Re Vincenzo De Luca si piglia tutto

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Un uomo solo è al comando della Campania, la sua maglia ha la S di Salerno, il suo nome è Vincenzo De Luca. Il Fausto Coppi che ha scalato la Cuneo-Pinerolo della legge Severino ha annunciato una snella giunta regionale. Otto assessori, tra cui sei donne. Ma è solo contorno. De Luca ha mantenuto per se il vero potere senza spartirlo con nessuno, senza consultarsi con il Pd e la coalizione, trattenendo le deleghe pesanti dei lavori pubblici, trasporti, sanità (comunque commissariata), agricoltura (“è una mia passione”), turismo (“la terrò in condominio”) e urbanistica.

QUEST’ULTIMA in verità è assegnata al vice presidente. Ma è la stessa cosa. Ricordate De Luca quando disse: “Nominerò un vice che vi farà sognare”? Ne ha scelto uno che gli farà dormire sonni tranquilli: il fidatissimo concittadino salernitano Fulvio Bonavitacola. In pratica ha nominato se stesso. Bonavitacola, nella doppia veste di amministrativista e stratega politico, è l’uomo che lo ha guidato passo passo nel tragitto per dribblare la sospensione dalla carica. Ci è riuscito. Chapeau. Ed ora sta lì perché il pericolo che De Luca possa essere sospeso di nuovo non è scansato del tutto: il 17 luglio udienza del Tribunale Civile sul provvedimento ex articolo 700, e poi il 21 ottobre la Consulta sulla costituzionalità delle condanne per abuso d’ufficio tra le cause di sospensione. Chissà. Meglio avere un vice fidatissimo. Pazienza se il Pd è preoccupato della ‘salernizzazione’ in atto, con la costruzione di un modello municipalista-verticista, una giunta priva di napoletani di peso e con assessori scelti in totale autonomia. E pazienza se la nomina di Bonavitacola, deputato Pd, è “incostituzionale”.

Viola il secondo comma dell’articolo 122 della Costituzione sull’i ncompatib ilità tra i ruoli di parlamentare e presidente, assessore o consigliere regionale. De Luca, decaduto da sindaco di Salerno per l’incompatibilità con l’incarico di vice ministro, nomina un vice incompatibile. Anche questo fa parte della ‘sa-lernizzazione’ della Campania, come la decisione di circondarsi di uno staff forte e di una giunta debole, con assessori tecnici pescati tra le cattedre universitarie ma di scarso peso politico e senza esperienze amministrative pregresse. Forse fa eccezione Serena Angioli, ieri nel centrodestra, oggi nel centrosinistra. Si occuperà dei fondi comunitari così come ha fatto in Calabria da consulente dell’ex governatore azzurro Giuseppe Scopelliti che, prima ancora, l’aveva nominata dirigente al Comune di Reggio. L’allora sindaco Scopelliti affidò proprio alla Angioli uno dei bandi comunitari più importanti: il “Carpe Diem”, che elargì contributi comunitari a cento giovani. Con ben 90 mila euro fu finanziato il progetto di Paolo Labate, figlio del boss ex latitante Michele.

Con quei soldi, e senza che nessuno gli chiedesse il certificato antimafia, ha realizzato il salumificio “All Piglet” poi sequestrato dalla Dda nell’inchiesta “Gebbione”. Nello stesso bando erano stati ammessi (ma non finanziati) i progetti di Dimitri e Giorgia De Stefano, figli del boss defunto don Paolino.

Fa sicuramente eccezione Amedeo Lepore, già assessore comunale a Napoli con Bassolino e Iervolino, che però ha omesso la circostanza dal curriculum. “Forse De Luca non mi ama particolarmente” ha commentato la Iervolino con un sorriso senza sapore polemico.

IN CAMPAGNA ELETTORALE

De Luca aveva promesso piazza pulita dei consulenti. Ieri ne ha nominati già quattro e potrà retribuirne un massimo di tre. Anche qui non si è preoccupato dei trascorsi di centrodestra di qualcuno. Francesco Caruso, consigliere ai rapporti internazionali, lavorò con l’azz urro Caldoro come direttore del Forum delle Culture. . Mario Mustilli, consigliere finanziario, è stato consulente del governo Berlusconi. Chiude l’elenco Sebastiano Maffettone, consulente all’organizzazione culturale. Salernitano anche il capo di gabinetto Sergio De Felice.

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