Privacy, il garante ha aperto un’inchiesta sulle Poste italiane

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Il Garante per la Privacy ha aperto un’istruttoria su Poste Italiane: intende verificare se siano stati trattati dati personali senza consenso e vi sia stato un monitoraggio intrusivo nella vita privata della rete di collaboratori – ingaggiati dalla Izi spa, dalla Pwc e dalla Ipc – che si occupava di verificare la qualità del servizio postale. L’indagine nasce dall’inchiesta, pubblicata in questi giorni da II Fatto, che ha rivelato il contenuto di email interne a Poste Italiane tra il 2006 e il 2010.

DALLA LORO LETTURA è emerso che molti nomi dei controllori del servizio di qualità, che per Poste Italiane dovevano risultare segreti, erano stati invece schedati dai funzionari dell’azienda. Non solo. Esisteva una procedura interna, definita “noti invii”, dedita a intercettare le “lettere civetta” che avrebbero dovuto testare la qualità del servizio offerta da Poste Italiane.

In alcuni casi – secondo la nostra fonte e la documentazione in suo possesso – i “controllori” venivano monitorati fin dentro la cassetta delle lettere del portone di casa. E non è soltanto una questione di privacy. È anche una questione di mercato. Dalle migliaia di email interne a Poste, infatti, emerge un nuovo dettaglio che II Fatto è in grado di rivelare. Riguarda proprio la Tnt che, nel 2008, avviò con Enel un contratto sperimentale: il colosso dell’Energia voleva affidare al concorrente di Poste Italiane le fatture da inviare in Sicilia. L’attenzione di Poste sul suo concorrente è evidente. “Da raccolta cassette impostazione odierna emergono 27 lettere prioritarie logo Tnt. Il prodotto è stato ritirato dal recapito. Saluti”, si legge in una mail del 24 aprile 2008.

Il punto è che, a sua volta, Tnt ha bisogno di Poste italiane, alla quale affida alcune lettere di Enel, per coprire le zone in cui non ha collaboratori. Il 4 marzo 2008 dieci funzionari di Poste si scambiano una mail. “Oggetto: Enel affidamento ad altri operatori postali”. Ed ecco il testo: “Cari colleghi, vi chiedo di verificare con la massima attenzione affinché non si proseguano oggetti Tnt ‘entrati’ nel circuito Poste Italiane. Vi prego di segnalare ogni intervento”.

Il senso sembra chiaro: le lettere Tnt legate a Enel, entrate nel circuito di Poste Italiane, non devono proseguire. Se così fosse, a pagarne le conseguenze sarebbe il cittadino che deve riceverle, Enel che le ha spedite, Tnt che sta svolgendo la sperimentazione di un servizio in vista di un contratto che poi ottiene nel 2012.

ABBIAMO CHIESTO a Poste Italiane di replicare sul punto. “La vicenda – è la risposta – risale al 2008 e non è agevole verificarla in tempi rapidi. Accerteremo quanto prima e risponderemo con una nota”. Il Fatto ha contattato Luca Palermo, amministratore delegato di Nexi-ve-Tnt, per chiedere la sua opinione sulla vicenda: “Non posso commentare una notizia che ci riguarda direttamente e di cui non abbiamo contezza in modo ufficiale”, risponde Palermo, che però invita l’Agcom a intervenire tempestivamente, per verificare se davvero Poste Italiane controllava i suoi controllori: “Se così fosse, ne risulterebbero danneggiati i cittadini, il mercato, e tutti gli attori che lo compongono”.

Poste Italiane deve infatti mantenere un elevato standard di qualità, nella consegna della corrispondenza, perché è tenuta a rispettare un accordo preso con lo Stato, che le ha affidato, a una media di 300 milioni annui, il servizio di posta universale. Il parametro dello standard di qualità è fissato da contratto: il suo sforamento può portare a una penale da 500 mila euro l’anno e mettere a rischio l’intero affidamento del servizio di posta universale. È questa la partita in ballo, quando si parla del controllo di qualità che, dal 2006 a oggi, prima il governo, poi l’Agcom, hanno commissionato alla Izi spa. La società incaricata dei controlli ha implementato una rete di collaboratori – detti droppers e recelvers – che devono spedirsi lettere tra loro, per verificare i tempi di consegna, e i loro nomi per Poste Italiane devono restare top secret. Altrettanto segreti dovrebbero essere i nominativi di droppers e recelvers delle società Pwc e Ipc che, però, non sono stati incaricate dallo Stato, ma direttamente da Poste Italiane, per i controlli interni. Schedati e monitorati anche loro, per quanto risulta al Fa t to.

A INCIDERE sul contratto di posta universale – quello da circa 300 milioni annui – e sul rapporto tra Stato e Poste Italiane, però, è soltanto la certificazione svolta da Izi spa. Dopo le rivelazioni del Fa t to, l’Agcom sta studiando il caso, per stilare una relazione da affidare al Consiglio dell’Autorità garante nelle comunicazioni.

“Mi aspetto – dice Palermo – che l’Agcom faccia chiarezza: deve indagare per consentire a tutti di confrontarci sul mercato alla pari. Il giocatore che entra in campo deve aver fiducia nel suo arbitro, quindi ora l’arbitro deve fare il suo mestiere velocemente, per dare serenità al mercato e, se c’è stato un fallo, mi aspetto che lo fischi al più presto”.

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