Renzi alla Ue: sui migranti così non va

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GARMISCH Matteo Renzi è in Germania accanto alla Merkel e ad Hollande, dice che l’Europa non sta facendo la sua parte, che i «prossimi 20 giorni saranno decisivi» per verificare se davvero Bruxelles è in grado di definire una politica comune dell’immigrazione, ma nel frattempo in Italia a fare notizia è Roberto Maroni, che a sorpresa «diffida» i Comuni lombardi dall’accogliere altri migranti e addirittura minaccia di tagliare i trasferimenti regionali a quegli enti che non dovessero adeguarsi alle sue decisioni.

L’iniziativa del governatore della Lombardia ovviamente ha un’eco anche al G7, Matteo Renzi vi dedica gran parte del suo incontro con i giornalisti. In sintesi, è la risposta del premier, quella di Maroni «demagogia che fa male all’Italia, demagogia che cerca di lucrare mezzo voto in più», e invece «mi piacerebbe che tutti riconoscessero che il problema dell’immigrazione è una sfida di tutto il Paese e tutti cercassero di aiutare a risolvere il problema».

Renzi non è tenero con Maroni, ma nemmeno con l’Unione Europea. A pranzo ne ha discusso con i vertici della Ue, presenti al vertice, nel pomeriggio di fronte alle telecamere per la prima volta giudica del tutto insufficienti gli sforzi attuali della Commissione europea: «Le proposte che ha fatto sulla suddivisione dei migranti al momento sono largamente insufficienti. È un primo passo ma ancora non ci siamo. Sui migranti servono regole per non lasciare l’Italia da sola» e su questo «stiamo cercando di coinvolgere i nostri partner europei».

Insomma l’Italia si prepara a giocare le sue carte in vista del Consiglio europeo di fine mese, Renzi cerca di rilanciare gli auspici di un accordo, sottolineando però che le bozze e le trat-tive attuali sono largamente «insufficienti, così come l’accoglienza di appena 24 mila persone fra siriani ed eritrei», ipotesi non convergente con gli interessi nazionali. Insomma se il piano europeo traballa, se a fine mese l’Europa potrebbe spaccarsi, intanto Roma rilancia, dicendosi largamente insoddisfatta delle proposte sul tavolo.

Ovviamene la polemica interna non aiuta e Renzi lo dice chiaramente: basta con la «filosofia dello scaricabarile e giocare con la demagogia. Non basta fare comunicati stampa e slogan per risolvere il problema dell’immigrazione», anche perché «alcuni di quei governatori che si lamentano erano al governo quando è stata decisa la politica che ha condotto alle attuali regole, è difficile parlare di immigrazione e chiedere un coinvolgimento dell’Ue quando alcune Regioni del tuo Paese dicono che il problema non li riguarda». «L’Italia ha scelto — continua Renzi — e qualche governatore dovrebbe saperlo perché faceva il ministro, una strategia di politica sull’immigrazione che ha portato agli accordi di Dublino. Secondo me queste regole non ci aiutano ad affrontare il problema perché lasciano l’Italia da sola. Ma sono regole che qualcuno in passato ha voluto. Così come alcuni di quei governatori che oggi si lamentano sono stati membri di un governo che ha fatto tutte le scelte di politica estera come la scelta in Libia. La verità ha la memoria lunga e i fatti parlano da soli», ha detto il presidente del Consiglio.

Poco prima Renzi aveva espresso anche il suo giudizio sulla situazione greca, augurandosi che si faccia di tutto per evitare l’uscita di Atene. «Però serve buon senso anche da parte del governo greco. È impensabile che gli italiani accettino il taglio delle baby pensioni e che gli europei le paghino ai greci».

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