Renzi: io ho vinto, vado avanti nel partito chi non ci sta è fuori

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ROMA «Se qualcuno pensa di frenarmi sbaglia di grosso. Tanto più che, a parte l’agguato dei soliti masochisti irresponsabili in Liguria, abbiamo vinto bene. Perciò vado avanti ancora più determinato: faremo altre riforme e nel 2018 raccoglieremo i risultati. Per tre anni si lavorerà tranquilli, non ci sono altre elezioni…». Matteo Renzi, prima di indossare la mimetica e partire per la missione lampo in Afghanistan, ha rincuorato il suo stato maggiore dopo la lunga notte al Nazareno. E ha dettato la linea per normalizzare la minoranza: «D’ora in poi i “minorati” non potranno fare giochini. Chi ci sta, bene. Chi non ci sta, è fuori. Avremo i numeri in Parlamento per poter fare a meno di loro».

«IL RENZISMO TIRA ANCORA»

Il primo step, comunque, è quello di dimostrare che «non c’è alcuna battuta d’arresto». Che il renzismo «ancora tira forte». Per dirla con Lorenzo Guerini, Matteo Orfini ed Ettore Rosato: «Abbiamo ottenuto una vittoria netta e chiara. Prima che Matteo arrivasse al Nazareno, la sinistra governava in 6 Regioni e la destra in altre 6. Ora siamo 10 a 2 per noi. Compresa la Campania, la Regione più popolosa e importante. Fate voi i conti, il resto sono chiacchiere…».

Eppure, brucia la sconfitta in Liguria. E qui nel mirino finisce tutta la minoranza dem, da Ber-sani e D’Alema, da Fassina alla Bindi: «Sono degli irresponsabili, hanno consegnato quella Regione alla destra», ha sibilato Renzi nella notte, «a questo punto serve un chiarimento, si deve tracciare una linea. Non ci può stare un partito nel partito». Su questo Renzi incentrerà la Direzione fissata per lunedì. Non a caso, rientrando da Herat, ha parlato prima di «determinazione nel rinnovamento del partito» e soltanto dopo di «cambiamento del Paese»: «L’agguato» in Liguria, ma anche la brutta performance in Umbria e in Veneto, spingono il premier-segretario a ritenere «ormai prioritario mettere ordine nel Pd».

IL REPULISTI SUL TERRITORIO

«Fino a oggi», spiega uno dei suoi più stretti collaboratori, «ci siamo potuti permettere di lavorare più sul governo e meno sul partito. Adesso si cambia, parte la nuova rottamazione. Non è possibile che non si riesca a portare a livello locale il consenso che Renzi ha nel Paese. Dovremo far piazza pulita della vecchia classe dirigente locale, cancellare i capi bastone della Ditta sul territorio. Fino a ieri potevamo far finta di non vederli, d’ora in poi no…».

Il repulisti riguarderà anche i gruppi parlamentari. «Per oltre un anno ci siamo comportati in modo molto liberale, abbiamo permesso voti in dissenso e perfino uscite dall’aula quando c’era da votare la fiducia», spiegano al Nazareno, «ora basta. Chi non è d’accordo, va via. I numeri non ci preoccupano». E a sentire i luogotenenti di Renzi, non preoccupano neppure in Senato dove la maggioranza è appesa a 17-18 ribelli dem vicini a Bersani: «Liguria a parte, ormai Forza Italia è sparita. Un po’ di gente verrà senz’altro da noi». Soprattutto i for-zisti legati a Denis Verdini. E a Renzi non fa impressione neppure la minaccia del Ncd che chiede la revisione dell’Italicum: «Non se ne parla». «Tanto più che il voto ha dimostrato che se c’erano, ormai sono spariti. Cercano solo di dimostrare la loro esistenza in vita», sibila un renziano del cerchio magico.

Nell’analisi svolta la scorsa notte al Nazareno sono finite anche le riforme e le polemiche dell’ultimo mese. E c’è chi, non ha nascosto il problema: «Le politiche del governo hanno scontentato mondi a noi vicini. La riforma della scuola e la rottura con il sindacato ci hanno portato a pagare un prezzo…». Renzi non ha obiettato. Ma non ha aperto a grosse modifiche: «In Senato potremo ragionare, come abbiamo sempre fatto, per cercare un punto di mediazione. Ma l’impianto resta, si potrà fare solo qualche ritocco».

IL NUOVO FRONTE

E’ stato invece il premier a intavolare il delicato discorso sull’avanzata della Lega: «Quel Salvini è l’unico da temere. Cavalca le paure e l’indignazione della gente sull’immigrazione ed è premiato. Ciò vuol dire che la nostra risposta è inadeguata, non è all’altezza delle aspettative dei cittadini. E’ dunque indispensabile compiere un’analisi approfondita e offrire nuove soluzioni». Insomma, c’è da stare certi che l’immigrazione sarà il prossimo fronte di Renzi.

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