Renzi e la Boldrini vogliono disarmarci

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Il quadro è fin troppo chiaro: il governo vuole eliminare le forze armate. Da una parte c’è la presidente della Camera, Laura Boldrini, che si improvvisa testimonial di un progetto per trasformare l’esercito italiano in «difesa civile non violenta», dall’altra il premier Renzi, il quale, attraverso il Libro bianco della Difesa, autorizza tagli del personale, mezzi e armamenti.

Ma partiamo con ordine. Le associazioni che si riuniscono sotto il nome di “Un’altra Difesa è possibile”, riunitesi a Verona il 2 giugno per la “festa della Repubblica disarmata”, hanno presentato alla Camera 50mila firme che serviranno per una proposta di legge, che dovrà essere discussa in Parlamento, che consentirebbe di trasformare l’attuale Difesa in «civile e non armata». Un progetto mirato a ripudiare la guerra, che va nella direzione dell’eliminazione totale delle forze armate e che piace molto alla Boldrini.

Insomma, quella che l’ammiraglio Giuseppe Lertora, ex comandante della Squadra navale italiana, ha definito «una follia». Sì, perché la presidente della Camera, secondo l’ammiraglio «punta solo a una deriva delle forze armate eafarsì che ci ritroviamo in Italia, al posto dei militari, tanti boy-scout che facciano un “difesa” sponsorizzata dai centri sociali». Per Lertora il disegno è chiaro:

«Ed è quello – spiega – di togliere potere alle forze armate e sostituirle in gran parte coi civili, perché così diventano più gestibili. Pensiamo al Libro bianco della Difesa. Prevede riduzioni drastiche degli specialisti (si parla di tagliare limila marescialli ndr) e questo porterà a far sì che navi e aerei non possano più partire. Abbiamo mandato i tornado a combattere l’Isis e neanche li abbiamo armati. Facciamo solo ridere». Il Libro bianco della Difesa, peraltro, è stato realizzato, per la maggior parte, da civili. Così come civili si stanno occupando di altri aspetti. «Pensiamo al Noipa – spiega Marco Cicala, del Cocer interforze -un centro amministrativo presso il ministero delle finanze.

Dal 1 gennaio 2016 l’elaborazione delle buste paga dei comparti Difesa e Sicurezza sarà dato a loro, con un aggravio di costi (2 euro a busta paga contro i 40 centesimi del centro unico interforze) e con un calo della sicurezza perché dalle buste paga si può risalire anche al tipo di lavoro di un militare (ad esempio forze speciali). Insomma, dati sensibili che Renzi e il suo governo vogliono mettere in mano a civili e a call center stranieri». Per non parlare, come dice ancora Cicala «dell’aggregazione delle scuole di lingua delle forze armate. L’Aeronautica ne ha una a Loreto, nuovissima e di proprietà della Difesa. La vogliono chiudere per far confluire tutto nel centro di Perugia, dell’Esercito, dove si dovranno pagare gli alloggi in strutture private».

Antonio Colombo, sempre del Cocer interforze, conferma: «Esiste un disegno per accentrare il potere nelle mani di pochi, depenalizzando le forze armate. Ma così si crea incertezza. Se tagliamo i marescialli ad Aeronautica e Marina tagliamo loro le gambe. Certo, ne guadagnerà l’Esercito che ha bisogno di meno specialisti, ma avremo creato grossi problemi». D’altronde pare che il “giochetto” non sia poi così difficile da scoprire: si punta ad accentrare l’intero potere nelle mani del Capo di Stato Maggiore della Difesa (che dipende direttamente dal governo), togliendolo ad altri. «Sarebbe uno schiaffo alle forze armate e a chi morì per la Patria. Se si vogliono sostituire i militari con i civili, di cui si è circondata il ministro della Difesa Pinotti, poi non ci si lamenti – conclude l’ammiraglio Lertora – se, in caso di guerra vera, non saremo in grado di difendere il Paese… E spiace sentire che il generale Graziano (attuale capo di Smd) ha “benedetto” l’equiparazione dei caduti della Prima guerra mondiale con chi la disertò. Non credo sia giusto».

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