tappeto lo si capisce anche dalla breve presenza del sindaco Giuliano Pisapia, che dopo una quindicina di minuti appena abbandona la riunione, dichiarando che «la stazione ritrova dignità». Trova il tempo comunque di rivolgersi con poco garbo a una giornalista di Sky Tg24 che gli aveva chiesto come mai i migranti fossero stati allontanati dall’interno della Stazione per essere spostati «dipochi metri» sulpiazzale antistante.

Il primo cittadino, innervosito, replica: «E allora? li ospita lei a Sky?». Poi aggiunge: «La differenza è questa: che noi stiamo lavorando. C’è chi parla e c’è chi opera. Noi siamo qua per studiare tutti insieme la situazione e per trovare delle soluzioni ragionevoli e possibili». Per ora sembra che nessuno abbia la capacità di risolvere la situazione. E nemmeno la minima idea su come affrontare il futuro.

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