Privacy in Rete: il rapporto di trasparenza Yahoo e le richieste all’Italia

673

Privacy in rete- Yahoo e le richieste all’Italia

Il continuo sviluppo della tecnologia e l’ormai onnipresente “Rete” accompagnano la nostra vita quotidiana, offrendoci servizi e funzionalità che fino a poco tempo fa erano completamente inimmaginabili.
Le informazioni viaggiano rapide basta un tocco di indice o un comando vocale per accedere ad un mondo completo di qualsiasi cosa si necessiti sapere, conoscere, contattare ed individuare.

Ed è forse proprio in questa rapidità, accessibilità e semplicità che risiede il più negativo rovescio della medaglia: a fronte della possibilità di conoscere e trovare tutto e tutti, si pone la totale assenza di riservatezza e la perdita di un bene, sorto sotto nuove forme negli ultimi anni, contemporaneamente al selvaggio sviluppo della tecnologia: la privacy.

Nel giugno 2013, Edward Snowden ha portato alla luce una nuova frontiera del suddetto problema, riferendo quanto commesso dalla NSA, l’agenzia di sicurezza nazionale degli USA, impegnata negli ultimi anni a spiare un po’ chiunque, politici governi europei compresi.

Il cosiddetto “Datagate” ha lasciato dietro di sé non solo una scia di polemiche, ma anche una costante e giustificata preoccupazione in merito alla sempre più elevata facilità con cui è possibile reperire informazioni in Rete su chiunque ne faccia uso, così come sempre maggiore è la tracciabilità delle proprie operazioni in Rete.

In risposta al sempre più diffuso timore di utenti e governi europei e non, le aziende hanno optato per il rilascio di rapporti di trasparenza, tali da assicurare la propria clientela e, trattandosi di Internet, quasi il mondo intero.
In pole position, Yahoo: dopo aver pubblicato per prima i propri dati, ha di recente reso pubblico il rapporto in merito al periodo intercorso tra luglio e dicembre 2013.
L’obiettivo di tali rapporti, e della diversa metodologia con cui sono stati pubblicate le due diverse relazioni, sta nella volontà di rendere noto quali tipologie di dati siano stati richiesti ed inviati alle agenzie di sicurezza e in quali occasioni, invece, le istanze siano state respinte.

Secondo il più recente rapporto, Yahoo ha fornito 1333 record, contenenti i cosiddetti “Non – content data“, ossia le informazioni “meno sensibili”, relative ai dati inseriti al momento della registrazione (nome, cognome, indirizzo, mail alternative, ecc): si tratta di dati in realtà solo apparentemente “poco sensibili” in quanto, se relazionati a servizi Internet come Yahoo Messenger, foto, mail inviate e ricevute consentono di affacciarsi su un mondo di comunicazioni private e  di conseguenza potenzialmente molto sensibili.

138 i casi in cui Yahoo Italia srl ha concesso i dati dei propri utenti al governo (circa il 7%), cifra molto ridotta rispetto quella canadese, pari a circa il 78%.

Condividi