Poste: Milioni di lettere bloccate per far passare quelle civetta

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Otto operai pronti a raccontare, anche dinanzi un pm, quel che hanno visto fino all’autunno 2013 nei centri di meccanizzazione postale chiamati in gergo Cmp. Da Venezia a Palermo, passando per Padova e Roma Fiumicino, le loro testimonianze convergono su un punto: Poste Italiane creava una “corsia preferenziale”, all’interno dei Cmp, per accelerare il transito di alcune lettere.

C’è chi ha un ricordo molto preciso, come Alessandro Cauli, ex operaio manutentore del Cmp di Palermo:

“Accadeva molto spesso che funzionari di Poste Italiane, che a volte non erano neanche applicati agli impianti, ma ci raggiungevano dagli uffici postali, portassero nel cmp delle lettere, che definivano ‘lettere civetta’, per fermare la lavorazione, farle transitare nelle macchine, e poi portarle via con loro”. “Il capoturno di Poste ci raggiungeva – conferma Stefano Vitale anch’egli del Cmp palermitano – e chiedeva di interrompere la lavorazione della posta massiva per far passare quelle che lui definiva ‘lettere civetta’. È accaduto con certezza fino all’autunno del 2013, cioè finché ho lavorato in quel Cmp, da allora in poi non posso sapere cos’è accaduto”.

ALESSANDRO e Stefano, come gli altri sei colleghi contattati dal Fatto Quotidiano, non lavorano più nei centri di meccanizzazione postale dall’ottobre 2013, quando le loro aziende – Stac e Logos – sono state soppiantate dalla Ph Facility -un colosso nel ramo multiser-vizi – per il servizio di manutenzione dei Cmp. Della loro vicenda abbiamo scritto nel gennaio 2014 e, se possibile, torneremo a occuparcene.

Il punto è che, oggi, le loro otto testimonianze sembrano confermare l’esistenza di una vera e propria “struttura”, all’interno di Poste Italiane, dedita a creare una “corsia preferenziale” per le lettere civetta. Il Fa tto o in questi giorni ha rivelato il contenuto di alcune email, intercorse tra funzionari di Poste Italiane, che descrivono una procedura – definita “noti invii” – rivolta a controllare i suoi controllori.

Poste Italiane è infatti tenuta a mantenere, salvo il pagamento di sanzioni fino a 500 mila euro l’anno, un elevato standard di qualità nella consegna della corrispondenza: il parametro dello standard di qualità è fissato da contratto stretto con lo Stato che, a sua volta, commissiona a Poste Italiane, al costo medio di 300 milioni l’anno, il servizio di consegna di “posta universale”. Per certificare che Poste Italiane rispetti lo standard di qualità prefissato, prima il governo, poi l’Agcom, ha commissionato il controllo a una società, la Izi spa, che ha implementato una rete di collaboratori – detti droppers e receivers – che devono spedirsi lettere tra loro, per verificare i tempi di consegna.

C’è poi un servizio di controllo interno -che certifica lo standard di qualità soltanto a livello privato: cioè verso Poste Italiane – e uno internazionale, affidati tra il 2006 e il 2010, alla Wpc e alla Ipc. Sia per Izi, sia per Wpc e Ipc, vale la stessa regola: il nominativo e gli indirizzi di droppers e receivers, per Poste Italiane, deve restare assolutamente segreto. Il Fa t to ha rivelato invece, visionando le email interne che una fonte ha archiviato, che Poste Italiane aveva schedato parecchi nominativi di Izi, Wpc e Ipc -definitivi “noti invii” – intercettando le loro lettere test, a volte aprendole e persino, in alcuni casi, spiando le abitudini dei controllori fin dentro la personale cassetta delle lettere nel domicilio di casa.

Lo scopo – secondo la nostra fonte, che ha presentato un esposto alla procura generale della Corte dei Conti di Roma – era quello di creare una “corsia preferenziale” per consentire alle lettere test di viaggiare più rapidamente, in modo da certificare tempi di consegna che confermassero lo standard di qualità. Il cuore del servizio postale, l’unico luogo dove la corsia preferenziale poteva essere realizzata, però, erano proprio i Cmp, dove milioni di lettere ogni giorno vengono smistate verso i loro destinatari. Gli otto operai contattati confermano di aver visto fino al 2013 le seguenti scene. “Spesso a fine turno di mattina – racconta Emiliano Cuneo del Cmp di Roma Fiumicino -ci raggiungeva il capoturno di Poste per chiedere il nostro aiuto nel fermare la macchina, chiudere la lavorazione, aprirne un’altra, lasciar passare una decine di lettere al massimo. Nel Cmp sentivamo dire che le chiamavano ‘lettere civetta’ o ‘lettere test’. Poi facevamo ripartire la lavorazione normale”.

NEI CMP la corrispondenza viaggia a un ritmo che può arrivare anche a 100mila lettere l’ora, che scorrono sui nastri delle macchine, per essere poi smistate. “È capitato spesso di fermare la lavorazione – conferma Gianfranco Bartocci, anche lui del Cmp di Roma Fiumicino – perché un incaricato di Poste si presentava con 4 o 5 lettere che passavano nella macchina. Poi le riportava via”. Versione confermata da Luca Boschi, Silvano Sal-viato e Davide Girotto, dei Cmp di Firenze, Padova e Venezia. E tutto sembra combaciare con lo schema – allegato in una mail interna a Poste pubblicato nella foto – sui “noti invii”: una delle fasi prevedeva il passaggio dei “noti invii” dal capoturno al macchinario del Cmp.

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