In principio era il cemento – Neo Brutalismo come rinascita

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Neo Brutalismo- Il cemento nell’architettura moderna


Neo Brutalismo– Immediatamente il pensiero cade sui così detti ‘mostri architettonici’: colate grigie senza soluzione di continuità che fagocitano il territorio. Eppure il cemento, materia antichissima, ha da offrire molto di più dello scempio che siamo costretti a vedere.

La prova di questo è a Kifissia, un sobborgo di Atene, dove il team di Tense Architecture Network ha costruito una villa dalle forme insolite. La struttura che si presenta ai nostri occhi ha tutta l’aria di un vecchia fabbrica abbandonata ma fermandosi un istante e osservando con attenzione si scopre una costruzione maestosa, viva, perfettamente inserita nell’ambiente circostante.

L’immensa facciata di cemento grezzo e il pilastro che la sostiene ricorda il mondo primordiale della natura, le forme primarie sintetizzate nella verticalità del menhir.

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La semplicità caratterizza anche gli interni illuminati da una luce naturale sapientemente veicolata: si passa dalla fresca penombra del soggiorno alla limpida luce delle scale, per arrivare al piano superiore dove le camere da letto sono illuminate da luce filtrata dal pergolato esterno. Le luci si infrangono sulle pareti in cemento grezzo: ruvide, corpose, dense, richiamano alla memoria la pittura materica di Rothko,.

Attraverso un approccio brutale e rude, che sacralizza la materia, la struttura accoglie il visitatore e dialoga con lui mediante stimoli visivi ma soprattutto tattili.

Questo altro modo di intendere il cemento, e più in generale la costruzione, tipico di una corrente architettonica degli anni cinquanta, il Brutalismo, lo ritroviamo oggi nell’Atene della crisi ma con connotazioni diverse. Parleremo allora di Neo Brutalismo

Neo Brutalismo come modernità ovvero nudità, privazione degli inutili orpelli che la società dei consumi ha spacciato per necessari. Neo Brutalismo come rinascita dalla crisi da cui trae una nuova forza, recuperando la materia nella sua essenza, recuperando le origini.

Impossibile allora non pensare alle parole di Enrico Crispolti che ha colto con straordinaria immediatezza questo prezioso legame:

“La materia è madre, è natura, origine, pane, tattilità rassicurante: è il mezzo operativo per immettersi nella continuità, per continuare, per continuarsi.”

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