Primo attacco Isis all’Italia: bomba al consolato in Egitto

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«Attraverso la benedizione di Allah, i soldati dell’I-sis sono stati in grado di detonare un’autobomba parcheggiata con 450 chili di esplosivo presso la sede del consolato italiano nel centro del Cairo». Così attraverso Twitter lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato che ieri alle 6,30 ha ucciso un poliziotto e ferito nove persone: tra questi ultimi una donna con i suoi tre figli compresi tra gli 11 e i 13 anni, con il tredicenne in gravissime condizioni. Ma d’altronde nel messaggio è compreso un avvertimento: «Raccomandiamo che i musulmani si tengano alla larga da questi covi che sono obiettivi legittimi per gli attacchi dei mujaheddin».

Il messaggio è ancora sotto il vaglio degli inquirenti, per valutarne l’autenticità. La bomba, azionata a distanza, era stata infatti piazzata sotto un’auto parcheggiata nelperi-metro del consolato, a un’ora in cui era ancora chiuso. Per questo nessun italiano è stato coinvolto, malgrado un’esplosione di una potenza tale da causare ingenti danni. Gran parte degli uffici del consolato sono crollati, e dopo che sono saltati portone e infissi delle fi-nestreèinagibile anche lavicina scuola italiana, che va dalla materna al liceo scientifico passando per elementari e medie. Gravi i danni anche alla sede della società Dante Alighieri, che si trova nello stesso edificio. Confrontato al normale modus operandi dell’ Isis questo attentato è dunque in realtà meno stragista: s’intende, giacché tutto è relativo. Sembrerebbe dunque piutto-stoun “avvertimento”, egliin-quirenti egiziani pensavano soprattutto ai gruppi vicini ai Fratelli Musulmani che hanno iniziato la lotta armata dopo la deposizione diMorsi: anche se è ovvio che è interesse del regime di al-Sisi presentare quegli ambienti come terro -risti tout court. Tra l’altro, secondo gli inquirenti non sono stati usati i 450 kg di esplosivo indicati nella rivendicazione, ma solo 250.

All’inizio c’è stato anche il giudice della Corte Suprema Ahmed Fudali, che avendo lasciato il luogo pochi minuti prima dell’esplosione ha sostenuto di essere lui il vero obiettivo. «È stato un tentativo di assassinarmi», ha detto in un’intervista all’agenzia spagnola Efe. Secondo quanto ha spiegato, Fudali si trovava presso l’associazione dei Giovani musulmani, la cui sede si trova di fronte al consolato. E secondo la sua versione l’autobomba non poteva sostare davanti alla porta della sede dell’associazione perché c’erano poliziotti di guardia che proibivano ai veicoli di parcheggiare. Fudali ha detto anche che almomen-to dell’esplosione lui si trovava a 200 metri dall’autobom-ba, e che il tentativo di omicidio sarebbe in relazione alla sua «posizione contro il terrorismo selvaggio». Fudali è anche a capo del partito Corrente dell’indipendenza, sostenitore di al-Sisi. Durante la crisi che del novembre 2012 Ira l’al-lora presidente egiziano Mohammed Morsi e i magistrati era stato lui a guidare la protesta. Un’altra ipotesi è che Isis e sostenitori di Morsi inizino in qualche modo a saldarsi. Quattro giornalisti, tra i quali anche uno italiano, sono stati fermati dalla polizia subito dopo l’esplosione. I quattro, poi rilasciati, erano stati trattenuti perché, come riporta su Twitter uno dei reporter fermati, gli agenti avevano trovato sospetta la rapidità con cui erano arrivati sul luogo dell’attentato.

Le autorità italiane però hanno subito parlato di un’azione rivolta espressamente contro di noi, anche prima del messaggio firmato Isis. «Si è trattato di una forma di avvertimento e intimidazione contro l’Italia a cui occorre rispondere con fermezza ma anche con sobrietà e senza allarmismi», è stato ad esempio il commento del ministro degli Esteri Gentiloni. «Questa non è una sfida che l’Occidente vince da solo, è una sfida che vinciamo assieme a una grande maggioranza della comunità islamica e dei governi arabi». «L’Italia sa che quella contro il terrorismo è una sfida enorme che segna in profondità la storia del nostro tempo», è stato il tenore della telefonata di Renzi a al-Sisi. «Non la-sceremo solo l’Egitto: Italia ed Egitto sono e saranno sempre insieme nella lotta contro il terrorismo». «Saremo a fianco dell’Egitto e di ogni altro Paese oggetto dei tentativi di destabilizzazione e invitiamo l’Unione Europea e la comunità internazionale ad assumere iniziative efficaci e tempestive in questa direzione», è stato il commento del presidente Mattarella. «L’Egitto farà ogni sforzo con tutti i Paesi del mondo, inclusa l’Italia, per sradicare ed eliminare il terrorismo», ha promesso il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry in una telefonata a Gentiloni. Anche Papa Francesco ha chiamato dal Paraguay per esprimere «viva preoccupazione» e «ferma condanna».

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