Reddito minimo si dell’Istat: “Riduce le disuguaglianze”

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Quanto costa il reddito di cittadinanza del M5S? Solo tre giorni fa, il presidente dell’inps Tito Boeri in audizione al Senato aveva parlato di uno “strumento importante”, ma “con costi da 30 miliardi”. Stesso appunto del Pd: “Arriverà anche a 40 miliardi”. Ieri l’Istat ha ridimensionato il tutto a 14,9 miliardi, presentando un’accurata simulazione sugli effetti delle due proposta di legge in discussione alla commissione Lavoro a Palazzo Madama presentate dal M5S e da Sel. Per quest’ultima, il conto finale è di 23 miliardi di euro.

MA È SOPRATTUTTO sull’utilità della norma che l’Istituto spazza via le ultime polemiche: “E uno strumento che serve a ridurre le disuguaglianze” ha spiegato il presidente Giorgio Alleva. Solo due giorni fa, durante la direzione Pd, Matteo Renzi l’aveva definita “incostituzionale” e per di più “assisten-zialistica”, “perché la nostra Costituzione stabilisce che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Tesi grossolana, che ha scatenato la reazione della variegata compagine che da tempo appoggia la proposta (dalla sinistra Pd ai 5Stelle, per finire al leader della Fiom Maurizio Landini che l’ha evocata durante il lancio della Coalizione sociale).

Tanto più – hanno fatto notare diversi costituzionalisti -che l’art 38 della Costituzione prevede invece un sostegno in caso di “disoccupazione involontaria”, e che l’Italia è uno dei pochi Paesi d’Europa – insieme alla Grecia – a non averla. Andiamo con ordine. Il primo testo, a firma Nunzia Catalfo (M5S), è studiato come un’integrazione al reddito nella transizione tra un lavoro e un altro. I 5Stelle propongono di dare 780 euro al mese (9.360 l’anno) a tutti i cittadini italiani ed europei che hanno almeno 18 anni, la somma è calcolata per star sopra la soglia di povertà indicata dall’Istat. Se una persona ha reddito zero riceve l’importo pieno, altrimenti un’integrazione fino ad arrivare ai 780 euro. Ne beneficiano anche i pensionati (sotto la soglia), esclusi i carcerati.

Quello di Sel prevede un sostegno di 600 euro mensili a disoccupati, precari o in cerca di prima occupazione senza una soglia di reddito minima, con integrazioni in base ai componenti del nucleo familiare (1.000 euro per due componenti, 1.330 per tre e così via) e vale 12 mesi Nella relazione tecnica, i 5 Stelle quantificavano in 17 miliardi il costo per lo Stato (in gran parte proveniente da tagli di spesa). Il documento illustrato dal presidente Istat, Giorgio Alleva, parla di circa 15 miliardi (500 milioni in meno della vecchia simulazione del 2014, perché nel frattempo sono intervenuti gli 80 euro di Renzi). A beneficiarne sarebbero 2,79 milioni di famiglie. Il beneficio sarà massimo (12 mila euro) per le 390 mila in condizioni di povertà più grave, mentre “si riduce a meno di 200 euro per le 120 mila famiglie che hanno un reddito superiore all’80% della linea di povertà”. Per fare qualche esempio, una famiglia con due minori e reddito zero prenderà 1.638 euro al mese, per scendere progressivamente a 513 se il reddito è di 1.250, fino ad azzerarsi quando il reddito è di 2.000 euro: il conto finale è di 764 mila famiglie, seguono, tra i maggiori beneficiari, i single sopra i 35 anni (829 mila) e le famiglie con un solo genitore e figli minorenni (253 mila). L’effetto è massimo sulla povertà più grave, ed esclude completamente quella “relativa” (rispetto alla media delle condizioni di vita).

“LA MISURA – ha spiegato Alleva – tende a costruire una rete di protezione sociale ‘compatta’, compensando le insufficienze del welfare”. Tanto più che “la disuguaglianza si ridurrebbe di quasi due punti nell’indice Gini (usato per calcolare le disuguaglianze sociali, ndr). Una variazione significativa per questo tipo di indicatore”. L’effetto del “reddito minimo” proposto da Sel – presentato dalla senatrice Loredana De Petris -sarebbe invece perfino maggiore: 2,5 punti, con un impatto significativo anche sulla povertà relativa. Senza una soglia minima, i ricercatori dell’Istat hanno usato per la simulazione quella del ddl dei 5Stelle (9.360 euro l’anno). Così facendo le famiglie coinvolte sarebbero di meno: 1,69 milioni, ma il costo salirebbe a 23,5 miliardi. Il motivo è semplice: nella proposta di Sel, i soldi erogati dallo stato non sono un’integrazione al reddito ma un aiuto uguale per tutti, e quindi con costi molto più alti. Più che i soldi, però, resta l’incertezza sull’efficacia. Occorre trovare – ha spiegato Alleva – il giusto compromesso per evitare che diventi un incentivo all’inattività (meglio un sussidio sicuro che un lavoro sottopagato), trasformandosi in una “trappola della povertà”.

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